Mourinho, l'uomo che esalta due tifoserie

Roma: Mourinho© EPA
Roberto Perrone
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La classica del futuro (prossimo). È quello che ci richiama Inter-Roma, una sfida che ha spinto i suoi significati un po’ più in là, verso l’epoca Mourinho, che è già cominciata, ma con lui “in presenza” sarà tutta un’altra storia, anzi tante storie; come una serie, come quella sul Tottenham, un successo (almeno in streaming). Inter-Roma di questo mercoledì di metà maggio non ha più un valore di classifica per l’Inter ma Antonio Conte vuole altri tre punti per aumentare punteggio e distacchi e perché, per il Feroce Salentino, non si deve lasciare nulla, la vittoria è ricostituente ed è l’unica cosa che conta. Vale qualcosa per la Roma, invece, che rischia l’Europa, con l’arrembante Sassuolo alle spalle. Paulo Fonseca, l’allenatore con la valigia, intende lasciare una squadra lucidata, pronta per il connazionale, con un pezzo di Europa da poter azzannare (anche se l’Europa League com’è noto non ha una grande audience in Italia). Tutto giusto, ma oltre questi validi motivi, Inter-Roma non si accende per quello che è ora, ma per quello che sarà domani. Nel segno dell’uomo che non lascia mai nulla al caso, come ha rivelato a proposito della sua scelta di allenare la Roma: «Quando prendo decisioni importanti, mi assicuro di avere tutte le informazioni di cui ho bisogno a portata di mano». José Mourinho è il vero trattino tra Inter e Roma. È l’allenatore più amato dagli interisti, al punto che Massimo Moratti, da numero 1 del tifo nerazzurro, benedice la scelta dello Specialone: «Mourinho è perfetto per la Roma, e per i romanisti sarà divertentissimo seguirlo». Ma Mourinho è già amato anche dai tifosi giallorossi, perché apre nuove prospettive, è un generatore non casuale di ottimismo.

Mourinho sarà davanti alla televisione, diviso tra i vecchi colori e quelli nuovi. L’allenatore, per ora, unisce due tifoserie: gli interisti contenti di rivederlo su una panchina italiana che non è quella dei due storici rivali, Juventus e Milan; i romanisti affascinati dal nome e da quello che promette: giocatori trasfigurati e giocatori acquistati perché se c’è lui, caro lei, si deve puntare in alto. Con Mourinho lo sguardo si allarga e dimentica le incognite che esistono, in entrambi i luoghi del “mourinhismo” italiano. A Milano quelle legate alla situazione economica del club; a Roma quelle che riguardano la trasformazione del clamore mediatico in rivoluzione tecnica e di classifica. Inter-Roma già vive nel segno di Mourinho che, come testimonia l’ex Moratti, «aiuta i giocatori dal punto di vista tattico e psicologico». Di sicuro aiuta se stesso e non sbaglia un’entrata, passando da “non sono un pirla” a “Roma daje”. Inter-Roma del futuro sarà una partita speciale, mentre questa è una sorta di rito di passaggio, di iniziazione, accompagnata dal senso dell’attesa di quello che sarà quando in panchina si presenterà lui, lo Specialone, con la sua valigia di “tituli” e di speranze. Anche sue, perché il trattino tra Inter-Roma, nei suoi piani, dovrà saldare i successi del passato con quelli del futuro.

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