Napoli, il dg dell'area business Bianchini: "Il modello Napoli tra stadio, maglie, ricavi e trofei". E sulla profezia di Conte...© FOTO MOSCA

Napoli, il dg dell'area business Bianchini: "Il modello Napoli tra stadio, maglie, ricavi e trofei". E sulla profezia di Conte...

Le parole del dirigente del club azzurro sulla questione dell'impianto e sulla profezia dell'allenatore: ecco cosa ha detto

Tommaso Bianchini è al centro del percorso futuro del Napoli. Il direttore generale dell'area business degli azzurri è stato un tassello fondamentale dal 2022 per la crescita esponenziale del club, sia a livello sportivo che aziendale. Ora però, dopo i successi sul campo e il consolidamento della reputazione del club, il Napoli vuole un ulteriore step per crescere ancora. Bianchini lo ha raccontato a Calcio e Finanza, concentrandosi sulla questione stadio: "Oggi dallo stadio incassiamo 30 milioni quando potremmo guadagnarne 100 e quindi paghiamo un mancato introito di 70 milioni. E nel tempo questo divario si accumula, diventa strutturale. Con uno stadio da 60.000 posti cambierebbe tutto. Non tanto per i biglietti tout court quanto per le aree hospitality, perché oggi il calcio si gioca molto su quanti posti hai di questo tipo. Noi ne abbiamo circa 1.200, ma per stare al passo ne servirebbero 6-7.000".

Napoli, Bianchini sulla questione stadio: "Comune e club hanno interessi diversi"

Quando gli viene chiesto della situazione con il Comune di Napoli sullo stadio risponde: "Il Comune ha una sua visione e degli obblighi nei confronti della città; il Napoli ha un'altra visione, legata alla necessità di aumentare i ricavi e patrimonializzare l'asset. Sono interessi in parte diversi, anche se condividono un obiettivo comune, cioè migliorare i servizi per la città". Le visioni differenti delle due parti emergono qui: "Il Comune sta lavorando a un progetto di ristrutturazione del Maradona, con fondi che dovrebbero arrivare dalla Regione Campania. Il Napoli, invece, guarda alla possibilità di uno stadio di proprietà in una zona ben collegata. Il Maradona è letteralmente dentro la città e quando ci sono le partite il flusso delle persone passa tra le case, non ci sono parcheggi adeguati. Ci sono residenti che vivono dentro il percorso di accesso allo stadio. Questo dà bene l'idea dei limiti strutturali dell'impianto attuale. È una presenza davvero ingombrante, quando il Napoli gioca si blocca la città".


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"Stadio Maradona? È evidente che serve tutt'altro tipo di struttura"

Uno stadio di proprietà con altre possibilità a livello di allargamento strutturale è una questione centrale per il club: "È evidente che serve tutt'altro tipo di struttura. Avere 6-7 mila posti hospitality significa anche dover garantire servizi adeguati: parcheggi, accessibilità, viabilità. Servirebbero 5-6 mila posti auto, non i circa 200 disponibili oggi. Questo fa capire quanto l'impianto attuale sia limitato. Poi è chiaro che servono autorizzazioni, investimenti, un percorso condiviso: non si tratta di uno scontro, ma del fatto che ciascuno deve portare avanti il proprio ruolo". Inoltre, la questione stadio mette anche un freno alla crescita sportiva della squadra: "Il Napoli è arrivato quasi al massimo del proprio potenziale senza infrastrutture adeguate. La crescita degli ultimi anni, trainata anche dai risultati sportivi, ha portato il club a un livello molto alto, ma per mantenerlo diventa obbligatorio aumentare i ricavi. Perché sui ricavi commerciali, sponsor e merchandising, il Napoli ha ancora qualche margine, ma prima o poi si raggiunge un limite fisiologico".

Lo stadio per sostenere le ambizioni del club e di Conte

Il vero salto di qualità arriverebbe da uno step successivo nello stadio: "È lì che si gioca la possibilità di consolidare il livello raggiunto. Parlavo di 70 milioni di mancati ricavi per essere conservativi, ma possono diventare anche 80-90, dipende da cosa fai. Perché poi lo stadio non è solo calcio: se ampli la gamma dei servizi quel numero cresce. E sono risorse fondamentali, perché servono a finanziare la crescita strutturale della squadra". Un nuovo stadio all'avanguardia andrebbe anche a coincidere con le ambizioni sempre altissime dell'allenatore degli azzurri, Antonio Conte: "È un vincente, è arrivato a Napoli dopo una stagione deludente e ha vinto subito due titoli. Però se vuoi continuare a vincere e restare a quei livelli, servono giocatori adeguati, una rosa ampia, una struttura che regga quel tipo di ambizione. È tutto collegato. Si può crescere anche in modo organico, come ha fatto il Napoli sinora, ma un salto da 70-80 milioni di ricavi in più in un anno lo fai solo attraverso le infrastrutture. Non esistono altre leve di quella portata".


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La profezia di Conte sulla Champions

Lo step successiva che deve fare il Napoli deve riflettersi anche sul campo: "Oggi siamo entrati in una terza fase della vita del Napoli, che secondo me è la più complessa: quella della competizione in Europa. All'estero le squadre con cui ti confronti hanno fatturati doppi, tripli, quadrupli rispetto al tuo. Puoi essere anche bravissimo ma il divario economico è così ampio che diventa più difficile competere, e basta poco per uscire magari già nelle prime fasi".

