Conte, l’arcivernice del vincente
Ai bei tempi del “Corriere dei piccoli” stregava molto la capacità di un ineffabile Pier Cloruro de’ Lambicchi che con la sua “arcivernice” spennellava sui ritratti di personaggi famosi dandogli vita. Fatta la debita differenza tra Pier Cloruro, un ometto in tight, naso al vento e occhiali, e Antonio Conte col suo caschetto beat, il tecnico azzurro deve avere usato la sua “arcivernice” per riportare in vita e alla vittoria un Napoli dato per defunto un mese fa, insieme al suo allenatore, da osservatori malandrini e frettolosi. L’arcivernice di Conte è ben nota: lavoro, duro lavoro, sacrificio, dedizione, sudore e un pensiero fisso, la vittoria, che, poi, è l’arcivernice della sua stessa vita. Quella vita da mediano “a recuperar palloni lavorando sui polmoni”. La vita di un atleta onesto e leale. È questa la forza di Conte che coinvolge inevitabilmente i suoi giocatori, guidati e plasmati da una energia vera, da un esempio inoppugnabile, da un carisma genuino.
Prima di ogni tattica e strategia, Conte trasmette se stesso ai suoi giocatori. Un modello così vero e autentico che cattura ed esalta. Così Conte, per De Laurentiis, diventa il condottiero e, per Politano e Neres, “lo seguiremo sino alla morte”. Detto poi da Neres che, secondo il gossip da strapazzo, era tra i delusi non trovando immediata gloria. È successo che, al di là dell’emergenza degli infortuni, il lavoro di Conte a costruire e limare certi giocatori non ancora pronti è servito a lanciarli sul proscenio al momento opportuno. Ed ora sono protagonisti sfavillanti. E ha vinto la pazienza di aspettare il recupero degli indisponibili. Se, in Arabia, Neres è stato il fantastico pazzariello che ha scosso il Milan e ha abbattuto il Bologna e Hojlund un guerriero infinito, Lobotka è stato il protagonista assoluto della finale, un match sfolgorante per ampiezza di gioco, senso tattico e guida totale della squadra. E c’è ancora tanto Conte nel rilancio di Juan Jesus, nella fiducia in Hojlund, nel credito continuo dato a Politano e Spinazzola, nel nuovo ruolo di McTominay lontano dalla luce del gol per diventare un baluardo a centrocampo (assente ancora Anguissa) e nell’impiego di Elmas, detestato da tutti i soloni, ma jolly prezioso. Questo è Conte.
La cura dei dettagli e la forza trascinante un intero gruppo. La convinzione nelle proprie idee, però pronto a correggerle. L’abnegazione totale nel gestire un gioco che è fatica, concentrazione, dedizione. Dopo la finale di Riyadh si parla del Napoli “più bello” degli ultimi anni. I giocatori sono sempre i protagonisti veri. Dietro di loro, però, c’è questo artefice speciale che non vende fumo, non fa cene ruffiane, non si piega alle sconfitte, parla a muso duro, lavora duramente e vince. Antonio Conte. Vogliamo fare ancora i sopracciò sminuendone la passione autentica, l’esperienza, la perizia e gli allenamenti troppo duri che ora fanno correre un Napoli ad alto gradimento?
Abbonati per continuare a leggere
Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.
Basic
€ 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%€ 9,99al mese- 5 contenuti al mese
Più scelto
Plus
€ 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%€ 19,99al mese- 10 contenuti plus al mese
- Nessuna pubblicità
Best value
Pro
€ 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%€ 39,99al mese- Contenuti illimitati
- Supporto prioritario
Sei già abbonato?
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sugli argomenti che più ti interessano e vivere tutti i servizi di Corriere dello Sport–STADIO". Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto ciò che fa vibrare il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS

