Roma, Spalletti: «Fischi immeritati. Non ho fatto smettere Totti»

L'allenatore nell'attesa conferenza stampa di addio: «Per come ho lavorato, non merito quel trattamento. Con Totti continueremo a essere amici». Monchi: «Trigoria sarà casa tua»
Roma, Spalletti: «Fischi immeritati. Non ho fatto smettere Totti»© ANSA
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ROMA - «Forse non abbiamo remato tutti dalla stessa parte. Mi dispiace lasciare la Roma. Totti? Non sono suo nemico, anzi diventeremo amicissimi. Non sono stato io a farlo smettere, gli ho allungato la carriera». In una lunga conferenza stampa di addio, più di un'ora di domande e risposte, Luciano Spalletti ha spiegato le ragioni di questa seconda separazione dal club (la prima volta fu nel 2009). Nessuna ammissione sull'Inter, quella che sarà la sua prossima squadra. «Devo ringraziare tutte le persone che ho avuto vicino, il primo pensiero va al dietro alle quinte, a chi lavora in cucina o a chi fa le pulizie. Poi ringrazio i calciatori, la società, il mio staff, tutti gli staff che ci sono nella Roma. Grazie a loro lascio una Roma sicuramente forte. Voglio solo dire che ho lavorato in una maniera profonda e seria, cercando di fare il bene della Roma. Ho il mio metodo, il mio modo di fare e mi fido di questo. Ho tentato di metterlo in pratica e siamo arrivati a questo punto. Ho gioito e sofferto molto durante la stagione. Sono i risultati che hanno fatto la differenza. La fotografia migliore è quella della serietà del gruppo, di come ha affrontato il lavoro giornaliero», ha aggiunto Spalletti.

NON TUTTI UNITI - «Lascio una Roma forte, una squadra con individualità importanti e che si è comportata quasi totalmente da collettivo. Sicuramente si poteva far meglio come collettivo e obiettivi di tutti. Probabilmente lì non ci sono riuscito, non abbiamo remato tutti dalla stessa parte e, come si è visto domenica, le potenzialità di questa squadra e questa società sono importanti. Mi dispiace andare via», ha continuato. «Ho detto delle cose forti in alcuni momenti, ma se l'ho fatto è perché ce n'era bisogno per la società e per la squadra».

TOTTI - Sul rapporto con Totti: «I fischi di domenica li ho sentiti. Vengono da qualcuno che ha voluto anteporre una guerra interna tra me e Totti che non esiste. Io quei fischi non me li merito, per come sono fatto e per come ho lavorato. Con Francesco rimango amico anche dopo e continueremo a essere persone che si rispettano in tutto e per tutto. Ho preso delle decisioni che sono dispiaciute prima di tutto a me. Se quelle persone che mi hanno fischiato fossero entrate nella mia testa per un solo minuto dopo il Lione o dopo altre sconfitte importanti, sono sicuro che non mi avrebbero fischiato domenica». Poi ha aggiunto: «Posso essere un "maledetto" o uno "schifoso", ma sono una persona perbene. Io vado dritto per la mia strada perché faccio questo lavoro da 20 anni e non mi faccio deviare da chi vuole suggerirmi altri percorsi. Chi non ha remato dalla stessa nostra parte? L'esaltazione di un elemento solo, portata ai massimi livelli, disturba anche quell'elemento, cosa che per fortuna lui non ha subito perché è forte. Però poi appiattisce gli altri, e quando poi io difendo gli altri, per voi è andare contro di lui, ma non è così. Io ricordato come nemico di Totti? Fa sempre parte della coscienza di quello che vede da fuori il nostro rapporto. Quando sono arrivato, la Roma era in difficoltà di gioco, non c'erano molti leader e una strada che lasciasse intravedere un'uscita veloce dalla crisi. Ho dovuto prendere delle decisioni che hanno portato a un percorso in cui, probabilmente, Francesco è stato tra quelli che ho ringraziato di più perché l'ho penalizzato facendolo giocare di meno. Se lui ha giocato poco e la Roma ha fatto il record di punti, ci sarà anche un altro modo di arrivare alla vittoria, senza arrivare a togliere qualcosa a un grande campione».

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«NON SAREI RIMASTO» - «Senza i fischi sarei rimasto? I fischi partono da lontano, da quando sono arrivato. Non cambia niente. Io la gente la incontro, mi aspettano a casa, fuori dal cancello, tant'è che c'è un modo dire a Roma: "Gli allenatori non li mandiamo via, li mandiamo via da soli". A me disturba meno, a qualcuno di più. Con Totti resterò amico. Anzi, ora che ha deciso così e ha capito quanto sarà bello il dopo, diventeremo amicissimi. E capirà che l'esaltazione assoluta toglie qualsiasi contenuto, diventa solo un "io" e si perde di vista il "noi". Non sono io che ho fatto smettere Totti, l'età che ha gli impone di smettere. Anzi, secondo me l'ho fatto giocare un anno in più e gli ho voluto strabene».

DI FRANCESCO O MONTELLA - Un commento sul suo successore alla Roma: «Spero che sia uno tra Montella e Di Francesco l'allenatore dell'anno prossimo perché conoscono la Roma, hanno fatto vedere qualità umane che ci vogliono oltre a quelle di allenatore».

MONCHI - Ad aprire la conferenza stampa era stato il direttore sportivo Monchi: «A livello personale, con Spalletti ho avuto un rapporto breve, ma intenso. Prima di arrivare qui, avevo già una considerazione eccezionale del mister. Vedendolo allenare, questa considerazione è aumentata tanto. Ringraziamo l'allenatore per i risultati ottenuti in questo anno e mezzo. Ora comincia una nuova tappa del nostro cammino, siamo determinati a crescere e ci riusciremo attraverso il lavoro. Spero, Luciano, che un giorno i nostri cammini torneranno a incrociarsi e potremo lavorare insieme. Trigoria è stata, è e sarà casa tua».

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 «Anche per me sarà certamente un rimpianto non poter continuare a lavorare con Monchi. Qui a Trigoria c'è bisogno di uomini con questa personalità. Riuscirà a compattare tutte le risorse della Roma, come non ci sono riuscito io. Se si riesce a farlo lavorare per bene, il direttore darà un contributo maggiore», ha risposto Spalletti.

Nessuna polemica con la società da parte dell'ormai ex allenatore della Roma: «Se mi sono sentito lasciato solo? Non commento, sono pettegolezzi. Dalla società ho ricevuto tutto quello che dovevo ricevere. A gennaio c'era la possibilità di prendere un calciatore, ma ho preferito non prenderlo perché non lo ritenevo all'altezza di un altro della rosa, che volevo restasse tranquillo e volevo rafforzare». E zero parole sull'Inter: «Da oggi parlerò con chi vorrà interessarsi a me, prima ero concentrato sulla Roma». Infine la chiusura citando Califano: «Non escludo il ritorno».

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