Napoli, la bellezza concreta

Napoli, la bellezza concreta© EPA
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Alessandro Barbano

Non si sta in testa in Champions e in campionato per caso, dopo aver steso Liverpool e Rangers e aver segnato in serie A più gol di tutti, tredici, e averne subiti solo quattro. Questa è salute, cioè condizione atletica, qualità tecnica, varietà tattica. Nello storico stadio di Ibrox, contro un gruppo di corridori tecnicamente modesti, il Napoli ha dimostrato ancora una volta di stare una spanna in su rispetto all’avversario di turno. Non vuol dire che sia una squadra perfetta, anzi. Senza Osimhen, perde del cinquanta per cento la sua capacità di affondare. Indugia talvolta troppo sulla trequarti e tira meno di quanto potrebbe e dovrebbe. In difesa commette qualche imprudenza e qualche distrazione, offrendo per due volte agli scozzesi l’occasione per portarsi in vantaggio.  

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Ma nonostante questi difetti di registrazione, il giocattolo di Spalletti macina un gioco vario e continuo, sposta il baricentro in avanti rapidamente, producendosi in contropiedi ficcanti, recupera con la stessa velocità sulle palle perse, tiene sempre corta la distanza tra i reparti e passa magnificamente tra le linee, grazie alla regia sublime di un regista capace di fare nove volte su dieci la scelta migliore, dopo aver convinto il marcatore avversario a desistere dall’idea di togliergli la palla, impresa praticamente impossibile. Lobotka è la chiave di volta di quest’epopea azzurra, chiamata domenica prossima a misurarsi con gli unici rivali che sembrano poterle stare alla pari: i rossoneri di Pioli. È un appuntamento importante quello di San Siro, poiché metterà di fronte le due squadre più dotate e più in forma del campionato, entrambe prive dei due principali attaccanti (Leao e Osimhen). Sarà per Napoli e Milan una cartina al tornasole della tenuta tattica e caratteriale, e dei reciproci punti di forza e di debolezza. 

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Per intanto godiamoci questa esibizione di calcio spettacolo, bello quanto basta per stupire, e concreto quanto basta per reggere la pressione di un pubblico senza pari, che sostiene gli scozzesi davvero come l’uomo in più. Di questa estetica azzurra Kvaratskhelia è ancora una volta l’artista più originale: anche in una giornata in cui non segna, e tuttavia provoca con il suo tiro il rigore che porta il Napoli in vantaggio, mostra tutto intero il suo enorme repertorio atletico e stilistico, fatto di una progressione irrefrenabile, di una tecnica raffinata al servizio di vivacità e intuito tattico, dell’uso indifferente di entrambi i piedi per tirare. Tutto lascia pensare che quel tanto che già ci ha fatto vedere, questo ragazzo georgiano di ventuno anni alla sua prima esperienza in una Lega Top, sia meno di ciò che esprimerà non appena sarà giunto a piena maturazione. E allora forse non ce ne sarà per nessuno. 

Chiudiamo con una nota di merito per il portiere degli scozzesi, il quarantenne McGregor che ha costretto due volte Zielinski a fare i conti con una sottile, ma mai del tutto assorbita, fragilità caratteriale. Le parate dei due rigori sono un capolavoro di intuito, ma soprattutto una prova di forza psicologica. 


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