Napoli, fattore De Bruyne: e ora l’obiettivo è quota 100
Fattore KDB. Che quando è in campo si sente, s'avverte, si nota. Con la sua classe, il suo calcio e le sue trame, è un giocatore prezioso che sa come farsi valere. E incidere. Lo dicono i numeri. Esiste un Napoli con Kevin De Bruyne e uno senza. Il primo, ha una percentuale alta di vittorie: il 71%. Il secondo, vince meno di una partita ogni due. Tredici su ventotto quando è mancato il belga. Il 46%. Dieci successi su quattordici, invece, fino a quando De Bruyne era in campo e al suo rientro. Tre su tre, le ultime, da quando è tornato dopo l'infortunio. Sono statistiche che amplificano il peso specifico di un giocatore che nella zona nevralgica del campo e ora anche della stagione sa come imporsi e fare la differenza. Un giocatore che viaggia sempre a un passo da nuovi record dopo una lunga carriera costruita da stella del Manchester City.
De Bruyne può fare 100
Manca un solo gol, ad esempio, per arrivare a cento nei cinque principali campionati europei dal suo esordio, stagione 2012-2013 quando era al Werder Brema. Per lui, 23 gol in Germania (anche considerando la stagione al Wolfsburg), 72 al City e 4 al Napoli. Senza considerare gli inizi al Genk, in Belgio. Al momento, dunque, è fermo a 99, l'ultimo dal sapore amaro: il rigore con l'Inter del 25 ottobre, quello un secondo prima del dolore, dell'infortunio, dell'incubo vissuto e da cui si è rialzato più forte di prima. Solo Marco Reus, tra i centrocampisti, ha segnato più gol in carriera: 120. KDB insegue a un passo dalla tripla cifra e vorrà provarci già lunedì a Pasquetta contro il Milan al Maradona. Squadra alla quale ha già segnato, sempre su rigore, nella partita d'andata. De Bruyne ha la possibilità di bissare riannodando il filo con quella continuità in zona gol che aveva caratterizzato la sua alba napoletana. Prima dell'infortunio, infatti, il belga era tra i giocatori più prolifici della rosa e in A: quattro reti in undici partite. Poi la lunga salita.
Riecco De Bruyne
Un percorso tortuoso con le tappe d'avvicinamento alla nuova luce ormai note: la diagnosi, lesione di alto grado al bicipite femorale della coscia destra, l'operazione del 29 ottobre ad Anversa, la riabilitazione in Belgio, il ritorno in Italia e poi, col Torino a Fuorigrotta, il 3 marzo il rientro in campo. Pochi minuti per lasciare subito il segno, per poi imporsi una settimana dopo col Lecce, sempre in casa. In campo per tutto il secondo tempo firmando, pur senza gol o assist, la vittoria in rimonta del Napoli. E poi la ritrovata maglia da titolare col Cagliari, prima della sosta, e poi le due sempre dall'inizio in nazionale. De Bruyne è tornato e ora, a otto giornate dalla fine, non vuole fermarsi.
Tra le linee
E vuole correre ma stavolta partendo da destra, nella sua nuova posizione, quella che Conte gli ha cucito addosso dietro Hojlund, alleato di trame e filtranti. Dai Fab Four e il 4-1-4-1 dei primi mesi al 3-4-2-1 di oggi in cui KDB, tra le linee, costruisce calcio e vede corridoi sconosciuti ad altri. Si sta esaltando, in quel ruolo a lui già noto, e lo sta facendo con una semplicità che spiazza. E il Napoli con lui ha cambiato volto, pelle e marcia. Ha ripreso a correre, vince e convince. Tre su tre, il 71% dei successi quando c'è KDB in campo. Un fattore, un attore protagonista.
