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Roma, stadio Olimpico: «Io c'ero con Totti». Fra lacrime e delirio

Roma, stadio Olimpico: «Io c'ero con Totti». Fra lacrime e delirio

Secondo per secondo ecco il racconto di una notte da leggenda. Il capitano entra e segna due gol: indimenticabile il pianto della gente

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di Pasquale Campopiano

giovedì 21 aprile 2016 12:48

ROMA - Io c’ero. L'avranno pensato tutti ieri sera allo stadio Olimpico, e quando è entrato Francesco Totti tutti hanno capito di essere al posto giusto al momento giusto. Proprio lì, dentro una storia incredibile, talmente incredibile che risulterà difficile da raccontare. Il calcio è così, all’improvviso ti prende e ti porta via, lontano. Dove la realtà supera per distacco qualsiasi forma d’immaginazione. I secondi che passano dall’ingresso di Totti al minuto 86 di Roma-Torino (sul 2-1 per i granata) a quella spaccata che è insieme gioia e tormento, furia e liberazione, gol e pareggio, sono 22. Ventidue secondi in cui uno stadio praticamente vuoto, l’Olimpico con i suoi 25mila spettatori scarsi, si riempie di poesia.

TOTTI, SEI LEGGENDA

QUEI 22 SECONDI -
Uno, «Oh, finalmente lo ha messo»; due, «Daje Capitano»; tre, «E’ tardi Spalletti, perché non prima»; quattro, «Ma vuoi vedere che...»; cinque, «...mo questo entra e segna»; sei, «...che storia sarebbe?!?!»; sette, «è incazzato nero, si vede da qui...»; otto, «andava messo prima»; nove, «chi la batte sta punizione?»; dieci, «Pjanic»; undici, «Spalletti, è tardiii!»; dodici, «un capitanooo, c’è solo un capitanooo»; tredici, «dai, non accadrà mai»; quattordici, «...e se segna?»; quindici, «...viene giù lo stadio»; sedici, «Magari segna Dzeko»; diciassette, «Nnnamo un po’...»; diciotto, «Dajeee...»; diciannove, parte Pjanic; venti, spizzata di Manolas; ventuno, «Oh Dio...»; ventidue, «GOOOOL. Ma chi ha segnato?! Dzeko? Oh dio, oh dio...Francescooooooooo».

TUTTO SULLA ROMA

SALVATORE ESPOSITO: TOTTI, CAMPIONE INFINITO

TOTTI GOL - Totti segna e l’Olimpico viene giù ai suoi piedi. Anche la Sud, quel che resta della Sud, quando capisce che quel 2-2 l’ha fatto il suo capitano, si precipita come un’onda anomala ad abbracciarlo. Virtualmente, perché, se potesse lo stritolerebbe d’amore. Francesco segna e va dalla sua gente, per la 302esima volta, 7900 giorni dopo la prima. Ma è questa la volta che non si scorda mai, perché all’improvviso una storia nella storia prende corpo e la realtà mette la freccia sulla fantasia. L’Olimpico freme e urla di passione, attorno a chi scrive si moltiplicano suoni, voci, commenti. «Adesso fateje il contratto!» urla qualcuno dalla tribuna, ancora non sa quello che sta per accadere.

TUTTO SU TOTTI

ANCORA TOTTI GOL - Passano due minuti. E il coro «Un capitano c’è solo un capitano» si confonde con quello «Totti gol», estasi e tormento insieme. Il cronometro dice 89 minuti, l’arbitro, Gianpaolo Calvarese di Teramo, fischia, è calcio di rigore. Francesco è lì, nemmeno un attimo di esitazione. Totti prende il pallone e va sul dischetto; Florenzi non guarda, De Rossi ha le mani davanti agli occhi, Spalletti non ha capelli, ma infila le sue sulla pelata come se ne avesse. Totti prende la rincorsa, gol, 3-2. Il resto è poesia, il resto è poesia e follia: c’è gente che piange, si abbracciano tutti, la notte diventa storia. Una storia infinita, quella di Francesco Totti e della sua gente. Punto.
 

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