Conte omaggia le vittime dell’Heysel. Poi il ricordo d’infanzia che commuove

L'allenatore del Napoli ha partecipato a una cerimonia in memoria di una vittima della tragedia di Juve-Liverpool
Fabio Mandarini
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NAPOLI - Arrivano i nostri. E in parte sono già arrivati: Hojlund, McTominay e Gilmour sono i primi nazionali avvistati al centro sportivo di Castel Volturno. Regolarmente in campo con il gruppo nella seconda giornata settimanale di preparazione alla trasferta con il Torino, sfida piena di significati per il cammino del Napoli, al momento in testa alla classifica insieme con la Roma, ma anche per Antonio Conte. Domicilio torinese, moglie e figlia torinesi, una grande storia sulla sponda juventina di una città che in tanti considerano la capitale italiana delle simbologie. E simbolica sarà questa tappa per lui: sabato, infatti, collezionerà la panchina numero 50 con il Napoli. 

I numeri di Conte

Un lungo viaggio partito il 10 agosto 2024 al Maradona contro il Modena, nei trentaduesimi di Coppa Italia, culminato nella prima grande scalata del monte Scudetto e ricominciato tra tappe europee, italiane e in prospettiva anche arabe in Supercoppa. A suo tempo. Il bilancio: 32 vittorie, di cui 29 in campionato, 2 in Coppa Italia (una ai rigori) e una in Champions; 10 pareggi; 7 sconfitte, di cui una in Coppa Italia e una in Champions. Gol fatti: 83. Subiti: 42. Punti in campionato: 97 e 2,20 di media. Curiosità che alimenta ancor di più il mito simbolico torinese: il 7 gennaio 2024, nel giorno dell’unica sconfitta rimediata dal Napoli negli ultimi 20 incroci con il Torino, c’era proprio Conte in tribuna. Tra l’altro, aveva declinato da poco l’invito di De Laurentiis a subentrare a Garcia. Soltanto un appuntamento rimandato. Per la cronaca, sabato collezionerà anche la panchina numero 248 in Serie A: il grande traguardo delle 250 si avvicina e lo taglierà martedì 28 ottobre al Via del Mare di Lecce, la sua casa, la città in cui è nato e lo stadio in cui ha debuttato in A con i salentini da giocatore. E più che un simbolo sarà una pietra miliare del destino. Dieci giorni pieni di emozione.  

Il toccante ricordo dell'Heysel

Il primo step, però, si chiama Torino. Il Toro di Baroni, una stagione fa vincitore due volte su tre alla guida della Lazio contro il Napoli: in campionato al Maradona e agli ottavi di Coppa Italia all’Olimpico; dove poi finì in pareggio il bis in campionato. Calcoli alla mano, Conte non batte Baroni da sedici anni: l’ultima e unica volta su quattro risale al 22 novembre 2009, Siena-Atalanta 0-2. All’epoca era il tecnico della Dea. Ieri, intanto, il signor Antonio ha partecipato alla cerimonia di intitolazione di alcuni locali del Centro sportivo diocesano di Acerra, in provincia di Napoli, a Roberto Lorentini, una delle vittime della tragedia dell’Heysel. "La violenza non deve vincere mai, che sia in uno stadio, per strada o in un focolare domestico. Dobbiamo essere intransigenti e cercare sempre una via diversa", ha detto Conte. "Essere qui mi riporta a quando ero bambino: sono cresciuto in un oratorio, e non avevamo questo campo bellissimo, ma un campo pieno di buche che per noi era San Siro. Sono cresciuto facendo il chierichetto e servendo messa: i miei genitori mi hanno sempre indirizzato a cercare di superare le difficoltà con la fede. E mi fa piacere essere qui e vedere che c’è sempre una connessione tra fede e sport". Alla cerimonia, organizzata nell’ambito della campagna di sensibilizzazione “Io ti rispetto” dalla Caritas di Acerra con l’Associazione Familiari Vittime dell’Heysel, ha partecipato anche Sergio Brio, storico capitano della Juventus e testimone diretto della tragica serata contro il Liverpool a Bruxelles. 


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