Conte al carcere di Poggioreale: “Ma vai in Nazionale?”. Lui reagisce così…

Il tecnico del Napoli parla del suo metodo oltre lo sport. E dribbla col sorriso le domande sull'Italia. Il calcio come la vita: "Non si molla mai"
Davide Palliggiano
3 min

Dentro Poggioreale il calcio resta fuori, almeno per un pomeriggio. Antonio Conte entra con il suo metodo, prima ancora che con il suo ruolo da allenatore pluridecorato. Niente tattica, niente campo: parole, esempi, vissuto. L’incontro con i detenuti, nell’ambito della rassegna “Pensieri di libertà” dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, si è trasformato in una lezione che va oltre lo sport. Conte ha parlato di errori senza filtri. «Non mollare mai» non come slogan da spogliatoio, ma come principio concreto nella vita di tutti i giorni: sbagliare è inevitabile, fermarsi no. La differenza sta nella reazione. Accettare l’errore, guardarlo in faccia, trasformarlo in qualcosa di utile e provare a non ripeterlo. Il fallimento, ha spiegato, non si cancella: si attraversa. Solo così può diventare un punto di ripartenza.

Il metodo di Antonio Conte

Il passaggio sulla disciplina è stato il più netto. Non rigidità, ma forza nei momenti in cui è più facile arrendersi e lasciarsi andare. È lì che si costruisce la continuità, quella che permette di non perdersi: nel calcio, come nella vita. Il talento, da solo, non basta. Senza lavoro e senza tenuta mentale, si disperde in un attimo. È una linea sottile, ha raccontato l'allenatore azzurro, quella che separa chi riesce a costruire qualcosa da chi si ferma prima smettendo di provarci. E allora il tecnico è tornato alla sua infanzia a Lecce, ai campi di periferia frequentati assieme al papà Cosimino, a quei ragazzi cresciuti con lui. Stessi sogni, stessi inizi, strade diverse. Alcuni ce l’hanno fatta, altri no. Dentro il carcere, quelle parole hanno avuto un peso diverso. Non sono rimaste teoria, ma si sono trasformate in uno specchio, in una possibilità di riflessione concreta. Anche il concetto di vittoria è stato svuotato della retorica. Vincere non è un episodio, ma un processo lungo, fatto di lavoro quotidiano. Non esistono scorciatoie, non esistono salti improvvisi. È una costruzione lenta, che richiede pazienza e responsabilità.

Conte, un sorriso eloquente

Un messaggio che si lega anche al presente del Napoli: nulla è ancora deciso aritmeticamente, ma il percorso ha basi solide e continuità, con un altro anno di contratto davanti. In mezzo, quasi fuori contesto, è arrivata anche una domanda da parte di un detenuto: «Mister, ma allora vai in Nazionale?». Conte ha sorriso, senza rispondere, lasciando cadere il momento. Un passaggio rapido, ma sufficiente a ribadire una linea già chiara: non si è mai proposto a nessuno, non rincorre scenari. Il suo presente resta a Napoli. E questo, inevitabilmente, apre altre strade altrove, con il nome di Massimiliano Allegri che resta in pole per la Nazionale. Ma Poggioreale ha riportato tutto all’essenziale. Il messaggio finale è rimasto semplice: il talento non basta. Servono lavoro, disciplina, responsabilità. E la capacità di scegliere, ogni giorno, di non mollare. Anche quando sarebbe più facile farlo.


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