Napoli, tutti a scuola da Lucio

La squadra di Spalletti gioca a memoria e passa la notte in testa da sola. Qualità eccelsa nel tridente offensivo, arricchito dalla prepotenza fisica di Osimhen
Napoli, tutti a scuola da Lucio© Getty Images
Alberto Dalla Palma
Tagsnapoli

È uno spettacolo vedere il Napoli giocare, inventare, divertirsi e divertire. Ha una qualità eccelsa nel tridente offensivo, arricchito dalla prepotenza fisica e dalla velocità di Osimhen, ma ha piedi delicati e ispirati anche in mezzo al campo, dove Fabian Ruiz studia da mediano, e nel reparto arretrato, dove Koulibaly e Rrahmani fanno piazza pulita anche con la testa. Il 4-0 di Udine arriva al termine di una lezione di calcio, a prescindere dal valore degli avversari, che andrebbe studiata con grande umiltà da tutti gli allenatori, di qualsiasi categoria. Possono trovare ispirazione e restare ammirati da come gioca la squadra di Spalletti che non sembra appena nata, come è nella realtà, perché gioca a memoria, come se da anni recitasse un copione che, invece, le è stato consegnato solo da qualche settimana.

È ancora molto presto per dire che il campionato potrebbe aver scoperto il suo nuovo padrone, siamo soltanto alla fine della quarta giornata e stasera inizierà la quinta, ma intanto il Napoli ha passato la notte in testa da solo. Un sogno, se ripensiamo alle polemiche provocate dall’immobilismo sul mercato del presidente De Laurentiis, che aveva investito tutto su Luciano Spalletti. Un colpo di fortuna, un guizzo geniale o un piano studiato a tavolino con la speranza di valorizzare gli investimenti fatti all’epoca di Gattuso? Lo vedremo con il tempo, ma intanto erano tre anni e mezzo che il colore azzurro non oscurava tutti gli altri: il 3 marzo del 2018, prima di perdere al San Paolo (oggi Maradona) contro la Roma, il Napoli di Sarri si trovava davanti alla Juve e alla fi ne avrebbe perso lo scudetto pur raggiungendo quota 91, a quattro passi da Allegri. Poi un’altalena di successi e di sconfitte, di gioie e di delusioni.

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Il Napoli in vetta, poco prima di Fiorentina- Inter, dopo una partita perfetta in cui ha annientato la forza difensiva dell’Udinese di Gotti, che spesso aveva messo in grande imbarazzo anche le big del campionato. Si vede che la squadra studia sul campo, ispirata dal suo maestro, e non solo per l’azione con cui Insigne provoca il gol di Osimhen (egoista e concreto: sulla riga Samir avrebbe potuto togliere il pallone dalla porta) ma anche perché il bis di Rrahmani e il tris di Koulibaly nascono da calci piazzati ridisegnati sul campo dopo averli provati in allenamento fi no alla noia. Si capisce che alle spalle c’è un lavoro ossessivo osservando i movimenti dei giocatori e il modo in cui prima Koulibaly e poi Fabian Ruiz si nascondono alle spalle degli avversari per consegnare ai compagni la palla gol più deliziosa che si possa desiderare. Il colpo di testa dell’ex veronese e il tiro al volo del centrale senegalese sono due chicche da festeggiare in un abbraccio collettivo. Il poker di Lozano ha solo il sapore della qualità che Spalletti può trovare quando si volta verso la sua panchina, dove ieri sera c’erano anche Zielinski, Ounas e Manolas, oltre al messicano. Un bel vedere, stando sopra a tutti.

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