Panucci: “Roma, vinci la Conference. Poi servono 4-5 colpi”

L’ex giallorosso presenta la sfida contro il Feyenoord: “A Tirana stadio super. Non posso pensare che la squadra torni in Italia senza la coppa”
Panucci: “Roma, vinci la Conference. Poi servono 4-5 colpi”© EPA
Roberto Maida

ROMA - La via verso la vittoria è il pensiero unico: "Non posso immaginare la Roma senza la coppa". Christian Panucci indica, perché sa. La sua bacheca luccica di titoli internazionali. Ed è anche arricchita dagli ultimi successi romanisti, 14 anni fa. Ma stavolta parla la pancia: "Nelle finali contano i dettagli: un passaggio, una diagonale. Da romanista tiferò alla morte, sperando che si riesca a battere il Feyenoord e a festeggiare tutti insieme". Da ex ct della nazionale albanese, conosce alla perfezione la discussa sede della partita: Tirana. "Lo stadio è piccolo - chiarisce - ma è veramente un gioiello. E puoi raggiungerlo facilmente a piedi dal centro città. Sono sicuro che gli italiani si troveranno bene in Albania, un posto accogliente e rispettoso. Per me lavorare lì è stato bellissimo".

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Come si gioca una finale?

"Bisogna interpretarla. Serve la tensione giusta per non complicarsi la vita. Concentrazione ok, nervosismo no".

Il Feyenoord puoò spaventare la Roma?

"Quando arrivi in fondo significa che i valori ci sono. Li ho visti, fanno un calcio di possesso rapido. Non elimini una squadra come il Marsiglia per caso. Spero però che la Roma si dimostri superiore".

Mourinho con la sua mentalità può essere il valore aggiunto?

"José ha l’esperienza necessaria per gestire la situazione. Mi auguro che riesca a trasferire ai calciatori la giusta tranquillità".

Lei cosa faceva prima delle finali?

"Riposavo. Tanti miei compagni non dormivano la notte, io non ho mai avuto problemi. Il giorno della finale di Champions contro la Juventus, con il Real Madrid, Fernando Hierro mi insultò perché come al solito avevo preso sonno alle 21.30 e mi ero svegliato freschissimo".

Poi finì bene, con il gol di Mijatovic ad Amsterdam. È quella la sua finale del cuore?

"Tutte le porto nel cuore. Penso a Milan-Barcellona, un sogno. Ma ho un ricordo positivo anche di quella persa contro l’Ajax. E’ stata una grande notte".

Da vecchio leader, cosa consiglierebbe ai compagni più giovani nell’avvicinamento alla partita?

"Direi loro di godersi il momento. State felici e sereni, la finale dà sensazioni incredibili".

Perché la Roma non ha più vinto dopo il 2008?

"Bisognerebbe chiederlo a chi l’ha gestita dopo... (ride, ndr). Se riflettiamo, in questo club sono passati diversi giocatori che poi hanno vinto la Champions League altrove. Però è anche vero che la Roma ha trovato sulla propria strada una grande Juventus. E ora le milanesi".

Perché invece Panucci si è innamorato della Roma pur avendo vinto tutto in altre società?

"Perché la Roma non è la donna più bella che abbia conosciuto. Ma è quella che mi ha emozionato di più. Quando indossi quella maglia non hai paura di niente. E la città, beh, non ha bisogno di commenti: ci vivo da vent’anni".

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Come mai non c’è posto per Panucci nella Roma?

"Passiamo a un’altra domanda. Peraltro in questo momento voglio soprattutto allenare. Ho rifiutato 7-8 proposte negli ultimi mesi e adesso mi sento pronto a ripartire".

Ok, facciamo un altro giro: alla Roma non servirebbe un dirigente che conosca bene l’ambiente, la città, le dinamiche interne?

«Per me sì. E’ un errore che non ci sia un Maldini, uno Zanetti, un Nedved. Ci vorrebbe soprattutto qualcuno che vuole bene alla Roma. Potrebbe dare una mano ma non so quanto Mourinho sia d’accordo. Josè è un accentratore ed è giusto che sia lui a gestire le cose".

E’ vero che è stato vicino al ritorno da allenatore?

"Due volte. La prima con Baldini nel 2013. Poi scelsero Garcia. La seconda nel 2019, dopo l’esonero di Di Francesco, ma la scelta cadde su Ranieri. Del resto io all’epoca ero impegnato con l’Albania".

Alla Roma quanto manca per tornare ai vertici?

"Penso che ci vogliano quattro o cinque acquisti. Gente pronta a vincere subito. Ma credo che la strada intrapresa sia giusta, Mourinho ha creato un’empatia incredibile con i tifosi. Ha trovato pazienza, che di solito nel calcio non c’è".

Mourinho ha spesso detto che non è possibile giocare ogni tre giorni se non hai due giocatori per ruolo.

"La differenza tra buoni calciatori e campioni è proprio qui. I giocatori importanti non riposano quasi mai. Mi fa ridere quando sento parlare di esigenze di turnover. Nel Milan giocavamo 50 partite all’anno senza alcuna fatica. E’ una questione di categorie, non di tenuta fisica".

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