Conte lontano da Napoli: cosa sta succedendo e quella telefonata con De Laurentiis e Manna

Il tecnico si ferma per una settimana, il vice Stellini dirige gli allenamenti: Antonio lontano da Castel Volturno e in permesso a Torino
Fabio Mandarini
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NAPOLI - Il Napoli ha ripreso ieri la preparazione al centro sportivo di Castel Volturno senza gli infortunati, undici nazionali e con la tegola dell’infortunio di Anguissa piovuta dai cieli del Marocco. E soprattutto, senza Antonio Conte: l’allenatore è rimasto a Torino e non rientrerà a Napoli prima di quattro giorni, dirige il vice Stellini. Inutile girarci intorno: nel momento più critico della sua esperienza e del rapporto squadra-allenatore, a caldo la notizia della sua assenza ha sorpreso molto l’ambiente, seminando inevitabilmente ipotesi e dubbi di ogni tipo alla luce della durissima analisi del Dall’Ara dopo l’ultima sconfitta. Poi, la società ha chiarito la natura della storia con due righe in coda al breve comunicato riassuntivo della seduta di allenamento: «Mister Antonio Conte, come già programmato e concordato da tempo con il club, rientrerà al SSC Napoli Training Center lunedì 17 novembre». Stop.

È alla fine del testo, sì, ma normalizzazione e minimizzazione a parte è senza dubbio la notizia del giorno. Anzi, della settimana: nella scorsa stagione si ricordano una o due pause supplementari di ventiquattro ore rispetto al gruppo, ma la durata di questa e la delicatezza del momento storico confermano la sostanziale differenza della scelta di allenatore e club. Antonio Conte ha avvertito la necessità di fermarsi e di ritrovare le energie prima di ricominciare, ma allo stesso tempo è inevitabile chiedersi il perché. Cosa sta accadendo a lui e al Napoli e cosa potrà accadere. Perché la squadra e il suo tecnico appaiono così stanchi e svuotati. E soprattutto: in che modo, da lunedì e al rientro dei nazionali, troveranno il modo di risolvere una situazione singolare e così delicata e complessa già a novembre. Consapevoli che in un mese c’è in ballo il futuro in ogni competizione.

Conte, un copione già visto

Ai tempi del Chelsea era accaduto qualcosa del genere e questo semplifica la lettura, ma stupirsi dello stupore collettivo è un calembour che non regge: desta una certa sensazione la necessità di allontanarsi e di fermarsi che Conte, notoriamente un guerriero, ha avvertito dopo Bologna. Evidentemente la cresta di un’onda che ha seminato scompiglio dopo la caduta di Torino e lo schianto di Eindhoven; gli infortuni (su tutti De Bruyne); le difficoltà tecniche, caratteriali e le mancanze collettive che lui stesso ha raccontato al Dall’Ara. «Non c’è cuore, non siamo più una squadra e la colpa è mia. Ma io non accompagno il morto», la metafora scelta.

Conte non c’è, la sorpresa dei giocatori

Uno sfogo a cui lunedì è seguito un confronto telefonico con De Laurentiis e Manna - insieme a Roma - che ha prodotto la decisione di fermarsi. La pausa individuale di tre giorni incastrata tra quelle della squadra: totale, una settimana. Per ora è così. Di certo, in tanti sono stati sorpresi dalla sua assenza. In tanti del club e del gruppo squadra: pochissimi sapevano. Giocatori compresi. Anche il popolo del Napoli è uno spettatore confuso: non stupisca lo stupore ancora una volta, è di Antonio Conte allenatore di ferro che parliamo. Ma ora, dicevamo, va così. E tutto finirà nel dimenticatoio se nel giro di una settimana torneranno insieme l’allenatore, i nazionali e il sereno. Già. Perché per ora, in attesa che Conte e la squadra si ritrovino per preparare la doppia di fuoco Atalanta-Qarabag e per risolvere i troppi problemi svelati a Bologna, restano solo dubbi e nuvole.

 

 


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