Pisa, la cultura della retrocessione
Normalizzare una retrocessione e ammortizzare il dramma sportivo con un’iniezione di malinconia. Destano interesse le parole che a Pisa sono state pronunciate in questi giorni da Giuseppe e Giovanni Corrado, rispettivamente presidente e direttore generale del club nerazzurro. Lo scorso venerdì, perdendo 2-1 alla Cetilar Arena contro il Lecce, la squadra allenata da Oscar Hiljemark ha conseguito la certezza matematica di tornare in B. Una delusione pesante per la città e la tifoseria, riapprodate in Serie A dopo un’attesa lunga trentaquattro anni ma immediatamente costrette a riprendere posto in cadetteria.
Osato l'inosabile
Ma nonostante la pesantezza del verdetto, nelle parole pronunciate da Giovanni Corrado durante l’intervista post gara concessa a Dazn ha prevalso il realismo. Il succo del messaggio: ci abbiamo provato, ma la Serie A si è dimostrata fuori dalla nostra portata.
Concetto non facile da proporre, con un insuccesso sportivo appena sancito e una tifoseria che è lì a esprime il legittimo malumore. Ma che evidentemente fotografa il punto di vista della società, come è stato ribadito da Corrado padre (Giuseppe) nel corso dell’intervista rilasciata martedì a Radio Sportiva. Il presidente nerazzurro si è persino spinto oltre, parlando di retrocessione che «era nelle aspettative». Che in termini di pubblica dialettica significa osare l’inosabile. Ma che è anche un’espressione di realismo, tanto più se si va a leggere il contenuto complessivo delle dichiarazioni del presidente del Pisa. Corrado ha infatti rimarcato che la promozione della scorsa stagione è arrivata forse in anticipo rispetto alla possibilità del club di gestirne le conseguenze. Ergo: crisi di crescita preventivabile e immediato declassamento che non deve essere elaborato come un dramma. La rotta di programmazione del club nerazzurro non cambia. Questi i propositi, poi saranno i fatti a dare un giudizio.
L'insuccesso sportivo è parte del gioco
Ovvio che questa linea di ragionamento risulti indigesta ai tifosi del Pisa, per i quali rimane il dato secco dell’immediato ritorno in B. E altrettanto pacifico è che, comunque, degli errori di valutazione e gestione sono stati compiuti dalla società. E tuttavia, osservato a distanza, il caso del Pisa e della sua retrocessione senza drammi va preso sul serio. Perché serve a ricordarci che l’insuccesso sportivo è parte del gioco, e che a generarlo possono essere motivi diversi non sempre coincidenti col puro demerito. Si dovrebbe imparare a normalizzare le retrocessioni. Avendo anche la forza d’animo di non esonerare un allenatore che non è colpevole in toto dell’insuccesso – e su questo punto, in modo nemmeno tanto implicito, il presidente ammette che mandare via Alberto Gilardino è stato un errore –, e che anzi può capitalizzarlo, imparando dagli errori e costruendo la ripartenza anche su quelli. Si cominciasse a agire così, forse il calcio italiano riprenderebbe una parvenza di normalità.
L'auspicio irrealizzabile: le quattro retrocessioni
Se poi le regole dei campionati dessero anche una mano sarebbe meglio. Per esempio, tornando alle quattro retrocessioni: ciò che eviterebbe di fare dell’attuale centro classifica di Serie A una guazza oscena e renderebbe meno arduo risalire dalla B. Ma purtroppo qui si entra nel campo degli auspici irrealizzabili.
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