Mourinho e la frase che spaventa i tifosi della Roma

Il tecnico portoghese furioso a fine partita. Duro sfogo con i giornalisti all'interno dello stadio: "Sono 10 minuti che aspetto". Tutti i dettagli
Mourinho e la frase che spaventa i tifosi della Roma© ANSA
3 min
Roberto Maida

Il solito show diventa uno showdown: come nel poker, assai popolare al Casinò di Venezia, Josè Mourinho tira fuori tutte insieme le carte dialettiche che conosce per spiegare la quarta sconfitta delle ultime sette partite. Sulla prima carta c’è l’arbitraggio di Aureliano, sulla seconda i limiti dell’organico della Roma, sull’ultima i giornalisti. Occorre partire proprio dal livello della rosa («Ma non accuso la società») per capire la prospettiva di Mourinho. Le sue parole sono talmente forti da far tremare gli alberi delle barche ormeggiate accanto allo stadio Penzo: «Non sono un allenatore che può costruire, sono un allenatore che deve reagire. Così come ha fatto la proprietà sul mercato quando abbiamo perso Dzeko e Spinazzola. La verità è che la squadra viene da un settimo posto e non è più forte dell’anno scorso. Sono andati via giocatori di esperienza, come Bruno Peres e Juan Jesus che sarebbero stati utili in panchina. A Venezia avevo due terzini come Reynolds e Tripi. Come potevo sostituire Karsdorp che era ammonito e infortunato? Dire che il quarto posto è l’obiettivo non significa affermare che siamo davvero da quarto posto».

La frase che spaventa i tifosi della Roma

Ma la frase più preoccupante per i tifosi della Roma arriva subito dopo: «Ho firmato un contratto di tre anni. Questa può essere una stagione dolorosa, per il corpo e per l’anima, ma è importante per capire cose che prima non conoscevo. Oggi non abbiamo una squadra equilibrata, perché non ci sono due giocatori con potenziale simile per lo stesso ruolo. Al di là delle difficoltà, comunque, io punterò alla Champions finché mi sarà aritmeticamente concesso». [...]

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Mourinho la polemica dopo la partita

Quello che invece in televisione non avete visto è la sua profonda irritazione nell’angusta area riservata agli incontri con la stampa. Carta numero tre. Mourinho non avrebbe neppure voluto rilasciare interviste, «dopo un’attesa di 10 minuti», poi è stato convinto a comunicare. Lo ha fatto punzecchiando costantemente i vari interlocutori: «Perché non evidenziate l’episodio del rigore?», «La Roma in difficoltà? Lo dici tu, io ho visto il Venezia in difficoltà», «Troppe palle-gol al Venezia? Ma quando? Solo quando eravamo sbilanciati a cercare il pareggio ed eravamo frustrati: chiunque abbia praticato un po’ di sport capirebbe il nostro stato d’animo dopo quello che era successo». E cioè: «Eravamo in controllo. Avevamo dominato offensivamente, con un gioco creativo ed efficace, nonostante la rete regalata all’inizio su una situazione di calcio piazzato che era stata studiata. Abbiamo costruito tante occasioni, penso al possibile 3-1 di El Shaarawy che doveva essere gol, e tante mezze occasioni. Arrivavamo sempre nella loro area, era una partita da 3, 4, o 5-1 per noi. Poi c’è stato il rigore incomprensibile che ci ha messi in difficoltà emotive. Non mi sarei mai immaginato un finale così».

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