I 100 anni del Napoli 1926-2026: "Una città fantastica e una grande squadra"

I 100 anni del Napoli 1926-2026: "Una città fantastica e una grande squadra"

Un secolo d'amore, un capitolo alla volta. Una storia lunga e gloriosa che abbiamo deciso di ripercorrere con due uscite settimanali ogni mercoledì e sabato grazie al meraviglioso racconto di Mimmo Carratelli
Mimmo Carratelli
12 min

Zuffa e baruffa immediata. Di fronte alla rivelazione di aridi cronisti pedanti che hanno fissato nel 25 agosto 1926, un mercoledì, il giorno della fondazione del Napoli, insorge il cuore ardente del popolo tifoso a difesa totale e incontrovertibile dell’1 agosto 1926. Ecco, dicono, la data mitica e il giorno affascinante sempre onorati e festeggiati come alba primigenia della storia azzurra, tant’è che da tempo immemorabile, allo stadio, sale il coro “Primo agosto pioveva, di domenica era. Maglia in lana e un pallon, e nasceva l’amor”, certificato sonoro e sentimentale della data esatta dell’inizio. È guerra fra tradizione e cronaca, fra sentimento e ragione. 1 agosto 1926, era domenica, il giorno una volta sacro del pallone, quindi il giorno più adatto perché il Napoli vedesse la luce, e poi sotto il segno del leone, questo è il giorno vero, non il 25 agosto, per giunta un mercoledì e sotto il segno della Vergine, e noi, che vergini non siamo, essere leoni vogliamo. Al cor non si comanda. Resta l’1 agosto 1926 nella cultura popolare. Però gli aridi cronisti pedanti insistono quale primo agosto, ma quale domenica primo agosto. Qui stanno i ritagli dei giornali dell’epoca, il Napoli è nato nel Palazzo Mastelloni di piazza Carità mercoledì 25 agosto 1926 alle nove di sera e al secondo piano. Fate voi. Correggete libri, agende e sussidiari. Risposta da Forcella e dal Vasto, dalla Vicaria e dalla Duchesca: ma il cuore non si corregge.

Sfumando la diatriba del battesimo, che cos’era Napoli quando nacque il Napoli. La Belle Epoque era al tramonto. Ah, la Belle Epoque, che cosa era stata, che cosa ne restava. Napoli era la città più popolosa d’Italia e l’unica con più di mezzo milione di abitanti (400mila a Milano, 380mila a Roma). Si facevano grandi lavori. Nel biennio 1927-1929, fu aperto il tunnel della Vittoria che collegò la zona del porto alle vie eleganti del quartiere Chiaia. Il quartiere Santa Lucia brillava con i suoi alberghi lussuosi, i numerosi ristoranti, i café-chantant e i circoli velici. La collina napoletana, poco urbanizzata, era ricca di verde, il Vomero era campagne e orti, e villette civettuole. Numerose erano nel porto le agenzie e gli agenti marittimi e commerciali del nord Europa. I rapporti con gli stranieri non erano solo economici, ma anche culturali. Il Circolo italo-britannico di via dei Mille era il più elegante della città. A Napoli vivevano inglesi, francesi, belgi, svizzeri, tedeschi, olanesi. Gutteridge, Codrington, Forquet erano i cognomi più conosciuti anche perché figuravano sulle insegne di molti negozi. I settori economici più vivaci erano quelli dei tessuti, delle granaglie, dei cantieri navali e della navali e della navigazione oceanica. Fiorivano centinaia di imprese: concerie, fonderie, fabbriche di oggetti d’argento, fornaci di laterizi. Al Vomero, la Lombardo Film, una delle prime industrie cinematografiche italiane con stabilimenti in via Solimena, produceva pellicole di successo.

