Napoli, quei 100 anni meno otto

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni
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Nell’era dei social, della velocità, dei live, dei reel, di parole e frasi codicefiscalizzate, delle minchiate acchiappalike e dell’analfabetismo di ritorno, sono riuscito a emozionarmi leggendo un articolo di quelli veri. È successo ieri quando, sfogliando lo speciale “Vita mia”, mi sono goduto il magnifico pezzo di Mimmo Carratelli sui suoi 92 anni da testimone del Napoli.

Mimmo è del ‘34, conserva una scrittura straordinaria, pari alla sua lucidità e memoria: è riuscito a raccontare il secolo azzurro come nessun altro avrebbe potuto.

Non è testimone chi lo vorrebbe, ma solamente chi conosce per esperienza ciò di cui parla, disse André Louf. Altra conferma: «Ho otto anni meno del Napoli» scrive Carratelli. «Spero anch’io di farmi un centenario prossimamente. Ho seguito la squadra azzurra dal Vomero a oggi. Il mio primo Napoli, vuoi mettere, uno squadrone! Castelli e Granata due mediani di tecnica raffinata, avrebbero potuto giocare con Xavi e Iniesta nel Barcellona. E Celso Posio, il più elegante a centrocampo. Vinse 1800 lire al Totocalcio fallendo un solo pronostico, la vittoria del Napoli sul Milan. Casari parò col sedere un tiro-gol dello juventino Praest. Bruno Gramaglia, genovese, che passò una vita nel Napoli, una volta rimase aggrappato per cinquanta metri alla maglia di Nordahl, il pompierone svedese del Milan (peso: un quintale) senza riuscire a fermarlo e il quintale andò a segnare. Vinyei, ungherese, apolide, terzino, aveva un tiro potentissimo e un giorno Monzeglio lo schierò centravanti! Ivo Suprima era un fuoriclasse slavo. Mi raccontava Pesaola che la moglie spaccava il cuore tanto era bella. Dolo Mistone, vomerese, aveva una lamentela puntuale: «Il primo terzino fluidificante sono stato io, non Facchetti».

Il calcio non potrebbe fare a meno del Napoli e il giornalismo si gode ancora un fuoriclasse come Mimmo che dopo mille righe conclude: «La memoria dei vecchi, e io sono vecchio, è così. Ricordano bene il passato lontano, meno bene, quasi niente il passato più recente. Il Napoli di questi fantastici anni con De Laurentiis ce l’ho negli occhi. Ma il cuore continua a battere per quegli anni dal Vomero a Diego. Anche perché quegli anni mi hanno regalato, da giocatori e allenatori, simpatie, amicizie e affetti che oggi sembrano impossibili». Grazie, artista, e grazie, Napoli.


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