"Conte aveva ragione, ma in Italia il livello si sta alzando"

Bianchini poi ha parlato della profezia che fece Conte anni fa: "Il nostro allenatore, oltre un decennio fa, profetizzò che nessun club italiano avrebbe vinto la Champions per parecchi anni, e il tempo gli ha dato ragione. Ma anche in Italia il livello si sta gradualmente alzando. Inter e Milan stanno lavorando insieme al nuovo stadio, la Roma ha annunciato il proprio progetto, la Juventus ha già l'impianto: significa che anche le altre stanno investendo per crescere strutturalmente. Noi, invece, siamo obbligati ad avviare adesso la terza fase, quella delle infrastrutture. Perché se non partiamo con l'idea di dotarci di strumenti che permettano di generare ricavi extra-sportivi al livello degli altri club, nel giro di 4-5 anni, quando le altre big italiane saranno a regime con i nuovi impianti, il gap diventerà molto difficile da colmare".


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La coppia De Laurentiis-Chiavelli: "Uno ha visione, l'altro i piedi per terra"

Il direttore generale dell'area business del Napoli ha parlato anche di come funzione il sistema Napoli e quali sono i suoi punti di forza: "Il Napoli ha una grande peculiarità che è incarnata dal tandem di competenze manageriali composto da Aurelio De Laurentiis e da Andrea Chiavelli, che è l'amministratore delegato ma soprattutto l'anima finanziaria del club. Uno ha visione, l'altro ha i piedi per terra e capisce se la visione è sostenibile o meno. Chiavelli lavora con De Laurentiis da prima ancora di entrare nel calcio e sono una coppia professionale solidissima". A Bianchini viene chiesto anche dell'idea di De Laurentiis degli ammortamenti a quote decrescenti: "Da cosa viene? Dalla sua visione imprenditoriale. De Laurentiis ha preso un bagaglio di competenze maturato nel cinema e lo ha trasferito nel calcio. Ma è importante sottolineare che non lo ha fatto da solo: accanto a lui c'è una figura di altissimo livello finanziario come Chiavelli, che rappresenta la mente economica dietro molte operazioni".

"Il Napoli ha retto grazie alla competenza di un imprenditore visionario"

Infine un'analisi delle diverse fasi dell'era De Laurentiis a Napoli, lunga ormai 22 anni: "Una fase cruciale dell'era De Laurentiis è quella dal 2004 al 2018, cioè la costruzione del modello sportivo, peraltro caratterizzata da una presenza quasi costante in Europa una volta tornati in Serie A. Una continuità che ha permesso di creare valore per centinaia di milioni, che non è stato disperso ma è rimasto all'interno dell'azienda diventando una sorta di salvadanaio". Una solidità costruita negli anni che ha permesso al club di resistere anche ai periodi più difficili: "Ed è proprio questo che ha consentito al Napoli di reggere anche momenti difficili, come il periodo del Covid: tutto ciò che era stato costruito prima ha permesso di attraversare senza contraccolpi due o tre stagioni drammatiche per il calcio. Senza quella lungimiranza finanziaria, forse il club non avrebbe retto. E questo risultato non deriva da immissioni illimitate di risorse della proprietà, ma dalla competenza di un imprenditore visionario e del suo braccio destro".


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Tommaso Bianchini è al centro del percorso futuro del Napoli. Il direttore generale dell'area business degli azzurri è stato un tassello fondamentale dal 2022 per la crescita esponenziale del club, sia a livello sportivo che aziendale. Ora però, dopo i successi sul campo e il consolidamento della reputazione del club, il Napoli vuole un ulteriore step per crescere ancora. Bianchini lo ha raccontato a Calcio e Finanza, concentrandosi sulla questione stadio: "Oggi dallo stadio incassiamo 30 milioni quando potremmo guadagnarne 100 e quindi paghiamo un mancato introito di 70 milioni. E nel tempo questo divario si accumula, diventa strutturale. Con uno stadio da 60.000 posti cambierebbe tutto. Non tanto per i biglietti tout court quanto per le aree hospitality, perché oggi il calcio si gioca molto su quanti posti hai di questo tipo. Noi ne abbiamo circa 1.200, ma per stare al passo ne servirebbero 6-7.000".

Napoli, Bianchini sulla questione stadio: "Comune e club hanno interessi diversi"

Quando gli viene chiesto della situazione con il Comune di Napoli sullo stadio risponde: "Il Comune ha una sua visione e degli obblighi nei confronti della città; il Napoli ha un'altra visione, legata alla necessità di aumentare i ricavi e patrimonializzare l'asset. Sono interessi in parte diversi, anche se condividono un obiettivo comune, cioè migliorare i servizi per la città". Le visioni differenti delle due parti emergono qui: "Il Comune sta lavorando a un progetto di ristrutturazione del Maradona, con fondi che dovrebbero arrivare dalla Regione Campania. Il Napoli, invece, guarda alla possibilità di uno stadio di proprietà in una zona ben collegata. Il Maradona è letteralmente dentro la città e quando ci sono le partite il flusso delle persone passa tra le case, non ci sono parcheggi adeguati. Ci sono residenti che vivono dentro il percorso di accesso allo stadio. Questo dà bene l'idea dei limiti strutturali dell'impianto attuale. È una presenza davvero ingombrante, quando il Napoli gioca si blocca la città".


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