Napoli contava 900 abbonati al telefono. Dovevano azionare una manovella per mettersi in contatto con le signorine del centralino alle quali davano il numero dell’abbonato col quale volevano parlare. Dal 1928 le comunicazioni divennero automatiche. Nell’ottobre del 1926, dagli studi all’ultimo piano di un palazzo in via Cesareo Console, cinque stanze con vista sul golfo, fu diffusa la prima trasmissione radiofonica locale sulla lunghezza d’onda 333,3. Napoli fu una delle prime città italiane ad essere dotata di una stazione trasmittente. Ernesto Murolo raccontava al microfono la storia della città e interpretava canzoni napoletane. Seguirono radiocronache dall’ippodromo dell’Arenaccia e collegamenti con i locali da ballo. Furoreggiavano le orchestre di Tagliaferri e Petralia. L’abbonamento alla radio costava 8,75 lire. Nel 1927 fu completata la linea “direttissima” con Roma. Era stata immaginata nel 1871. Il progetto esecutivo fu redatto nel 1902. I lavori iniziarono nel 1907. Durarono vent’anni per le difficoltà degli scavi dei tunnel. Numerosi erano i giornali: il “Roma”, “Il Mattino”, “Il Mattino illustrato”, “Il Mezzogiorno”, “Il Mezzogiorno Sportivo”, il “Corriere di Napoli", Il Pungolo”, “Il Piccolo”, “Tutti gli sports” in rotocalcio e illustratissimo. Per le donne “Modella” e “Modellina”. Tanti i giornali umoristici tra i quali i più letti erano il “6 e 22”, “Monsignor Perrelli” e “Vaco ‘e pressa”. La redazione de “Il Mezzogiorno Sportivo” aveva i balconi che davano su piazza Trieste e Trento. Per le più importanti trasferte del Napoli, il redattore capo Felice Scandone vi si affacciava urlando ai tifosi in strada le notizie sulla partita man mano che gli “inviati” le trasmettevano agli stenografi del giornale.

Otto teatri erano in attività. Il San Carlo e il Bellini ospitavano gli spettacoli lirici. La prosa e il varietà trovavano posto al Politeama, al Sannazaro, al Fiorentini, al Mercadante, al Nuovo, al San Ferdinando. Il Sannazaro diventò la sede stabile della “Compagnia del teatro umoristico i De Filippo” dopo che Eduardo e Peppino si erano esibiti al cinema-teatro Kursaal in via Filangieri. Numerosi erano i caffè, il celebre Gambrinus e gli altrettanto famosi Caflish e Van Bol & Feste. Le corse dei cavalli si svolgevano al Campo di Marte, dov’è oggi l’aeroporto di Capodichino.

Fiorivano i Circoli nautici, centri di attività sportiva e di vita mondana, con serate letterarie, giochi di carte e balli. Ce n’erano cinque: l’Italia, il Savoia, la Rari Nantes, i Canottieri Napoli, il Posillipo che si chiamava allora Giovinezza. Suggestivi yacht erano alla fonda nella rada di Santa Lucia tra i quali primeggiava il superbo “Caprice” di 22 tonnellate dell’armatore Emilio Anatra, mecenate, musicista e skipper. Bellissimo era il due alberi “Surprise” dei principi di Fondi che regatavano in tight. Il principe Emanuele Filiberto, duca d’Aosta, abitava nella Reggia di Capodimonte i cui salotti erano il luogo di ritrovo della nobiltà napoletana.

L’Eldorado-Santa Lucia, al Borgo Marinari, era un immenso stabilimento balneare e termale, con duecento cabine in muratura, un teatro estivo e un dancing. Tutt’attorno, una corona di ristoranti che si chiamavano Palummo, Pastafina, Starita. Una intraprendente ragazza di Gaeta, Teresa Fusco, che faceva la “tarallara”, venditrice di taralli, creò Zi’ Teresa. La figlia del bersagliere Roderigo del Tufo, Emilia del Tufo, aprì la Bersagliera, ristorante famoso per i maccheroni al pomodoro.

