Spalletti scopre l'abbondanza: in mediana anche i muscoli di Demme

Al centrocampo del Napoli non mancano le alternative: con il recupero del numero 4 azzurro, l'allenatore dà spazio a tutti
Spalletti scopre l'abbondanza: in mediana anche i muscoli di Demme© Getty Images
Antonio Giordano
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NAPOLI - A un certo punto, come a volte succedeva, pareva che si fosse fermato il calcio o almeno il Napoli: e il 25 luglio, in una di quelle amichevoli che servono per conoscersi, per cominciare a dialogare tecnicamente, per scaldare meglio i muscoli e sentire la sensibilità del proprio piede, mentre Diego Demme si è fermato, e si è capito immediatamente che non sarebbe stata una sosta rapidissima, è sorto l’imbarazzo, forse anche la paura. «E ora come si fa?». Demme, quello che sembrava di troppo dopo essere stato definito l’equilibratore; Demme, il play che nella rivoluzione di gennaio 2020, prima che arrivasse la pandemia, era stato invocato per dare corpo al suo 4-3-3 che poi 4-3-3 non sarebbe (quasi) mai stato. E Demme, proprio Diego, più panchine che partite, diventato un mistero o comunque l’alter ego di Bakayoko, ha scoperto dolcemente che non si poteva più fare a meno di lui, non in quel momento di una stagione che stava appena albeggiando. Perché era rimasto praticamente l’unico, nell’immaginario collettivo, a poter fungere da play o da mediano dinnanzi alla difesa, anche se con Ancelotti, quando lui ancora non c’era, ci erano riusciti - ed anche bene - Fabian Ruiz e Zielinski. Così va il calcio, nelle sue paranoie. [...]

Napoli, a centrocampo recuperato anche Demme

[...] Poi, con il Cagliari, un paio di minuti, e con la Fiorentina, quei 20’ utili per comprendere che il peggio è passato, proprio quando bisognava lasciarsi alle spalle i due mesi terribili e inquietanti da precario: si sta per entrare, e di nuovo, nel tour de force, tre settimane con dentro sette partite, un «torello» di sensazioni per inseguire un pallone e un turnover, distribuendo i muscoli in quella zona che è un po’ di Anguissa e un po’ di Fabian Ruiz, spingendo Spalletti a cambiare secondo esigenze personali (sia 4-2-3-1, sia 4-3-3, sia 4-1-4-1) e a servirsene come piace a lui. Ma intanto si ricomincia e persino vivendo in una nuova dimensione, inaspettata ed inesplorata: perché deve essere onestamente appagante, magari gratificante, per Demme sentirsi non un Diego qualunque.

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