Milan, la ricerca dell’identità
Di recente il Milan ha già vissuto una esperienza infelice con un paio di allenatori portoghesi. Uno, Paulo Fonseca, dal carattere mite e dall’idea molto coraggiosa («voglio produrre un calcio dominante» promise il primo giorno), l’altro, Sergio Conceiçao, fumantino (litigò davanti al pubblico di San Siro con Calabria, il capitano) e incapace di assicurare un clima sereno dentro i cancelli di San Siro. Ruben Amorim è il terzo nel giro di qualche mese e per rendergli più agevole l’inserimento nel nuovo mondo si possono qui di seguito riassumere quali sono stati gli errori dei suoi colleghi da non replicare. Ha un discreto vantaggio da sfruttare l’ultimo arrivato a casa Milan.
Amorim è la scelta di Cardinale
La sua scelta porta la firma autorevole di Gerry Cardinale, il proprietario e numero uno del fondo RedBird che è sceso in campo a dirigere le operazioni di mercato e varato - dopo vana ricerca - la nuova linea operativa dell’area tecnica. Ma è lui che guida, per la prima volta marcando personalmente il territorio con una serie di ripetute puntate a Milano. Fonseca non fu la prima scelta di quel Milan ispirato dalla coppia Furlani-Moncada con la copertura fisica e mediatica di Ibra che si lasciò convincere a colmare il vuoto societario (nessun ds o capo dell’area tecnica). Zlatan si presentò come “il boss” e mal gliene incolse, mettendo in chiaro da subito chi comandava in fatto di mercato. «Decido io quando chiudere il mercato» ripetè e Fonseca zitto.
Il Milan ha bisogno di ritrovare la sua identità
Poi venne lo scisma dell’Olimpico con il cooling break, Ibra assente in tribuna e così maturò la prima clamorosa frattura tra tecnico e due storici esponenti del Milan dello scudetto. Sempre Fonseca provò a realizzare il calcio dominante che gli riuscì solo a rate, a Madrid sì ma non a Cagliari, nel derby sì ma non a Parma e andò avanti a singhiozzo fino all’esonero, nemmeno comunicato in diretta, dopo la Roma.
Ecco: Amorim ha chiesto e ottenuto al volo Gonçalo Ramos che non dovrebbe ribellarsi alla prima eventuale esclusione! Non è una differenza di poco conto! Conceiçao debuttò in supercoppa con una remuntada epica nel derby d’Arabia (da 0-2 a 3-2) per poi perdersi puntualmente nelle sfide della svolta (in sequenza spareggio Champions, derby d’Europa League con la Roma, finale di coppa Italia col Bologna) fino a scivolare mestamente all’ottavo posto. Quel Milan sembrò avere una fragilità caratteriale ritrovata incredibilmente nelle curve finali dell’ultima stagione di Allegri. È qui che Amorim deve lavorare allestendo un team che non si smarrisca all’appuntamento decisivo della stagione. Gli hanno già indovinato un tono polemico nei confronti del Manchester United al primo discorsetto a metà tra l’italiano scolastico e l’inglese. Lasci perdere il passato. Il Milan del presente ha bisogno solo di ritrovare la sua migliore identità.
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