C'era una volta a Napoli il derby cittadino

Dalla costola del Naples nacque nel 1911 l’Internazionale: maglia blu notte e collettino bianco. Si affrontarono per la prima volta il 21 aprile 1912 per l’assegnazione del titolo campano, divenne una sfida infinita
Mimmo Carratelli

Si può ipotizzare che, siccome nel Naples si parlavano troppe lingue, fra inglesi, svizzeri, danesi e napoletani, dopo sei anni di convivenza finirono col non capirsi più. Alcuni puntarono i piedi e poi puntarono baracca e burattini andandosene per fondare una nuova società di calcio. Si chiamavano Hector Bayon, Adolfo Reichlin, Francesco Dresda, Augusto Barbati, lo svizzero Emil Steinegger, poderoso difensore centrale di un metro e 90 che, in campo, si lamentava sempre con i compagni (“Tiene sempre il balle fra le piede, e passa un poco, sante tiafolo!”), Paolo Scarfoglio e soprattutto Luigi Stolte, il capo della rivolta e campione di canottaggio che nella nuova società ricoprì la carica alla quale ambiva, fare il presidente. Hector Bayon fece da direttore sportivo. Al Naples non ne fecero un dramma. Emilio Anatra divenne presidente e fu allestita una squadra con maggiore presenza di calciatori napoletani tra i quali lo studente di ingegneria Guido Cavalli in porta, i difensori Gaetano Del Pezzo di Caianiello, futuro docente universitario di geometria proiettiva, Mario Argento all’ala sinistra, schermidore, ciclista e poi giornalista, Carlo Garozzo, studente di belle arti, i marchesini Paduli, tre fratelli Bruschini e via così.

Nel 1911 nasce l'Internazionale dalla costola del Naples

Dalla costola del Naples, come si suole dire, e dalla rivolta nacque nel 1911 l’Internazionale, seconda squadra cittadina con l’eccitante prospettiva di infuocati derby, maglia blu notte (i dark blues) e collettino bianco, campo di gioco di proprietà ad Agnano, recintato, con ingresso a pagamento (cinquanta centesimi) e casotto-spogliatoio. Il Naples lasciò il terreno di via Campegna e si avvicinò ai rivali sistemandosi sui terreni del Tiro a segno ad Agnano. L’Internazionale si definì “una compagnia di aristocratici con contorno di svizzeri e inglesi”. In porta Pepè Cangiullo, campione di tuffi in acqua e in area di rigore. All’ala destra il duca di Serracapriola, velocissimo. Mezzeali Gennaro Fermariello, futuro sindaco di Napoli, e l’ingegnere e canottiere di vaglia e di origini inglesi Alfredo Pattison. L’Internazionale minacciò di offuscare la stella del Naples inanellando una serie di successi. La squadra debuttò contro i marinai della nave inglese “Romanje” e vinse 3-1. Era il 5 novembre 1911. I campionati regionali proposero finalmente l’attesissimo derby fra le due formazioni napoletane.


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Dal primo derby del 21 aprile 1912 una sfida infinita

L’Internazionale aveva il covo del tifo in via Medina, il Naples l’aveva alla Pignasecca dove abitavano i fratelli Bruschini. Spesso i supporters delle due squadre si ritrovavano alla birreria di Gustavo Stern (uno chop di birra costava 25 centesimi) dando luogo a vivacissimi conviviali. Internazionale e Naples si affrontarono per la prima volta il 21 aprile 1912 per l’assegnazione del titolo campano. Il derby divenne una sfida infinita. Quel primo confronto per la conquista dello scudetto regionale durò quasi nove ore. Successe che, al primo incontro, l’Internazionale prevalse 4-3 sul suo campo, ma fu sconfitto 1-3 su quello dei rivali. Si rese necessaria la “bella”. Nella terza partita, fermandosi il risultato sull’1-1, si andò ai tempi supplementari protratti fino a che l’oscurità, dopo due ore e venti minuti di gioco, interruppe la gara. Titolo regionale ancora in ballo e quarta sfida, ma anche stavolta non prevalse nessuna delle due squadre (2-2). Si andò al quinto match (19 maggio 1912) e stavolta l’Internazionale ebbe la meglio battendo il Naples 2-1 e aggiudicandosi il titolo campano. La fierissima rivalità si protrasse per dieci anni nei campionati regionali, sino al 1922. Alla fine, il conto dei derby fu di sette vittorie per l’Internazionale, sei per il Naples e quattro pareggi. Ventotto gol per i “dark blues” e 29 per i blu-celeste. Internazionale e Naples riuscirono a disputare, una volta a testa, le finali Centrosud. Ne uscì malissimo l’Internazionale nel 1920 contro Livorno e Audace Roma senza vincere neanche una gara. Il Naples, nel 1921, si qualificò per il girone finale subentrando alla Puteolana, squalificata per illecito. I blu-celeste affrontarono Livorno e Lazio. Batterono la Lazio ad Agnano 4-2 e pareggiarono a Roma 4-4. In porta, nella Lazio, giocava Fulvio Bernardini. Aveva sedici anni. Umiliato dai gol dei napoletani (fra andata e ritorno Ernesto Ghisi gliene segnò tre e Ninò Bruschini due), Bernardini decise di cambiare ruolo. Prima centravanti e poi centromediano, diventando uno dei più forti giocatori italiani. Il girone del Centrosud si concluse con la vittoria del Livorno, secondo il Naples, ultima la Lazio.


