Conte e i sapientoni

Leggi il commento sul momento del Napoli e sulle critiche rivolte al lavoro del tecnico azzurro
Massimiliano Gallo
Massimiliano Gallo

4 min

Pubblicato il 07.02.2026, 10:33

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Ricordate la festa scudetto? Il giro col pullman scoperto? Napoli ai piedi di Antonio Conte? Ecco. Se in Inter-Lazio Pedro quel rigore lo avesse sbagliato, Conte a Napoli sarebbe stato crocifisso. Gli sarebbe stato imputato di aver buttato il campionato pareggiando in casa del Parma. Pedro ha segnato, il Napoli ha vinto e lui è diventato il re della città.
È un preambolo doveroso per ricordare che nell’universo della tifoseria tutto è estremo, l’equilibrio è un vocabolo sconosciuto. E adesso le quotazioni di Conte non sono altissime. L’uscita prematura dalla Champions. Il meno nove dall’Inter in campionato. I tanti infortuni sulla cui natura e origine ovviamente non esiste una spiegazione scientifica (proprio ieri a Liverpool Slot si è lamentato per i numerosi calciatori finiti in infermeria) ma la voce del popolo non ha bisogno di prove. Il popolo sa, per definizione.

Napoli, gli infortuni e la 'scoperta' di Vergara

E adesso sa che Conte teneva nascosto, relegato in panchina, un gioiello di nome Vergara. «Perché fa giocare sempre gli stessi». «Perché non ama i giovani». Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere. In realtà le cose sono “leggermente” diverse. Va da sé che se ci fossero stati De Bruyne e Anguissa, come ha onestamente ricordato lo stesso Conte, Vergara col Chelsea non avrebbe giocato. È ovvio. Vale però la pena fare un passo indietro. Ai ritiri estivi di Dimaro e Castel di Sangro. Quando il tecnico osserva Vergara, lo studia, e decide che non è il caso di mandarlo a giocare in una squadra di Serie B. Può crescere di più in questo Napoli, sotto il suo sguardo. Con i suoi suggerimenti. Con quegli allenamenti che i tuttologi (oggi preparatori atletici, ieri virologi e così via) bollano come nocivi.

Il lavoro di Conte sul talento ex Reggiana

La realtà è che il lavoro quotidiano di Conte ha trasformato Vergara. Che non è un adolescente, ha 23 anni, quindi è un calciatore formato. Si è ulteriormente irrobustito dal punto di vista muscolare ed è cresciuto mentalmente e nella capacità di stare in campo. Non sono doni che elargiscono agli angoli delle strade, sono miglioramenti frutto dell’impegno quotidiano. Chi abbia minimamente praticato sport a livello agonistico, lo sa fin troppo bene. Basterebbe osservare la metamorfosi di Hojlund che in cinque mesi ha stravolto il proprio modo di interpretare il ruolo di centravanti e oggi protegge la palla spalle alla porta come non aveva mai fatto in vita sua.

Le parole di Costacurta sul lavoro del tecnico azzurro

L’altra sera, a Sky, Billy Costacurta, uno che di calcio qualcosina sa, ha ricordato che lui Vergara l’anno scorso lo seguiva perché guardava spesso le partite della Reggiana. «E non era così, non giocava così, non aveva questa personalità, non correva dietro l’avversario come gli ho visto fare contro Chelsea e Fiorentina». Chissà chi lo ha accompagnato lungo questo percorso. Chi gli ha mostrato che a calcio si può giocare diversamente. Ma tanto è inutile provare a spiegare. È fiato sprecato. Si procede per sentenze. Conta chi ha più follower. Nel mondo virtuale. In quello reale, ovviamente, lo scudetto lo vinci se hai un signor professionista che conosce il suo lavoro. E per questo viene pagato molto bene. Stranamente, l’università social è gratis.

 

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