Milan, pericolo scampato
Leggi il commento al ct Rangnick, eliminato dai Mondiali con l'Austria e vicino più volte ai rossoneri
Nella notte che regala ai tifosi spaesati del Milan il primo squillo di Gonçalo Ramos e lo schianto sulla traversa del destro di Leao, c’è un altro evento che fa cronaca e storia e che può finire nel dibattito sul presente rossonero. Spagna-Austria è stata di una bellezza selvaggia grazie alle furie rosse e ci ha consegnato soltanto l’aperitivo del talento di Lamal ma non è di questo che qui intendiamo dibattere. Perché il giorno dopo fa discutere il calcio difensivo e francamente anche un po’ “primitivo” mostrato dall’Austria del noto ct Rangnick che dalle parti di Vienna viene considerato una specie di santone. Per due volte ha “rischiato” di trasferirsi a Milanello e per due volte è rimasto sull’uscio del centro sportivo nel varesotto per motivi diversi. In piena epoca covid, con Elliott al comando di casa Milan e Ivan Gazidis alla guida del club, il tecnico, 68 anni, tedesco di Bagknang, venne contattato con l’intenzione di prendere il posto di Stefano Pioli appena arrivato in sostituzione di Marco Giampaolo scelta infelice della coppia Boban-Maldini. Il prode Ralf si fece prendere la mano dall’entusiasmo del contatto e cominciò a rilasciare interviste ripetute sul futuro Milan senza aver firmato uno straccio di contratto. Boban, inviperito con la proprietà, rilasciò una intervista esplosiva e venne licenziato per giusta causa con seguito di causa mentre Paolo Maldini, rimasto in sella, spedì all’interessato una lezione di classe e di bon ton sportivo da lasciarlo senza possibilità di replica. Così saltò l’operazione: Pioli rimase in sella, riprese il campionato del post-covid e il Milan fece una scalata impressionante in classifica con una sequenza di successi che venne rimpicciolita dalla critica (“rendono al massimo perché giocano negli stadi deserti”).
La seconda volta di Rangnick è stata ancora più breve della prima. Perché al colloquio avvenuto a Vienne a 48 ore dai titoli di coda del campionato, con Gerry Cardinale e Ibra, non è seguito altro contatto. Il tecnico, in partenza per gli Usa con la sua nazionale, aveva preparato una serie di condizioni (potere assoluto sulla parte tecnica, dalla scelta dell’allenatore fino al settore giovanile), che trasmesse al numero uno di RedBird non ebbero alcuna risposta. Tanto da indurre lo stesso Rangnick, qualche giorno dopo, a rendere nota l’amara realtà: «Non si sono più fatti sentire!». Adesso nei circoli del tifo milanista il commento dopo Spagna-Austria è stato il seguente: «Meno male!». Tutto sommato vedendo l’Austria difendere, in dieci dietro la linea della palla, senza riuscire a impostare una sola trama offensiva degna di citazione, a tal punto da riscuotere nella contabilità della sfida il misero 0,03xG (gol attesi), il Milan ha “scansato” un rischio. Perché se è vero che la ricerca dell’allenatore del dopo Max deve avere alcune caratteristiche («provare a vincere e non solo a non perdere»; dixit Cardinale e Ibra), Rangnick sicuramente sarebbe stato l’allenatore sbagliato sulla panchina sbagliata.
La seconda volta di Rangnick è stata ancora più breve della prima. Perché al colloquio avvenuto a Vienne a 48 ore dai titoli di coda del campionato, con Gerry Cardinale e Ibra, non è seguito altro contatto. Il tecnico, in partenza per gli Usa con la sua nazionale, aveva preparato una serie di condizioni (potere assoluto sulla parte tecnica, dalla scelta dell’allenatore fino al settore giovanile), che trasmesse al numero uno di RedBird non ebbero alcuna risposta. Tanto da indurre lo stesso Rangnick, qualche giorno dopo, a rendere nota l’amara realtà: «Non si sono più fatti sentire!». Adesso nei circoli del tifo milanista il commento dopo Spagna-Austria è stato il seguente: «Meno male!». Tutto sommato vedendo l’Austria difendere, in dieci dietro la linea della palla, senza riuscire a impostare una sola trama offensiva degna di citazione, a tal punto da riscuotere nella contabilità della sfida il misero 0,03xG (gol attesi), il Milan ha “scansato” un rischio. Perché se è vero che la ricerca dell’allenatore del dopo Max deve avere alcune caratteristiche («provare a vincere e non solo a non perdere»; dixit Cardinale e Ibra), Rangnick sicuramente sarebbe stato l’allenatore sbagliato sulla panchina sbagliata.
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