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Il cavaliere Emilio Reale irrompe nel calcio e inventa il "vivaio"

Irruppe nel calcio il cavaliere Emilio Reale, uomo robusto con ufficio in via Depretis, patito di corse al galoppo, incontrando in Villa Comunale Ugo Del Monte, nipote di Giorgio Ascarelli, che lo trascinò al Tiro a segno a vedere una partita fra Naples e Internazionale. Emilio Anatra, presidente del Naples, gli offrì la vicepresidenza del club che il cavaliere Reale accettò con entusiasmo. Non fu molto fedele, il cavaliere, ai colori blu-celeste perché non tardò a farsi attrarre dal club rivale, l’Internazionale, fino a diventarne il presidente (1918). Dimenticò i purosangue del Campo di Marte e si dedicò al football. Ingaggiò un tecnico austriaco, Bino Shasa, cui affidò anche il compito di scoprire talenti. Fu così che Reale inventò il “vivaio”, il settore giovanile. Bino Shasa ebbe la fortuna di scovare due ragazzi promettentissimi, Attila Sallustro, che aveva tredici anni, e il coetaneo Massimo Pensa. Li vide giocare in Villa Comunale e li aggregò alle giovanili dell’Internazionale.

La fusione e la nascita dell'Internaples nel 1922

Intanto, Naples e Internazionale erano in crisi. Non ce la facevano ad andare avanti. Non riuscivano a sfondare nel calcio campano, Puteolana e Bagnolese erano più forti. Il cavaliere Reale trovò la soluzione. Invitò al Circolo Canottieri Savoia Gaetano Del Pezzo del Naples e Hans Jenni dell’Internazionale che ne era il presidente, il cassiere, il capitano e il bigliettaio. La soluzione, se tutti erano d’accordo, era una bella fusione fra i due club. Non ci furono obiezioni e, vinte le rivalità, Naples e Internazionale si fusero. Fondendo anche i nomi, dettero vinta all’Internaples (1922). Maglia blu mare con risvolti celesti. Campo di gioco il terreno dei militari all’Arenaccia creato dal generale Albricci, comandante del Corpo d’armata di Napoli. Presidente: Giorgio Ascarelli. In squadra, giocatori delle due formazioni precedenti. L’Internaples, nel 1922-23, partecipò al girone campano superando Stabia, Cavese e Bagnolese. Col Savoia di Torre Annunziata si qualificò per le semifinali Sud e qui fece fiasco perdendo tutte e sei le partite contro Lazio, Ideale Bari e Libertas Palermo. Andò meglio nella stagione successiva (1923- 24) dominando nel girone campano, con due batoste assestate alla Salernitana (5- 1 fuori, 5-0 in casa), ma non ebbe fortuna nelle semifinali vincendo una sola partita contro l’Audace di Taranto. Al terzo tentativo (1924-25) l’Internaples non riuscì neanche a qualificarsi per le semifinali Sud, sopravanzato da Savoia e Cavese.


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L'arrivo di Carcano e del baby prodigio Ferrari

La svolta avvenne nella stagione 1925-26 quando Ascarelli ingaggiò il milanese Carlo Carcano che aveva giocato centrosostegno nell’Alessandria. Carcano aveva 34 anni e arrivò nel duplice ruolo di giocatore e allenatore. Portò un ragazzo diciottenne di Alessandria, Giovanni Ferrari, che aveva coccolato nella squadra piemontese predicendone un grande avvenire. Predizione azzeccata. Ferrari avrebbe vinto scudetti a josa con Juve, Inter e Bologna e sarebbe stato campione del mondo nel 1934 e nel 1938. L’Internaples di Carcano debuttò nel girone campano contro la Bagnolese (4-2) il 29 novembre 1925, giorno che segnò l’esordio di Attila Sallustro a 17 anni. I giovanissimi Sallustro e Ferrari erano le mezz’ali di quella squadra, Ernesto Ghisi il centravanti, Pelvi in porta e Minter in difesa. L’Internaples segnava gol a valanga. Dieci a Caserta, sei contro la Puteolana, altri sei contro lo Stabia. In sette partite segnò 33 gol e guadagnò facilmente l’accesso alle semifinali Sud. Fu una nuova cavalcata contro Messinese, Fortitudo Roma, Anconitana e Liberty Bari. Altri 23 gol a segno. Quelli del “tridente” d’attacco furono i cannonieri di delle due fasi: 18 gol Ernesto Ghisi (che in una sola partita ne segnò sei, nel 10-0 a Caserta), 16 reti Ferrari,11 Sallustro. La squadra guadagnò la qualificazione alla finalissima del Sud, avversario l’Alba Roma, partite di andata e ritorno sui campi delle due squadre.

