Conte e il confronto con De Bruyne dopo il caso della sostituzione: il discorso che ha fatto alla squadra

Il tecnico ha ribadito al centrocampista e al gruppo le regole: l’episodio di San Siro deve restare isolato, certi atteggiamenti saranno tollerati soltanto una volta
Fabio Mandarini
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Il finale della storia, mai come in questo caso, è il senso stesso della storia: Antonio Conte ha affrontato e chiuso molto velocemente l’episodio della sostituzione di Kevin De Bruyne a San Siro con il diretto interessato e il resto della squadra. Da gruppo. Niente drammi, nessuno strascico ma anche fermezza nell’affermazione di regole sacre, inderogabili e universali. Un codice comportamentale che vale per tutti, nessuno escluso: il trionfo della chiarezza. Come chiarissime, e senza possibilità di errori nella lettura, sono state le scene catturate al 73’ del secondo tempo della sfida con il Milan, al momento della sostituzione. Domenica, tutti hanno visto la reazione di KDB al cambio con Elmas: totalmente diversa da quella di Manchester, dove toccò a lui, il king tornato nel suo regno, lasciare il campo al 26’ dopo l’espulsione di Di Lorenzo. A Etihad fu rispettoso e impeccabile con il mondo che gli franava addosso, mentre a Milano è uscito contrariato, senza dare mano all’allenatore e proferendo qualche parola evidentemente di stizza. Dopo la partita, Conte ha dichiarato: «Mi auguro che fosse contrariato per il risultato, perché se fosse per altre cose ha preso la persona sbagliata».  

Conte-De Bruyne, il caso è chiuso

Ieri, poi, in occasione della prima seduta al centro sportivo di Castel Volturno in vista della sfida Champions di domani al Maradona con lo Sporting Lisbona, Conte è giustamente tornato sulla vicenda e soprattutto sulle prospettive future. Ricordando molto giustamente a tutti che esiste la squadra e non i singoli. Che certe reazioni possono essere tollerate una volta, una sola, ma non la seconda. Che il bene supremo è sempre quello collettivo, il Napoli, e mai l’individuale, cioè il giocatore. Chiunque esso sia. Il tecnico non ha parlato a De Bruyne in privato, diciamo faccia a faccia, piuttosto ha ribadito pubblicamente la linea universale e le ineccepibili regole prima a Kevin, che ha ascoltato in silenzio, e poi a tutti gli altri. L’episodio specifico, insomma, ha offerto lo spunto per una rinfrescata generale del codice. Una volta messi sul tavolo i concetti, tutti al lavoro. Basta così: del resto, come si dice, sono cose di campo. Sono atteggiamenti ovviamente sbagliati, mancanze di rispetto che un allenatore non può e non deve far passare, ma sono anche episodi che a caldo, una tantum, possono accadere. Le squadre e la storia ne sono pieni, spesso denotano attaccamento e fame che nel caso di un trentaquattrenne che ha vinto 24 titoli destano finanche sensazioni fiduciose sulla sua voglia. La cosa fondamentale, però, è che restino isolati e senza repliche. Cosa che Conte ha ribadito senza la minima possibilità di essere frainteso. Per la cronaca: KDB, come ricordato dai media inglesi, una volta aveva reagito male anche a una sostituzione decisa da Guardiola in City-Liverpool di Premier. Pep, pubblicamente, minimizzò.  

Conte, il precedente in panchina con Lautaro

Il caso, insomma, non esiste. O comunque è già chiuso. Ma il Caso, cioè il destino, s’è divertito nella notte amara di San Siro, riaprendo una vecchia storia all’altezza della panchina dell’Inter. La stessa che nel corso di Inter-Roma del 12 maggio 2021 fece da sfondo alla sfuriata di Lautaro dopo un cambio e a una lite con Conte dai contorni decisamente differenti. Nulla di paragonabile: dalla tensione, alla reazione di De Bruyne. All’epoca, tra l’altro, a far da paciere ci pensò il gruppo, organizzando un finto e divertentissimo match di pugilato tra il tecnico e Lauti ad Appiano Gentile per risolvere la questione. Un siparietto che fece da prologo allo scudetto dell’Inter. Ieri, invece, il clima è stato meno goliardico: la stagione è appena iniziata e il Napoli, lo scudetto, deve difenderlo ricominciando a vincere già domenica con il Genoa, prima della sosta. Anzi, già domani con lo Sporting: meglio rimettere subito il calcio e la squadra al centro del villaggio.  


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