Chi è Zalewski: alle origini del talento della Roma

Siamo andati nel paese sui monti Prenestini alle radici dell’esterno giallorosso: qui si sono trasferiti i genitori, qui è nato Nicola, qui ha mosso i primi passi e si è trasformato in un campioncino per merito di papà Krzysztof
Chi è Zalewski: alle origini del talento della Roma
10 min
Guido D'Ubaldo

POLI - Sulla strada provinciale che si inerpica fino ai 435 metri di Poli, il cielo plumbeo annuncia il temporale, un pullman della Cotral sbuffa cambiando marcia davanti a una casa cantoniera. Rosso pompeiano, sulla buca per le lettere c’è il cognome: Zalewski. Il nome Nicola è stato aggiunto recentemente, accanto a quelli di papà, mamma e sorella. Qui la famiglia Zalewski ha scelto di vivere la sua vita, dal 1988, prima della caduta del Muro. Il padre Krzysztof era contrario al regime politico del suo Paese, decise di non rispondere alla chiamata per il servizio militare. In Polonia in quegli anni si viveva male, era difficile mettere insieme il pranzo con la cena. Krzysztof con Ewa scommisero sull’Italia e decisero di mettere su la famiglia vicino Roma. Krzysztof ai primi tempi faceva il lavavetri. Un giorno, dopo aver raccolto pochi spicci al semaforo, telefonò contentissimo alla madre Teresa. «Vieni anche tu, qui avremo tutto per vivere». In quella casa su via Roma che si affaccia sul campo sportivo del paese, raggiungibile attraverso una strada sterrata, nel 1992 è nata Jessica, dieci anni dopo Nicola. Sempre di gennaio. Sotto alla casa c’è una trattoria, l’unica del paese. Lì Nicola ha firmato la sua prima procura, assistito con il papà, con Giovanni Ferro, titolare con Giampiero Pocetta dell’agenzia Gp Soccer. Il centro sportivo di Poli, ai piedi del monte Guadagnolo, domina il campo sportivo, in erba sintetica di ultima generazione. I colori della squadra che milita in seconda categoria sono il giallo e il rosso, in tribuna i tifosi locali si appassionano per le sfide del campionato di seconda categoria. Un signore avanti con gli anni ma di aspetto sportivo apre il lucchetto del cancello con una facilità derivante da un’abitudine consolidata. Si chiama Sergio Marazzo. E’ il responsabile da una vita del settore giovanile del Poli, ha visto passare nelle sue squadre anche Zalewski. «Aveva sei anni, scendeva da casa con il pallone. Gli altri erano tutti più grandi, ma a volte mancava qualcuno e per arrivare a undici gli facevo fare il portiere. La madre lo chiamava dalla finestra per farlo tornare a casa, ma era l’ultimo ad andarsene. Nicola è un bravo ragazzo, è rimasto umile. Quando ha cominciato a crescere e ha fatto vedere il suo valore, i dirigenti delle squadre avversarie ci dicevano di toglierlo, perché altrimenti non ci sarebbe stata partita. Gli almanacchi scrivono che ha cominciato allo Zagarolo, ma lui è nato qui, quando è passato allo Zagarolo se lo è preso subito la Roma. Gli parlai quando perse il posto in Primavera, gli ricordai di restare umile. Durante il lockdown per il Covid è venuto ad allenarsi su questo campo, da solo». La famiglia Zalewski viveva a Lomza, una cittadina non lontana da Varsavia. Nicola ha firmato il primo cartellino per la Spes Poli, quando andò allo Zagarolo e giocava con la maglia amaranto lo vide Stefano Palmieri che faceva l’osservatore alla Roma e lo portò a fare un provino a Trigoria. Bruno Conti lo prese subito. Il primo contratto con la Nike a tredici anni, fino all’Under 14 Nicola ha fatto avanti e indietro da Poli a Trigoria con Krzysztof, poi andò ad abitare in una casa sopra al centro sportivo con il padre, che fu assunto come magazziniere-giardiniere. Sono esattamente dieci anni che Nicola è alla Roma, ha fatto tutta la trafila nel settore giovanile. Il padre si occupava del figlio, cucinava. Il ragazzo non trascura la scuola, lo scorso anno si è diplomato al liceo scientifico con indirizzo sportivo a Trigoria. Nella Roma si è formato con Pietro Donadio, il suo primo allenatore, poi l’ascesa c’è stata con Falsini, attuale allenatore degli Under 16, Piccareta e De Rossi. Il debutto in A con Fonseca, la semifinale di Europa League, quest’anno ha già 19 presenze, di cui 13 in campionato. I 2500 abitanti di Poli, a cominciare dal sindaco Federico Mariani, fanno il tifo per lui davanti alla tv. Nicola ha messo tutti d’accordo, laziali e romanisti. Mariani è a capo di una lista civica, sindaco da tre anni, laziale da sempre. «La famiglia Zalewski qui si è inserita subito, ero amico del padre, anche se lui era romanista. Una persona di un’altra epoca. Organizzeremo un memorial per ricordarlo, un uomo con sani principi. Al suo funerale, qui alla chiesa di San Pietro Apostolo, c’era tutto il paese. A Nicola vogliono tutti bene, già da bambino si vedeva che sarebbe diventato un fenomeno».

