Napoli, rompicapo Garcia: chi al fianco di Osimhen e Kvaratskhelia?

L’allenatore francese valuta la formazione da schierare a Bologna: in attacco potrebbe lanciare Raspadori al posto di Politano. Lindstrom è indietro
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Antonio Giordano

CASTEL VOLTURNO - Come si diceva una volta in tv: la uno, la due o la tre? Forse è un rompicapo, magari è “Rischiatutto”, però adesso che il calcio è entrato in quella bolla dalla quale metterà la testa fuori tra due settimane, qualcosa bisogna inventarsi, per non affogare nella fatica. La uno, per gerarchie che sembrano stampate sul marmo, nasconderebbe di diritto il nome di Matteo Politano, l’esterno che tatticamente si potrebbe definire uno e trino, l’ala d’un tempo che non tramonta capace di attaccare, di difendere, pure di segnare: c’è tutto in quest’uomo che ormai appartiene al Progetto dal 2020, ha consentito di svilupparlo anche a modo suo, con quei ventiquattro gol (due quest’anno) in 151 partite che hanno avuto un peso. Politano è il cosiddetto titolare della corsia, sta davanti agli altri non solo per vocazione ma anche per identità varia: sa essere un tornante classico oppure moderno, punta l’avversario e lo salta, va sul fondo con il destro (il piede “falso”) o stringe in mezzo per chiudere con il sinistro (il piede buono).

Però c'è Raspadori

La due, chiaramente, conserva intatto il talento di Jack Raspadori, del quale Garcia è rimasto stordito: cinque partite ed altrettante presenze, titolare a Frosinone e poi pure con il Sassuolo; a seguire tre panchine, ma con minutaggio alto. Raspadori per l’allenatore francese è centravanti (però, chiaramente, il sostituto di Osimhen); ma pure esterno - di sinistra o di destra - avendo piedi che possono consentirgli qualsiasi giocata, come a Marassi, quando con l’esterno tagliente come un rasoio ha riaperto una partita che sembrava chiusa.

Ventata nuova

La tre, ovvio, resta di Lindstrom, il colpo più costoso del mercato che per il momento è costretto a starsene in panchina, perché la concorrenza è di spessore: i 15 minuti con la Lazio hanno rappresentato un assaggino per cataputarlo in un campionato nuovo, ancora tutto da scoprire. Lindstrom è un trequartista, semmai anche una mezzala offensiva, che l’Eintracht Francoforte ha poi trasformato in laterale per entrambe le fasce: a Garcia piace sia da una parte che dall’altra ma l’inserimento non può che essere graduale e questa tornata di partite è un’occasione sulla quale riflettere.

La sfida

Ci sono tre uomini, per una maglia, a Bologna; e ci sono varie scelte, per il futuro: Garcia nel 4-3-3 ci sta, vuole rimanerci, ma il campo l’ha spinto a cambiare, per tentare di rimediare a gare divenute improvvisamente sporche, come quelle con la Lazio, con il Genoa, infine a Braga. La rivoluzione moderata e anche silenziosa ha spinto l’allenatore ad adagiarsi nel 4-2-3-1, il sistema ideale per tentare di sfruttare appieno, e con i cambi, quella enorme, gigantesca, possente batteria di attaccanti. E in quel modo, ognuno ha trovato una propria collocazione: Raspadori parte avvantaggiato, ovviamente, per la sua capacità di adattarsi a qualsiasi ruolo (persino la mezzala, direbbe Garcia, che ci ha pensato eccome); e però Politano e Lindstrom garantiscono avvicendamento ed anche fantasia, soprattutto un’abitudine a starsene larghi.

Il crono

Politano (322 minuti) è quello che ha giocato di più, sempre, diventando quasi irrinunciabile nell’idea di calcio di Garcia. Raspadori è il tuttologo che comunque ha trovato i suoi spazi (253’) e pure le proprie soddisfazioni, favorito dalla stima che pubblicamente l’allenatore gli ha espresso. Lindstrom ha avuto quel suo quarto d’ora di assai relativa notorietà con la Lazio, poi ha dovuto piegarsi a sviluppi di partite che hanno richiesto altro. Ma a Bologna si tireranno per la maglia.


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