Napoli, i retroscena del ritorno di Conte: perché non c’è stato ancora il confronto con il gruppo
NAPOLI - Scusate, cos’è successo? Chi s’aspettava storie da romanzo degne del cavalluccio rosso di Bellavista s’è dovuto accontentare della normalità del lavoro senza chiacchiere, ramanzine e musi lunghi. Benedetta normalità: è l’unica cosa di cui il Napoli aveva bisogno otto giorni dopo il crollo emotivo e tecnico di Bologna e a un passo dall’inizio di un ciclo a dir poco tremendo. E così, dopo i tre allenamenti con il vice Stellini per il permesso concordato con il club, ieri a Castel Volturno è tornato Antonio Conte. L’allenatore è con la squadra: pausa finita, di nuovo al comando, di nuovo in campo con i reduci del gruppo non coinvolti nelle storie delle nazionali, o nella storiaccia degli infortuni, per il primo allenamento della settimana che culminerà nella sfida di sabato con l’Atalanta al Maradona. Una seduta molto intensa, fatica e sudore. Normalità, appunto.
Conte, nessun confronto con la squadra
La sosta del tecnico durante la sosta per un’esigenza evidentemente impellente e non procrastinabile, aveva disorientato e confuso per un semplice motivo: era arrivata a poche ore dalla durissima analisi pubblica del Dall’Ara, un discorso sulla mancanza di cuore e la presenza di egoismi, coronato da ammissioni di colpa personale e collettiva. Parole e concetti significativi e indicativi - «non siamo più una squadra» - che ora il gruppo e l’allenatore dovranno cancellare tutti insieme. Da squadra rinnovata, se possibile. Il primo passo, dicevamo, è stato compiuto ieri: Conte è tornato da Torino, ha infilato la tuta e ha ricominciato a fare il mestiere in cui eccelle da anni. Routine. Una giornata iniziata come tante altre e diversamente da mercoledì, quando la ripresa a Castel Volturno dopo i due giorni di pausa era stata segnata dalla sua assenza. Non s’è parlato d’altro per giorni. Ma poi la sorpresa è stata sostituita dall’attesa del rientro annunciato dal club: ieri Conte è atterrato a Capodichino ed è arrivato al centro sportivo a bordo di un van nero insieme con suo fratello e collaboratore Gianluca; poi ha pranzato con la squadra e gli altri; e alle 14.30 è sceso in campo con la squadra e gli altri. Normalità totale: nessun accenno, nessun richiamo, nessun riferimento alla scorsa settimana. Tutto come il giorno prima di Bologna, nastro riavvolto e va bene così: non è il momento delle chiacchiere, tantomeno quello delle recriminazioni e delle esasperazioni.
Napoli, alla ricerca del gol perduto
Sia chiaro: il Napoli ha problemi tecnici e caratteriali e un confronto, anche solo di routine davanti a un video dopo quello a caldo e molto duro di Bologna, sarà inevitabile al rientro dei dieci nazionali, ma la medicina vera sarà ritrovare immediatamente la vittoria. E il gol, certo, smarrito nelle ultime tre partite. Le difficoltà, del resto, non sono mai finite da agosto: l’ultima è l’infortunio di Anguissa con il Camerun, un’altra voragine dopo quella creata dall’uscita di scena di De Bruyne. Parallelamente, squadra e allenatore dovranno risolvere gli equivoci e le criticità sottolineate dal discorso di Conte: la vittoria è sempre la panacea di tutti i mali sportivi, ma la strada maestra deve essere ispirata dall’armonia e dalla compattezza. Il Napoli, del resto, ha vinto l’ultimo scudetto perché è stato più squadra di qualsiasi altra e come una squadra vera superava ostacoli altissimi (tipo Kvara) e avversari più forti e attrezzati: non resta che voltarsi indietro e imparare dalla propria storia.
