Roma, super Pellegrini e le punizioni: il segreto dietro la magia del derby© BARTOLETTI

Roma, super Pellegrini e le punizioni: il segreto dietro la magia del derby

Ore e ore di addestramento dopo gli allenamenti per migliorare: il capitano giallorosso è diventato uno specialista
Guido D'Ubaldo
3 min

ROMA - Pellegrini, ma come fai? Punizioni telecomandate come Assuncao, Juninho Pernambucano e Totti. Il capitano è diventato uno specialista con il lavoro, ore e ore di addestramento tutti i giorni al termine dell’allenamento per migliorare, con le sagome a formare la barriera. Ha fatto anche gli straordinari con un cugino, Raffaele Sestito, che è stato ex portiere del settore giovanile del Brescia. Nei primi due anni di Roma in estate, prima dell’inizio della preparazione, andavano su un campo di periferia ad allenarsi insieme. Poi Lorenzo è diventato troppo famoso, non riusciva a trovare un terreno di gioco lontano da tifosi e curiosi. Nella Roma non è diventato subito lo specialista, prima c’era Kolarov, una specie di tappo per un giovane. Poi anche Veretout, con il quale ha condiviso i tiri da fermo nella scorsa stagione. Ora è lo specialista indiscusso, calcia punizioni e corner, sempre con grande efficacia. Anche il primo gol contro la Lazio è nato da un suo calcio d’angolo.

Meglio Adamo

Eppure, la sua storia non è stata subito in discesa. Nel settore giovanile le punizioni non le calciava, perché a detta degli allenatori dell’epoca era più bravo un suo compagno. Si chiama Matteo Adamo, venticinque anni come Lorenzo, oggi gioca in Promozione, al Ceccano. Dicevano che calciasse meglio. Da quando Pellegrini è andato al Sassuolo ha cominciato a tirare le punizioni. Il capitano non calcia come Totti, che sceglieva prevalentemente la soluzione di potenza. Forse si avvicina di più ad Assuncao, brasiliano dell’ultimo scudetto del 2001, mentre Juninho Pernambucano aveva uno stile diverso, calciava prevalentemente da fermo. Da ragazzo, nelle giovanili della Roma, Lorenzo studiava anche Federico Viviani, di qualche anno più grande di lui. I consigli da bambino glieli ha dati il padre Tonino, il primo a credere in lui, il suo primo allenatore nella squadra della Banca d’Italia, quando Lorenzo aveva sei anni e il padre da dipendente della banca organizzava una squadra di ragazzini. Poi come Lorenzo passò all’Almas.

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