Napoli, meno male che Ancelotti c'è
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Napoli, meno male che Ancelotti c'è

La sintesi è: Carle’, mo’ so’ fatti tuoi! (De Laurentiis ha un linguaggio più colorito e diretto e avrebbe certamente sostituito “fatti” con altre parole). Questa l’unica interpretazione possibile di una storia che moltiplica digressioni e false voci senza però demolire le speranze e le certezze di un Napoli che ha ancora molte strade aperte. La società, il presidente - nel Napoli conta solo il presidente (con Chiavelli) - l’ha risolta con un comunicato apparentemente molto duro col quale ha annunciato le multe ai giocatori (inevitabili dopo l’ammutinamento), la “riconsegna” di alcuni poteri ad Ancelotti, come previsto dall’accordo collettivo il quale prevede che le decisioni su allenamento e ritiro spettino all’allenatore, e il silenzio stampa, la conclusione più naturale, quasi banale, in un momento in cui meno si parla e meglio è. La ricostruzione di quello che è accaduto martedì notte dopo il pari col Salisburgo, e nei giorni che l’hanno preceduto, l’abbiamo affidata ad Antonio Giordano: con precisione svizzera il nostro corrispondente ha illustrato tutti i passaggi di una vicenda nella quale nessuno dei protagonisti è esente da colpe.

È vero che ribellandosi alla decisione del presidente la squadra ha denunciato apertamente un malessere. E lo è altrettanto che il Napoli a questo punto deve aiutare tecnico e direttore sportivo. In che modo? Disinnescando, ad esempio, le spinosissime questioni contrattuali che stanno destabilizzando lo spogliatoio. Ci sono giocatori che devono rinnovare (Mertens, Callejòn, Milik, Maksimovic, Zielinski), altri che attendono l’adeguamento (Allan) e altri ancora che pochi mesi fa erano stati sedotti da mega offerte mai pervenute (Koulibaly e Insigne).

È una sorta di contrappasso: De Laurentiis fu il primo a parlare del fatturato, il primo a realizzare - in sua difesa - una sorta di classifica europea del calciobusiness, non per dirsi felice di occuparne una posizione di rilievo ma per sottolineare certi riflessi della finanza sul gioco; la realistica identifi cazione di un fenomeno estraneo a tecnica e tattica e sentimento gli si è ritorta contro perché certi sostenitori e calciatori dal pensiero debole l’hanno buttata sui soldi. Come dire, “in vacca”. Ecco perché l’inatteso ma spiegabile dissidio deve diventare il momento di un importante cambiamento, l’occasione perché ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Magari con un sorriso in meno, una dichiarazione d’amore in meno, ma un’attenzione moltiplicata per mille al lavoro e al risultato. Forse non ci si aspettava che tutto questo toccasse a Ancelotti. Ma per fortuna che Carlo c’è.

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