De Bruyne, il gesto da applausi: cosa ha fatto per per aiutare i bambini malati
Kevin De Bruyne è stato uno dei migliori giocatori della prima parte della stagione del Napoli, questo è certo, ma nell’ultima settimana è stato addirittura magico. King Kev, KDB o come vi pare: lui, il fuoriclasse. Il campione senza tempo e a questo punto senza età: 34 anni indossati con assoluta nonchalance e un’energia incredibile, assolutamente all’altezza della durissima preparazione atletica di Conte. Nessuno ha mai dubitato della magia racchiusa nel suo calcio - o magari qualcuno dopo la sconfitta contro il Milan - ma quello che è andato in scena tra Sporting e Genoa è stato un campione con il fisico bestiale. Colpi di genio, assist, giocate decisive per cambiare pagina alle storie e scrivere romanzi di successi non annunciati, e un impatto fisico notevolissimo. La cavalcata in Champions che ha lanciato Hojlund verso la gloria del gol ha strappato copertina e standing ovation a prima vista: un concentrato di pura forza mixata al puro talento. Ma con il Genoa, beh, ci sono dati che in presa diretta non puoi apprezzare o soltanto immaginare: i 5 possessi guadagnati dal 5’ del secondo tempo, cioè da quando ha messo piede in campo, sono il tocco da operaio dell’artista; e a seguire, 3 occasioni create. E ancora, secondo la Serie A: con 28.942 km/h è risultato il primo calciatore del Napoli per velocità media nella distanza percorsa in sprint. Più di Spinazzola, Neres, Hojlund e Gutierrez. Fulmini di talento con 8 presenze su 8, 549 minuti, 3 gol in campionato e due assist in Champions.
De Bruyne oltre i limiti: un esempio da raccontare
Domenica è stata l’ennesima dimostrazione di una condizione e di una struttura a supporto della classe: De Bruyne è ancora un atleta vero, capace di incidere, aiutare la squadra, giocare divinamente per gli altri e con gli altri. E magari anche di decidere le partite da solo. Tra Sporting e Genoa è salito in cattedra come il professore dell’attimo fuggente: in piedi, letteralmente, sprigionando tutto il talento e la fame che abitano ancora nella mente di un campione con 24 titoli in bacheca. De Bruyne s’è rimesso in gioco dopo un paio di anni complessi a fare a pugni con gli infortuni e lo ha fatto con un allenatore che non fa sconti neanche a se stesso sul piano del lavoro, della sofferenza e dei limiti valicabili. E a quanto pare, beh, Kevin s’è messo in testa di andare oltre, di superarli sul serio: un esempio da raccontare. Lui come Modric, il bello del calcio. Dicevamo: anche la media dei chilometri percorsi in gara è sempre stata molto elevata, a volte la più elevata, addirittura superiore a quella di McTominay, ma lo sprint e dunque i ritmi sono il sintomo di una condizione che cresce e di un calcio che spacca la monotonia e di conseguenza gli ostacoli avversari. Contro il Genoa, con Spina, ha trascinato la squadra: ingresso, rimonta, vittoria.
De Bruyne, il gesto da applausi per i bambini
E ora, la nazionale. Il Belgio: sfiderà venerdì la Macedonia del Nord di Elmas e lunedì il Galles. E da martedì sarà di nuovo a Napoli. In mezzo, la beneficenza: De Bruyne gioca anche nella squadra di chi combatte le malattie metaboliche infantili e ha donato un’opera d’arte. Non una qualsiasi: un quadro del suo salotto, della sua collezione personale, un dipinto dell’artista tedesco Claus Bertermann che sarà esposto anche al Castello di Poeke durante la Biennale d’Arte Contemporanea proprio da venerdì. L’opera sarà poi messa all’asta da Kevin nell’ambito dell’iniziativa “Art4KidsByKDB” e il ricavato sarà interamente devoluto all’organizzazione no-profit Metabolic Diseases Ghent University Hospital. Fuoriclasse nella vita come in campo.
