Conte, altro che funerale: le idee fanno la differenza
Erano tutti pronti a fare già il funerale al Napoli. Avevano sentenziato dopo le sconfitte con Toro e Psv, pensavano fossero i primi segnali di un’altra stagione come quella del post scudetto di due anni fa. Parlavano di una squadra allo sbando, senza certezze e in confusione mentale e tattica. Pronosticavano una passeggiata al Maradona dell’Inter, reduce da sette vittorie consecutive. Nessuno aveva fatto i conti con lui, con Antonio Conte. Può sbagliare una volta, può sbagliare la seconda se succede qualcosa di imprevedibile. Ma tre di fila no, non è una cosa che gli riesce facilmente. La vittoria contro Chivu porta soprattutto la sua firma, il suo piano partita ha funzionato molto meglio di quello del collega. La tensione accumulata da Eindhoven gli si leggeva sul volto, in panchina era indiavolato. Ha avuto prima un battibecco a distanza con Lautaro, poi ha liberato tutta la sua gioia nel finale. Si è preso gli schiaffetti ironici da Politano, è stato abbracciato da tutto il gruppo, è andato a festeggiare sotto le curve. Il modo migliore per rilanciarsi dopo una settimana da dimenticare: di nuovo in testa alla classifica in attesa della Roma, il Milan sorpassato e l’Inter staccata.
Sono stati giorni difficili per Conte, ma dal suo lavoro è venuta fuori l’intuizione che ha mandato in tilt l’Inter. C’era bisogno di non dare punti di riferimento alla difesa di Chivu, troppo strutturata per essere messa in difficoltà con lo strapotere fisico di Akanji, Acerbi e Bastoni. E allora, dovendo ancora rinunciare a Hojlund, ha preferito lasciare fuori anche Lucca e di affidarsi a Neres falso nove. Il brasiliano ha agito da play alto, ha fatto fare una brutta figura ad Acerbi, ha lavorato bene di sponda e soprattutto ha aperto le autostrade ai due assaltatori azzurri, McTominay e Anguissa. Sono stati loro gli uomini partita, in quelle zone di campo svuotate hanno fatto la differenza. Ma è stata l’interpretazione generale di squadra a restituire ai tifosi il Napoli che tutti conoscono. D’altronde era impossibile essersi smarriti in pochi giorni, non potevano essere due incidenti a pregiudicare un percorso.
Così come non potrà essere questa amara serata del Maradona a togliere certezze al cammino dell’Inter. Nessuno si aspettava un brusco stop, le polemiche sul rigore alimentate dalle parole di Marotta sono destinate a far discutere, il nervosismo in campo di capitan Lautaro non è piaciuto nemmeno a Chivu. Ma l’impressione che ha dato la squadra nerazzurra è di aver perso il confronto sul piano delle motivazioni. Contro un Napoli che ha lottato dal primo all’ultimo minuto, l’Inter si è accesa a sprazzi. Solo due o tre frazioni di partita giocate veramente ai suoi livelli, per il resto troppe amnesie per pensare di far risultato. La difesa ha ballato, il centrocampo ha sofferto, l’attacco non ha fatto male. Due legni colpiti, ma mai l’impressione di poter prendere in mano la partita. È la terza sconfitta nelle prime otto giornate, il turno infrasettimanale con la Fiorentina darà già mercoledì a Calhanoglu e compagni la possibilità di rifarsi subito.
Avrà meno tempo di riposarsi invece il Napoli, in campo già martedì pomeriggio a Lecce. Conte dovrà fare a meno anche di De Bruyne e Neres, gli ennesimi infortunati di questo tormentato avvio di stagione del Napoli. Assenze che potrebbero costringere Antonio a valutare il ritorno al tridente puro, ma ci sono due giorni per trovare una soluzione. Le sue idee possono fare la differenza, ieri se ne sono accorti tutti. Anche quelli che erano pronti a fare il funerale.
