Retroscena Napoli, le criticità e i 100 milioni in panchina

L’inserimento dei nuovi procede a rilento e non sfugge l'involuzione di alcuni giocatori: sarà inevitabile per Conte tornare sui vecchi argomenti
Fabio Mandarini
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Da Eindhoven a Bologna, passando per la sosta. Al Dall’Ara, in pieno sfogo post sconfitta, la quinta in quindici partite e sempre in trasferta, Conte ha raccontato di aver già affrontato certe questioni con il gruppo storico: si riferiva a un confronto con i senatori nei giorni successivi alla disfatta con il Psv e precedenti al trionfo con l’Inter. I simboli delle due anime del Napoli, capace di vittorie eccezionali e sconfitte inimmaginabili: al rientro dalla sosta, con tutti gli uomini al completo, sarà inevitabile per il tecnico tornare sui vecchi argomenti e magari affrontarne anche nuovi dopo domenica. Già: a Bologna, con il suo discorso, Conte ha svelato una crisi interna e ora, da allenatore vincente e d’esperienza, dovrà trovare il modo di ristabilire l’armonia. Il punto di partenza, tra l’altro, l’ha evidenziato lui stesso: ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità. Le criticità sono diverse e tutte riconducibili alle dinamiche della vita di una squadra: reciproche esigenze, piani, programmi e carichi. Dopo il Psv è stato abolito il ritiro pre-partita in casa. È evidente, poi, che l’inserimento dei nuovi proceda a rilento, a parte rare eccezioni, innescando due meccanismi: logorio psicofisico per chi gioca sempre o di più, gap motivazionale per chi invece è ai margini. A Bologna, in panchina, c’erano un centinaio di milioni: Lucca (35), Beukema (31), Lang (25), Marianucci (9). L’olandese è diventato presto un caso in Olanda, e non può sfuggire l’involuzione di Neres. E pensare che De Bruyne è stato spesso indicato da una frangia della critica come la zavorra di un gioco carente da inizio stagione: senza KDB, in quattro partite, il Napoli ha vinto una sola volta e segnato un solo gol. Sugli sviluppi di una punizione.  

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