Il profumo di CR7

Nicola è diventato titolare giocando esterno a tutto campo, ma nasce trequartista. Da bambino parlava sempre di Cristiano Ronaldo. Un giorno la nonna gli regalò un profumo firmato dal campione portoghese. Glielo consigliò la commessa. L’esordio in Nazionale il 5 settembre scorso, a San Marino, a 19 anni, 7 mesi e 13 giorni. Il padre era commosso in tribuna, con tutta la famiglia. Una famiglia molto unita. Nicola è rimasto a vivere con la madre, la nonna e la sorella. Da pochi mesi si sono trasferiti in una villetta con giardino sulla strada per Tivoli, l’aveva cominciata a ristrutturare Krzysztof, non è riuscito ad andarci a vivere. I coniugi Zalewski nel 1990 sono stati sposati in Vaticano da Giovanni Paolo II, il Papa Santo, polacco come loro. Mamma Ewa ha smesso di lavorare da poco, faceva la badante. Alla casa pensa la nonna Teresa, la sorella Jessica lavora a Roma, a piazza Bologna, si occupa di bambini. Nicola è già il capofamiglia. La famiglia Zalewski si sente italiana, ma non ha dimenticato le origini e le tradizioni polacche. Krzysztof in poco tempo trova un lavoro stabile, fa il pavimentista. Era figlio unico, la madre Teresa, rimasta vedova giovane, non ha voluto vivere lontana da lui. Pochi giorni dopo l’esordio di Nicola in Nazionale Krzysztof muore. Prima il diabete, poi il tumore. E’ scomparso giovanissimo, aveva 54 anni. E’ sepolto nel cimitero comunale, ci sono sempre fiori gialli e rossi per lui. Nicola ha scelto la Nazionale polacca in onore del padre, anche se dalle rappresentative azzurre non aveva ricevuto segnali concreti. Jessica ricorda bene i giorni della scelta: «Papà non lo ha mai costretto, era legato all’Italia, ha passato più della metà della sua vita qui, ma il suo sangue era polacco, voi siete polacchi, diceva a noi figli. Onoreremo la sua volontà soprattutto dopo la sua morte. A San Marino c’eravamo tutti, è stata una grande emozione. Anche nel rivedere i video, sento le urla di mio padre. Aspettava quel momento, era malato da nove mesi. Dopo quella grande gioia si è lasciato andare e pochi giorni dopo è morto». Krzysztof sarà felice lassù quando vedrà Nicola al Mondiale.

Nel nome del padre

Jessica si commuove fino alle lacrime ricordando il padre: «Ha fatto qualsiasi cosa per Nicola, non si fidava di nessuno. Pensava lui a tutto. Papà ci ha insegnato il rispetto dei valori della famiglia. Io e Nicola viviamo molto il paese, abbiamo le nostre comitive, ci conosciamo tutti. Vediamo le partite insieme quando in campo c’è mio fratello. Continua a uscire con gli amici di sempre, va al campo a vedere la squadra del paese. Ha grande rispetto per le persone anziane, è timido, ma è riuscito a restare sempre se stesso. In paese non ci sono stati festeggiamenti dopo il suo esordio, ma ogni bar ha messo il maxi schermo. Non ci piacciono le situazioni eclatanti, non piacevano a papà e non piacciono a mio fratello. Ognuno festeggia a modo suo». Krzysztof è come se ci fosse ancora, la famiglia porta avanti i suoi insegnamenti e i suoi valori. Al tavolo del bar frequentato dalla famiglia, Jessica racconta quello che ha lasciato: «Nessuno al funerale si aspettava Mourinho. Nicola mi avvisò che sarebbe venuto qualcuno della Roma. Stavo per uscire dalla chiesa e mi fermò l’allenatore per le condoglianze. C’erano anche i compagni di squadra, i dirigenti, la chiesa piena. E’ incredibile la vicinanza che la Roma ha dimostrato a mio fratello. Nicola seppe della scomparsa del padre in ritiro prima del derby. Mourinho gli disse di tornare a casa, lui preferì restare a Trigoria. Il mister lo fece entrare in campo negli ultimi dieci minuti contro la Lazio. E’ giusto che abbia deciso così, poi è stato con noi il giorno del funerale». La Roma una famiglia, Pellegrini un fratello maggiore. Si sono conosciuti in un ristorante di Casal Palocco, hanno lo stesso procuratore, c’è un feeling e in campo si vede.

Tutti tifosi

Allo stadio vanno anche mamma Ewa e nonna Teresa. Hanno un posto nell’area ospitalità. La mamma si preoccupa quando cade a terra per un fallo. «Lo chiamavo dalla finestra per tornare a casa. Aveva sempre il pallone tra i piedi». La nonna Teresa in tribuna aspetta il primo gol di Nicola: «Non so come reagirò, forse mi verrà da piangere...». Jessica non ha dubbi: «Sono sicura che segnerà presto. Non so che esultanza farà». La vita prosegue placida a Poli, lontano dalle frenesie della metropoli. Jessica ha visto crescere il fratello dieci anni più giovane di lui: «Andava sempre al campo, non c’è stato un momento in cui mi ricordi Nicola senza un pallone. La dote che gli ha dato il Signore. Poi l’amore per la Roma, non so perché. Papà era interista...». Forse per Cristian, il suo miglior amico. Anche a Poli, nelle chiacchiere da bar, si comincia a parlare della finale di Tirana: «Un pensierino ce l’ho fatto, vorrei andare con una mia amica. Sarebbe emozionante, papà sarebbe andato». Jessica somiglia tanto a Nicola. E’ orgogliosa di avere un fratello come lui.

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