Napoli, il futuro di Conte divide la città e tiene in bilico la panchina

Mentre la squadra insegue la seconda qualificazione di fila in Champions, i tifosi aspettano l’incontro con De Laurentiis
Fabio Mandarini
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Per la prima volta negli ultimi due campionati, sabato al Maradona si è udito qualche fischio dopo la sconfitta con la Lazio. Pochi, sia chiaro. Mentre in curva la gente cantava più forte. Un modo per dire: inutile spaccare, bisogna ancora blindare la Champions. L’epicentro del futuro, la capitale europea del Regno di Napoli: senza il pass per la grande coppa sarà impossibile mantenere così alti l’ambizione e il livello della rosa, al netto di una prevedibile rivisitazione del monte ingaggi e degli investimenti sul mercato, inevitabilmente condizionati da quelli generosissimi degli ultimi due. Il quadro deve essere chiaro: senza uno stadio di proprietà, il Napoli è costretto a fare di necessità virtù. Più che mai in questa fase, considerando che rispetto al passato sono arrivati diversi giocatori strutturati, campioni affermati ma anche stagionati, che non produrranno plusvalenze in stile Cavani, Lavezzi, Higuain, Kvara e Osi. Tutto diverso. Tutto cambia e scorre. Meno il quadro di fine stagione intorno ad Antonio Conte: si arriva ad aprile inoltrato e parte la rumba del resta-non resta. Accompagnata in questa fase da una novità: deve restare, non deve. 

I dubbi

È già andato. Anzi no. Incertezza. Divisione. La stessa che in questo momento spacca un po’ Napoli tra quelli che vorrebbero il terzo anno e altri che invece pensano alla fine di un ciclo e alla necessità di un rinnovamento dopo lo scudetto, la Supercoppa e - quasi - due qualificazioni Champions. Il calcio è relativo ed è un grande show: difficile immaginare che tutti la pensino allo stesso modo. E per lo stesso motivo alcuni tifano per il Conte ter - anche da contratto fino al 2027 - e altri invece insistono sui titoli di coda. Magari aiutati dallo stato di apparente incertezza: «Conte non mi abbandonerà mai all’ultimo minuto perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Oppure... Decide subito e dice: “Vorrei andarmene”. E avrei il tempo di cercare un sostituto», ha detto De Laurentiis durante il suo soggiorno in California. Parole a cui l’allenatore, dopo la Lazio, ha replicato così: «Non rispondo al presidente: se dovessi rispondere, lo farei in privato e senza sbandierare le cose in pubblico. Più si sta zitti tutti quanti e meglio è fino alla fine del campionato. Pensiamo ad andare in Champions e chi vivrà, vedrà».  

Il futuro

A scudetto scucito, il futuro di Conte e del Napoli che sarà diventa il tema centrale. Piaccia o no, è la fotografia della realtà e non potrebbe essere altrimenti: parliamo di Conte, uno dei dominatori incontrastati degli ultimi quindici anni del calcio italiano, e del Napoli, uno dei club dominanti degli ultimi cinque anni. Conte ha spiegato già tutto: è disposto a restare, se ci sarà ancora sintonia con il club. L’ipotesi Nazionale, certamente possibile quando i giochi federali saranno conclusi, non c’entra: fondamentale è la convergenza dei rispettivi piani per il futuro, tema caldo dell’incontro che il tecnico e la società avranno appena il profumo della Champions sarà più intenso. C’è già un piano B? Eventualmente, ci sarà. E in quest’ottica, con la Roma che incalza Gasp, è difficile non pensare a profili come Mancini, Sarri e Italiano. Con Grosso sullo sfondo. Magari, chissà. Si vedrà (molto presto). 


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