Il Napoli si aggrappa a Osimhen, sperando che non pensi solo a se stesso

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Il Napoli si aggrappa a Osimhen, sperando che non pensi solo a se stesso© BARTOLETTI
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Alessandro Barbano

Il Napoli può raccontarsela con una filastrocca, che fa così: «Se osi senza Osi, non osi per davvero». Perché il fantasma del nigeriano aleggia sull’ennesima sconfitta contro una big, rimediata a dispetto di una prestazione generosa, vanificata dall’incapacità di finalizzare negli ultimi metri una mole di gioco cospicua ma confusa. Il Milan può invece contentarsi del suo corto muso con l’adagio che segue: «Se Leão avesse anche il fiuto del gol, sarebbe a Londra, a Parigi o a Madrid». Il portoghese è l’emblema di una squadra che continua a sprecare i tre quarti di ciò che produce e a rischiare in difesa più di quanto dovrebbe. Però con la vittoria Pioli insidia Allegri e mette in cassaforte la Champions. Mazzarri invece avvista la parte bassa della classifica. Altro che Europa! Eppure le prova tutte, pur di spezzare l’incantesimo di un Napoli super provinciale che vince solo con le piccole. Parte con un 3-5-2 effettivo, dove gli esterni fanno gli esterni e non i difensori aggiunti. Aggradisce il Milan con una straordinaria reattività nella fase di non possesso. E, a onor del vero, un pressing come quello dei primi venti minuti non s’era mai visto quest’anno. Tant’è che il Milan annaspa, trema sugli spunti di Kvara, si ritrae. Ma ai rossoneri serve solo un po’ di campo libero per dimostrare a De Laurentiis, seduto in tribuna, che contro la velocità di Leão e Theo Hernandez non bastano sei difensori in linea, se non hai, tra questi, un centrale rapido nella lettura e nell’esecuzione.

Pretendere che sia il povero Lobotka a competere sull’accelerazione con il terzino più levriero d’Europa è come chiedere alla pur scattante Mini di non farsi sorpassare da una Ferrari. E allora un altro fantasma, quello di Kim, si materializza nei pensieri dei tifosi azzurri. Quanto a Mazzarri, preso il gol della sveglia, tanto vale tornare a giocare come il Napoli è abituato a fare da una decina d’anni a questa parte. Ma il 4-3-3 non basta più. Perché questa squadra nel frattempo ha perso fiducia. Lo vedi dalla cocciutaggine con cui ciascuno degli attaccanti azzurri crede di risolvere da sé la gara. Ora tirando da posizione impossibile, ora rubando la palla al compagno meglio piazzato al tiro. La confusione fa rima con l’imprecisione, e talvolta con l’inconcludenza. Nonostante la difesa rossonera non sia proprio una saracinesca, solo a pochi minuti dal termine, quando si gioca ormai all’arma bianca, la porta di Maignan è messa in concreto pericolo dall’attacco azzurro.

Mentre il Milan in contropiede divora letteralmente il raddoppio in almeno tre occasioni. Non è un bello spettacolo per chi porta lo scudetto sul petto. Soprattutto perché qualunque sortilegio tattico, e perfino i nuovi arrivi del mercato invernale, non rimettono in equilibrio un’alchimia che si è spezzata. Il Napoli che esce da San Siro al nono posto, appena tre punti sopra il Torino, può ancora pensare di aggrapparsi al salvatore nigeriano in arrivo dalla Coppa d’Africa. E sperare che tra i suoi pensieri ci sia il futuro del Napoli più del suo personale. In fondo è questa l’illusione che resta. E bisogna che basti a passare ‘a nuttata…


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