Erano sulla bocca di tutti due canzoni allegre, “Lilì Kangy” e “Ninì Tirabusciò”. Spopolavano i grammofoni a tromba della Polyphon con le voci popolari di Gennaro Pasquariello, che cantava “Lacreme napulitane”, e di Elvira Donnarumma, grandi interpreti delle canzoni napoletane incise su dischi di vinile a 78 giri, prodotti dalla prima casa discografica di Napoli, la Phonotype Record. Anna Fougez, diva del caféchantant, contorcendosi tutta e accarezzandosi voluttuosamente le braccia nude, cantava “Vipera” di E.A. Mario. Anna Fougez era il nome d’arte di Maria Annina Laganà-Pappacena. Era di Taranto.

Nei ristoranti andavano di moda i “posteggiatori” che componevano quasi sempre un trio, il chitarrista, il violinista e il cantante. Erano famosi il mandolinista Mimì Pedullà, detto “manella d’oro”, e il violinista Salvatore Di Maria, detto “’nchiastillo” che voleva dire gingillo. Al Teatro delle Varietà, in via Chiatamone, la soubrette romana Maria Campi, ballando la rumba, un ritmo che aveva appreso in Svezia, rendeva popolarissima la “mossa”: un colpo d’anca improvviso, da mozzare il fiato, dopo una lunga e provocante torsione del ventre mettendo in risalto le curve femminili. Quel colpo l’aveva inventato la cantante napoletana Maria Borsa che si esibiva al Teatro Partenope di via Foria. Al Teatro Eden, il fantasioso Michele Testa, che si era imposto un romantico pseudonimo, in frac foulard e monocolo annunciava le sue canzoni ammiccanti presentandole così: “Versi di Armando, musica di Gill, canta Armando Gill”. La cantante appassionata Gilda Mignonette, che in realtà si chiamava incredibilmente Griselda Andreatini, ed era nata nel quartiere popolare della Duchesca, partiva per l’America dove avrebbe straziato gli emigrati col suo pezzo forte, “Santa Lucia luntana”. Al cinema, i napoletani si appassionavano ai film di Francesca Bertini e Lyda Borelli, le donne fatali di celluloide.

In quel 1926, davano spettacolo al “Miramare” due ballerine francesi, Edmonde e Christiane Guy, che sconvolsero gli uomini brillanti della città, tra cui Francesco Caravita, principe di Sirignano, aristocratico viveur, ballerino, giramondo, caprese di elezione e pilota di una Maserati otto cilindri con cui correva nelle competizioni sportive su strada. Nel 1926 Napoli era la città delle canzoni e dei mandolini. Benedetto Croce aveva 60 anni, Eduardo De Filippo 26, Totò 28, Salvatore Di Giacomo 66, lo scultore Vincenzo Gemito ne aveva 74 e Matilde Serao, la più popolare e amata giornalista, aveva 70 anni. Raffaele Viviani aveva 38 anni e scriveva commedie teatrali in dialetto, autore-attore beffardo e violento, compositore di suggestivi canti di malavita. Recitava le sue commedie dure e sanguigne, ma non disdegnava i palcoscenici del varietà dove si esibiva in doppipetti grigi a quadrettini.

I primi tifosi del Napoli si riunirono al Bar Brasiliano, in Galleria. I napoletani si appassionavano molto al ciclismo. Il Giro d’Italia faceva tappa a Napoli. Nel 1926 vinse Costante Girardengo, il campionissimo. Ma il campione più amato dai napoletani sarebbe stato Learco Guerra, la locomotiva umana, dominatore dei Giri della Campania negli anni Trenta. Il canottaggio celebrava a maggio la Coppa Lysistrata, la più antica gara remiera d’Italia, nata nel 1909. Nelle acque antistanti via Caracciolo, gli equipaggi dei circoli nautici cittadini si davano una forsennata battaglia sui duemila metri del percorso fra le onde. Il Circolo Savoia e il Circolo Italia dominarono nelle prime quattordici edizioni. Ai remi si cimentarono anche le ragazze da quando, nel 1905, la baronessa Enrica Cottrau inventò le regate femminili.


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