Fallimento Parma, «Niente soldi ai giocatori mai impiegati»© ANSA

Fallimento Parma, «Niente soldi ai giocatori mai impiegati»

Oltre dodici milioni di euro la cifra che i curatori fallimentari comunicano di non voler riconoscere
Bruno Bartolozzi
4 min

ROMA - Parte la spallata dei curatori fallimentari del Parma calcio che, anche attraverso la consulenza di Demetrio Albertini, cominciano a togliere dal castello dei debiti della società una parte cospicua delle passività per diminuire il debito sportivo tanto da poter rendere la prossima e ultima asta davvero appetibile.Il tutto finalizzato al mantenimento della categoria, la serie B, per la prossima stagione. Si tratta di oltre una dozzina di milioni di euro a fronte di un movimento di circa 60-80 calciatori che non hanno mai disputato un solo minuto con la maglia crociata, come emerge da fonti confidenziali a margine della presa di posizione diffusa in giornata (addirittura ci sono casi in cui sono stati elargiti premi per la prima vittoria del Parma nel girone di ritorno di questa stagione a calciatori che militano in tutti altri campionati). In un duro comunicato si fa capire che quanto doveva essere percepito (in premi e stipendi travestiti da incentivi all'esodo) da parte dei calciatori di proprietà dell’ex società di Tommaso Ghirardi non verrà pagato dalla gestione controllata del club.

"I curatori fallimentari del PARMA FC S.p.A., dott. Angelo Anedda e dott. Alberto Guiotto - hanno formalmente comunicato ai calciatori che risultino beneficiari di incentivi all'esodo e premi - pur non avendo mai disputato alcuna gara ufficiale con il Parma FC - l'intenzione della procedura di non riconoscere tali crediti perché considerati non dovuti. Analogamente, al fine di ripristinare la par condicio creditorum, i curatori hanno chiesto la restituzione dei principali pagamenti effettuati dalla società nel semestre anteriore alla dichiarazione di fallimento, perché revocabili ai sensi dell'art. 67 della legge fallimentare. Tale richiesta ha riguardato anche pagamenti, diversi dagli stipendi, effettuati a favore di tesserati FIGC con i quali non siano intervenuti accordi transattivi. Le azioni poste in essere dai curatori mirano a tutelare gli interessi dei creditori della società sportiva PARMA FC S.p.A., perseguendo l'obiettivo di ricercare una soluzione positiva alla vicenda fallimentare in corso, che possa concludersi con l'iscrizione della squadra parmigiana in serie B”.

Cosa significa? Significa che i curatori, nominati dal tribunale e che quindi rivestono un ruolo di pubblico ufficiale, hanno ben distinto la natura delle due operazioni messe in piedi dalla vecchia gestione del Parma: quanto pattuito con i calciatori che poi hanno disputato una parte della stagione o tutta con la squadra di Donadoni e quanto garantito a coloro i quali la squadra non l’ha mai vista. Per quanta riguarda questi ultimi, secondo i curatori, la natura delle dazioni prospettate sarebbe alla stregua di operazioni finanziarie. Non c’entrerebbero nulla, perciò, con l’attività sportiva che ne resta fuori. Questa distinzione fatta dai curatori è significativa perché anticiperebbe valutazioni che potrebbero essere estese ad altri club. Il fenomeno di gonfiare il numero di giocatori controllati (a prescindere dalle rose disponibili per l’area tecnica) e, attraverso questa pratica, distribuire denaro, non viene considerato proprio di una gestione sportiva, ma è una tecnica assai diffusa. Altre società sarebbero sotto la lente di ingrandimento per l’utilizzo di questa tecnica contabile che potrebbe, in alcuni casi, nascondere anche attività improprie se non addirittura illecite. In ogni caso, per quanto riguarda il Parma, riuscire a decimare il debito sportivo, anche attraverso la riduzione degli stipendi veri e propri, (quelli dei calciatori che hanno effettivamente giocato), significherebbe offrire un appiglio a chi, in questi giorni, sta contattando i curatori attraverso manifestazioni di interesse. Ma i debiti, ovviamente, vanno ulteriormente abbattuti.


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