Se il bollito non è Mourinho

Se il bollito non è Mourinho© AS Roma via Getty Images
Ivan Zazzaroni
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Ce la menano ancora con Mourinho bollito e sempre a caccia di colpevoli, scuse, alibi, attenuanti. Piuttosto che continuare a sparare cazzate (cit. Maurizio Sarri al ministro degli Interni francese Darmanin) perché non provare a rispondere a qualche domandina?

1) I due rigori contro il Bodoe c’erano sì o no? C’erano. Così come c’è stata la figuraccia in Norvegia e c’era il fuorigioco (non visto) di Ibañez nell’azione del pareggio all’Olimpico. Giusto per sottolineare che i nostalgici del pre-Var hanno l’occasione di godere nuovamente di un calcio massacrato dalle sviste proprio grazie alla Conference League, disorganizzata dall’Uefa per raccogliere altri soldi senza curarsi delle difformità prodotte dall’assenza della videoassistenza.

2) Il rigore concesso al Milan e quello non assegnato per il fallo di Kjaer su Pellegrini si possono considerare, o no, errori arbitrali? Trascuro la gestione della partita - infelice al punto da indurre Rocchi a sospendere Maresca - senza dimenticare che prima del secondo giallo a Hernandez c’era anche un intervento punibile, ma non punito, di Felix su Krunic.

3) Con i difetti tecnici che ha e la riducono, accentuati da un “mercato di reazione” (Dzeko e Spinazzola, infortunato, le rinunce più pesanti), questa Roma può permettersi di chiudere un occhio di fronte a una serie di evidentissimi torti?

4) Il Mou romanista è davvero diverso da quello interista che mimava il gesto delle manette? Qualcuno si è perso, immagino, le polemiche, le battute e le sparate dei periodi Man United e Tottenham.

5) Premesso che Mou a Londra, penultimo domicilio conosciuto, ha ottenuto meno del previsto, sbaglio quando ricordo che Pochettino, oggi al Psg, mica a Roccacannuccia, è stato cacciato dal Tottenham e identica sorte è toccata a Espirito Santo che al Wolverhampton si era segnalato come uno dei tecnici più trendy?

6) Con un altro allenatore questa Roma avrebbe più punti di quella attuale tanto in campionato quanto in Conference?

7) Potrei perfezionare la black list ricordando l’espulsione di Pellegrini in Roma-Udinese che gli fece saltare il derby, il mancato contatto in area Hysaj-Zaniolo che precedette il contropiede con gol di Pedro e la mancata concessione della rete di Abraham in Juve-Roma. Che faccio, completo? Questi ultimi tre episodi sono disposto addirittura a toglierli dal conto, anche per accontentare il collega e amico Roberto Perrone che mi telefona spesso per protestare contro il “giornalismo arbitrale e arbitrario”.

Mourinho resta il valore più alto della Roma e uno dei più importanti del calcio mondiale. Bol- lito a 58 anni, poi: una fregnaccia. Ma se è più giovane dei vari Ancelotti, Spalletti e Gasperini e quasi coetaneo di Pioli! Da pochi mesi si ritrova alle prese con la squadra meno attrezzata della sua carriera di vincente. Normale che pretenda di avere quel che il campo gli mostra. E un po’ di giustizia.

Stavo dimenticando l’ottava domanda: il Mourinho attuale non è forse lo stesso che, padroneggiando lo stile con naturalezza vivissima, diceva «posso lavorare di più. Quello che invece non posso fare sono i miracoli: io non sono Merlino o Harry Potter»; «un vincente non è mai stanco di vincere e io non voglio perdere mai»; «avere una rosa di 28 elementi è un problema, non mi piace avere tanti giocatori, si gioca 11 contro 11 e averne 28-30 non è positivo, non è bello avere in ritiro giocatori che non voglio e che sanno che non conto su di loro»; «mi rialzo con i proiettili che mi sparano addosso e lo farò sempre. Sono nato in questo modo nel calcio e così morirò»?

Le frasi celebri di Mou sono tante, forse la Roma e Roma - a ben vedere la piazza più difficile e ambiziosa per occasioni perdute - non gli hanno ancora suggerito parole come pietre. C’è un pensiero umanissimo, non da Special One sovraesposto, tratto dalla sua bella autobiografia per immagini, che mi piace citare a futura memoria giallorossa: «Ero molto emozionato e in un singolo battito di ciglia ho ricordato tutto quello che ho dovuto affrontare per essere qui ed essere eletto migliore allenatore del mondo».

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