Un mito mite

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Ivan Zazzaroni
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TagsBaresi

Franco, il pallone almeno potevi lasciarcelo. Te lo sei portato via insieme a una certa idea del calcio e a un mondo che purtroppo se n’è andato ancora prima di te e della tua figura che pure avremmo tenuto per sempre con noi.  

Puoi imitare, scimmiottare, produrre copie perfette e conformi. Ma l’essenza dell’unicità, quella, non puoi replicarla. Quindi addio Capitano, è un addio addolorato che diventa lutto nazionale al di là delle maglie, delle bandiere e dell’eterno campanile italiano. Un lutto che si riverbera nelle migliaia di messaggi della gente comune, degli appassionati, dei milanisti, insieme al cuore spezzato, l’emoticon dei tempi correnti che avresti provato a capire sentendolo irrimediabilmente estraneo. In questo fiume carsico che porta a valle i ricordi prevale un sentimento che alla nostalgia abbina l’amarezza per qualcosa che manca. 

Franco era un uomo mite dominato dal silenzio, ma se chiudo gli occhi sento ancora il tono di voce quasi inimitabile dell’ultima telefonata, molti mesi fa. Franco di poche parole tutte sensate, presentissimo in campo dove poteva sfogare il dolore di una vita partita male (lui e Beppe orfani di entrambi i genitori a 17 e 19 anni) e assente fuori, molto spesso in secondo piano. Perché l’equilibrio, diceva Edoardo Bennato è un’esclusiva di chi sta in disparte e solo in disparte, aggiungo io, si sente a proprio agio. 
Tanti vi racconteranno il campione che è stato e l’importanza che ha rivestito nel Milan più bello di sempre, il Baresi erede naturale del “Kaiser” Franz Beckenbauer, quello di Italia-Germania, la prima partita che vide e fece sognare il piscinin (Kaiser Franz e i supplementari giocati col braccio al collo per via di una lussazione alla spalla, oggi non sarebbe consentito); il Baresi del pianto a dirotto al termine della finale di Pasadena raggiunta con un recupero-lampo dopo un intervento al menisco. 
Il mio è soltanto un pensiero sull’uomo. Baresi era la semplicità che è grandezza: e non c’è grandezza dove non c’è semplicità, bontà e verità. Chiusa una carriera strepitosa, ha conosciuto l’anno nuovo che non arriva mai.  
Lasciamolo in pace, ma non dimentichiamolo.  
PS. Ho trovato bellissimo, amaro e dolce, dolce e amaro, il messaggio che mi ha inviato Claudia, la moglie di un altro campione del Milan, Pietro Paolo Virdis: «Sarà un segno del destino che il Milan di oggi è a Perth? Franco se n’è andato con tutto quello che la “nostra” epoca ha rappresentato... Forse ha voluto vicino solo quelli che hanno vissuto come lui... Abbiamo vissuto anni particolari, diciamo che Pietro e Franco avevano in comune i silenzi, la lontananza dalla mondanità, la vita riservata. Puoi pure dire che è la mia visione poetica della dipartita di Franco. Io credo che non esista MAI il caso, mai. 
Nessuno vive oggi la maglia come l’ha vissuta lui e buona parte di quella generazione... questa è la tristezza». 


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