Napoli, una mano Santos. E c’è una cosa che unisce Alisson e Kvara…

Al debutto in campionato si conferma un perfetto spaccapartite: quarto gol stagionale dalla panchina
Fabio Mandarini
4 min

Cambiano squadre, allenatori, città, stadi, tifosi, latitudini, longitudini e abitudini ma lui continua a tenere fede a se stesso e ai suoi principi: la famiglia sopra ogni cosa; spaccare le partite. Sì, Alisson è arrivato dal Portogallo con la fama dello spaccapartite e domenica ha dimostrato di meritarla in dodici minuti: entra, sgasa, dribbla, gol, 2-2. Buonasera a tutti: questo sono io. Lo sconosciuto s’è fatto conoscere in un attimo: Alisson de Almeida Santos, 23 anni, uno dei due brasiliani arrivati a gennaio, bahiano e figlio di un ex calciatore che nel sangue ha velocità, imprevedibilità e l’attimo fuggente. Quella segnata alla Roma al debutto in campionato con il Napoli è stata la quarta rete in corsa della sua stagione. Una specialità: tre con lo Sporting Lisbona più quella, bellissima, al Maradona. Importante, magari non quanto quella realizzata contro l’Athletic Bilbao e valsa la qualificazione diretta agli ottavi di Champions, ma certamente tanto per il destino del Napoli. E poi, beh, che stile. Velocità, strappi, slalom: con le dovute proporzioni, ha ricordato un po’ il primo Neres. David, però, preferisce partire a destra, e così è dal mito di Kvara che dovrà trarre ispirazione. Per il momento siede sul divano che fu di Khvicha: Alisson, per una mera casualità, vive proprio nella casa di Posillipo che ospitava la famiglia Kvaratskhelia.

Il sogno Seleçao

L’uomo meno atteso del mercato di gennaio, un esterno che allo Sporting non era titolare e che il Napoli ha preso in prestito con diritto di riscatto (3,5+17 milioni), ha lasciato subito il segno. Il cambio al 70’, la festa all’82’. Poi, abbracci e baci: in tribuna ci sono mamma Aldia in maglia azzurra e il fratello Tanja in maglia bianca del Napoli, le colonne della sua esistenza insieme con papà Adailton detto Ady o Messias, giramondo brasiliano del calcio con trascorsi in Finlandia, Saudi, Libia e Tunisia. Anche Alisson ha vissuto in Tunisia e come il padre ha la cittadinanza, ma rispetto a Messias, che in nazionale tunisina ha giocato due volte sognando (invano) il Mondiale di Corea e Giappone 2002, quello dello scontro Italia-Byron Moreno, non ha intenzione di cedere al fascino nordafricano: lui, insegue la Seleçao.

Le origini

A rivelarlo, dopo l’arrivo allo Sporting, fu sua madre: la signora Aldia de Silva Almeida, parrucchiera a Vitoria da Conquista che fa la spola tra lo Stato di Bahia e le squadre di suo figlio. La loro vita è stata piena di avventure, dribbling ai problemi economici e gol all’incrocio: dopo la separazione tra Messias e donna Aldia, Alisson e sua madre tornarono in Brasile e poi volarono in Portogallo a caccia di giornate meno dure. All’epoca lui non giocava ancora a calcio e la signora lavorava come domestica nei pressi dello stadio dello Sporting: anni dopo Rui Borges, uno degli allenatori più interessanti e meno pubblicizzati del momento, ha creduto in lui e lo ha fatto esordire in campionato e in Champions, ottenendo in cambio 3 gol e gli ottavi. E ora è toccato a Conte: buona, buonissima la prima. Obrigado. E arrivederci a Bergamo.

 

 


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