Tempo, idee e coraggio: così Fonseca si è ripreso la Roma

In poco tempo il portoghese ha lasciato alle spalle i dubbi della passata stagione e ha costruito una squadra con equilibrio, mentalità e carattere. La squadra si diverte, lui la "nasconode"
Tempo, idee e coraggio: così Fonseca si è ripreso la Roma© ANSA
Jacopo Aliprandi

ROMA - Diciamolo chiaramente, l’estate vissuta da Paulo Fonseca non è stata delle più tranquille. L’eliminazione in malo modo dall’Europa League e il quinto posto in classifica avevano fatto vacillare la sua panchina, e la minaccia di un cambio a inizio stagione era un’opzione dei nuovi proprietari della Roma. Ma se la panchina ha vacillato, Fonseca ha mantenuto i piedi ben saldi a terra per evitare sbandate e trovare soluzioni. E ci è riuscito, perché nel giro di tre mesi la sua squadra è totalmente diversa da quella che è uscita dall’Europa prendendo schiaffi dall’ex Monchi: c’è serenità, entusiasmo, consapevolezza ma soprattutto equilibrio. E il nuovo modulo ha aiutato, e non poco. E adesso la Roma è lì, al terzo posto in classifica a tre punti dalla capolista Milan e sempre con quel punto perso a tavolino contro il Verona che grida vendetta. Merito dei giocatori, di Mkhitaryan che “va come un treno”, del motorino Spinazzola, del muro Smalling? Sì, ma merito soprattutto di Fonseca che è riuscito ad assemblare una squadra forte e coraggiosa nonostante i tanti problemi avuti in questa stagione. 

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Il tempo. Non ne aveva, eppure l’ha trovato. Il tempo di ricostruire una squadra che era a pezzi psicologicamente per la debacle contro il Siviglia, i nervosismi della scorsa stagione (c’è stato più di un confronto acceso negli spogliatoi tra i giocatori), e una pandemia che ha costretto i calciatori a ridurre le vacanze e a isolamenti che inevitabilmente hanno portato stress e pensieri. Nonostante i problemi estivi Fonseca è riuscito a creare un gruppo solido e a riportare entusiasmo in poco tempo. Perché la preparazione pre stagionale per le positività di diversi giocatori è slittato ai primi di settembre e senza i giocatori impegnati con le nazionali, e in meno di venti giorni il portoghese ha costruito una squadra dal basso profilo (in molti a inizio stagione l’hanno indicata la settima forza del campionato) ma che sta mostrando probabilmente il miglior calcio d’Italia. 

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Idee. La prima è sicuramente la difesa a tre, filosofia studiata nel corso della passata stagione ma abbracciata soprattutto da settembre. Il tecnico ci ha lavorato per due settimane, inculcando ai suoi come riuscire a trovare con il nuovo modulo quell’equilibrio che mancava tra giugno e luglio, meno gol subiti e più profondità per aggredire l’avversario. Anche nelle prime partite la Roma faceva fatica: con il Verona non è andata oltre al pari senza reti, contro la Juventus invece ne ha presi due e ha buttato via una vittoria, ma poi con il passare delle settimane l’equilibrio è arrivato e così anche l’idea di una squadra aggressiva e pronta a pressare l’avversario per recuperare immediatamente il pallone. La Roma adesso si piace, gioca un bel calcio ma soprattutto si diverte. Quello che era mancato nella passata stagione (ma anche in quella prima): il pallone non scotta più, ma è tornato ad essere un amico. Tutti vogliono partecipare all’azione, tutti vogliono far parte di una squadra che si muove tanto in campo, si aiuta e attacca con forza per trovare i gol. Diciannove gol fatti in otto giornate di campionato, sei in più della scorsa stagione. Diciassette punti in classifica, quattro in più della scorsa stagione. E non sono pochi. La squadra vola, lui la "nasconde" per evitare cali di tensione.

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Coraggio. Fonseca lo ha sempre avuto, anche quando ha fatto le scelte sbagliate. Ci ha sempre messo la faccia senza nascondersi dietro agli alibi. L’anno scorso ne ha avuti tanti: dal primo anno di ambientamento, ai tanti infortuni nella prima parte di stagione, alla pandemia nella seconda parte di stagione. Insomma, avrebbe potuto marciare con gli alibi, invece si è sempre assunto le proprie responsabilità anche forse quando non ne aveva. Così deve fare il tecnico, anche così si è ripreso la Roma. Il coraggio di decidere con la propria testa e di andare avanti con le proprie idee, ma anche il coraggio di “martellare” il club con due richieste: riportare Mkhitaryan e Smalling a Trigoria. Dallo scorso febbraio non ha fatto altro, la società lo ha accontentato e adesso l’armeno è il capocannoniere della Roma e il difensore ha dato più sicurezza a un reparto di giovani. Il coraggio lo si vede anche nelle scelte. Quella di puntare su Karsdorp e Bruno Peres è stata più una costrizione, ma lui è riuscito a valorizzarli, così come ha fatto con Villar ma soprattutto con Spinazzola. Il coraggio di lasciar andare Kolarov e affidare la fascia sinistra all’ex Juve che adesso è tra i migliori della squadra. Insomma, il coraggio di portare aventi le proprie idee. 

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