Dai tumulti dell'Arenaccia alla nascita del Napoli

All’Internaples toccò iniziare in trasferta, il 7 luglio 1926. Carcano schierò questa formazione: Pelvi; Minter, Iaquinto; Marra, Ghisi II, Toth; Fiorini, Sallustro, Ghisi I, Ferrari, Sacchi. La partita, contrassegnata da un continuo lancio di pomodori, in un clima decisamente ostile ai napoletani, andò male e si concluse di brutto. I romani dilagarono segnando sei gol. Il pubblico si scatenò a fine gara. Successe di peggio nel match di ritorno all’Arenaccia. Il clamoroso scarto di gol dell’andata (6-1) non la#sciava speranze per una rimonta che non ci fu (1-1). Il pubblico napoletano, anche per vendicare i pomodori dell’andata, si lasciò andare a un pomeriggio di follia. Carcano e Ferrari, impauriti, dopo la partita se le filarono ad Alessandria senza tornare più. I tumulti dell’Arenaccia costarono all’Internaples la squalifica di un anno, poi ridotta a due mesi. La squadra andò a giocare sul campo dell’Ilva Bagnoli. Ma non ricominciò il campionato perché Giorgio Ascarelli ebbe l’idea che portò finalmente a fondare un’unica squadra napoletana col nome della città.


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Si può ipotizzare che, siccome nel Naples si parlavano troppe lingue, fra inglesi, svizzeri, danesi e napoletani, dopo sei anni di convivenza finirono col non capirsi più. Alcuni puntarono i piedi e poi puntarono baracca e burattini andandosene per fondare una nuova società di calcio. Si chiamavano Hector Bayon, Adolfo Reichlin, Francesco Dresda, Augusto Barbati, lo svizzero Emil Steinegger, poderoso difensore centrale di un metro e 90 che, in campo, si lamentava sempre con i compagni (“Tiene sempre il balle fra le piede, e passa un poco, sante tiafolo!”), Paolo Scarfoglio e soprattutto Luigi Stolte, il capo della rivolta e campione di canottaggio che nella nuova società ricoprì la carica alla quale ambiva, fare il presidente. Hector Bayon fece da direttore sportivo. Al Naples non ne fecero un dramma. Emilio Anatra divenne presidente e fu allestita una squadra con maggiore presenza di calciatori napoletani tra i quali lo studente di ingegneria Guido Cavalli in porta, i difensori Gaetano Del Pezzo di Caianiello, futuro docente universitario di geometria proiettiva, Mario Argento all’ala sinistra, schermidore, ciclista e poi giornalista, Carlo Garozzo, studente di belle arti, i marchesini Paduli, tre fratelli Bruschini e via così.

Nel 1911 nasce l'Internazionale dalla costola del Naples

Dalla costola del Naples, come si suole dire, e dalla rivolta nacque nel 1911 l’Internazionale, seconda squadra cittadina con l’eccitante prospettiva di infuocati derby, maglia blu notte (i dark blues) e collettino bianco, campo di gioco di proprietà ad Agnano, recintato, con ingresso a pagamento (cinquanta centesimi) e casotto-spogliatoio. Il Naples lasciò il terreno di via Campegna e si avvicinò ai rivali sistemandosi sui terreni del Tiro a segno ad Agnano. L’Internazionale si definì “una compagnia di aristocratici con contorno di svizzeri e inglesi”. In porta Pepè Cangiullo, campione di tuffi in acqua e in area di rigore. All’ala destra il duca di Serracapriola, velocissimo. Mezzeali Gennaro Fermariello, futuro sindaco di Napoli, e l’ingegnere e canottiere di vaglia e di origini inglesi Alfredo Pattison. L’Internazionale minacciò di offuscare la stella del Naples inanellando una serie di successi. La squadra debuttò contro i marinai della nave inglese “Romanje” e vinse 3-1. Era il 5 novembre 1911. I campionati regionali proposero finalmente l’attesissimo derby fra le due formazioni napoletane.


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