Osimhen oro di Napoli

Il nigeriano, che con 9 gol è il capocannoniere della Serie A, è stato premiato ai Globe Soccer Awards di Dubai nella categoria emergenti: superate stelle del calibro di Valverde e Gavi
Osimhen oro di Napoli© ANSA
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Antonio Giordano
Tagsnapoliosimhen

NAPOLI - Non c’è neanche un trofeo nel salotto di Victor Osimhen: eppure Valverde, con il Real Madrid, ha vinto tutto quello che poteva, Champions inclusa; e Gavi, il predestinato, nella narrazione e nel talento, si porta appresso la somiglianza, autentica o verosimile, con Iniesta o con Xavi, o con ciò che sia Barça. Non c’è neanche una gragnuola di gol nel cestino dei rimpianti di quest’anno ch’è volato via così, portandosi appresso un po’ gli effetti anestetizzanti del 2021 e un po’ quella sfortuna che per altre sette partite l’ha costretto a deambulare tra l’infermeria e la tribuna: e poi, maledizione, il Mondiale da guardare dal divano è insopportabile per chi c’è andato vicinissimo, e sul serio, ritrovandosi fuori solo per colpa del gol in trasferta del Ghana, nello spareggio. Cose dell’altro calcio. Però adesso, almeno c’è un venticello caldo che arriva da Dubai, e se l’hanno detto lì, dove hanno sistemato le tende del Grande Calcio, vuol dire che c’è un fondo di verità: nessuno è come Osimhen tra le generazioni emergenti, il più promettente di questa «meglio gioventù» nella quale si è fatto largo a colpi di spalla o con allunghi imperiosi o con stacchi da cestita della Nba o da saltatore in alto o vai capire cosa, se non quell’atletismo che ti prende alla gola e ti lascia senza fiato. Lui meglio di Valverde e di Gavi, ma di chiunque altro, senza che abbia avuto la possibilità di dimostrarlo sino in fondo.

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Il bomber

In fin dei conti, gli è bastato poco per conquistare i Globe Soccer Awards, la vetrina del football che introduce a quel Mondiale nel quale gli toccherà ritrovarsi tra gli spettatori a distanza: ma in 2.368' - cosa sono 2.368 minuti? - non soltanto s’è sbarazzato dell’illustre concorrenza ma ha lanciato un segnale. Vincere aiuta, ma non sempre. Victor Osimhen stavolta ha «ballato» da solo, non aveva neanche una piccolissima coppa da ostentare o un titolo da capocannoniere, un po’ come Gavi, vero - però vuoi mettere l’allure del Barça e tutto ciò che si dice sul predestinato? - e poi ne ha giocate così poche, alcune in condizioni fisiche ancora precarie... Ma 2.368 minuti, che messi assieme fanno ventisei partite e qualcosa, sono stati utili e sufficienti per adagiare il Globe Soccer Award nella bacheca in costruzione a Napoli, e spalancata attraverso diciotto gol complessivi (otto nella passata stagione, da gennaio in su; gli altri dieci, ovviamente, in questo trimestre - nove in campionato di cui è il capocannoniere) e pure sette assist, che saranno serviti ai compagni ma anche a se stesso, che è famelico, vorace ma pure altruista, un filantropo al quale la vita sta restituendo tutto ciò che gli ha tolto nell’infanzia difficile e inaccettabile di Lagos, piena di miseria e soprattutto di dolore.

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E tre

Il primo Osimhen, quello tutto da scoprire, s’è fermato in fretta, giusto in tempo per non far rimpiangere i 49 milioni girati da De Laurentiis al Lilla nell’estate della pandemia: un infortunio in Nazionale alla spalla e poi il Covid (e 16 partite saltate) ma a seguire, commozione cerebrale a Bergamo, battendo la testa (e altre tre gare negate). Nella seconda annata, frattura allo zigomo a San Siro, una ventina di viti nel faccione protetto da una maschera (altre 13 match vietati). E adesso, dieci gol in 1.072: Globe Soccer Awards. C’è tutto un Mondo da esplorare ancora...

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