Roma, la gratitudine del direttore organizzativo Tiago Pinto

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Ivan Zazzaroni

Mi ero ripromesso di non scrivere più una riga su Tiago Pinto, volevo dimenticarlo. Ma niente, me le tira fuori. Ieri il Nostro ha salutato la Roma e i tifosi con un post su Instagram che mi è stato girato più volte, non avendo io social.
Bene, non un accenno a Mourinho, all’allenatore che l’ha portato per due volte in finale in Europa, cosa che non gli capiterà più nella vita. Mi auguravo che almeno una parola la spendesse. Zeru palavras.

E allora spendo la confidenza di un dirigente della Roma che non avrei voluto riportare. Quando è uscita la notizia delle dimissioni di Pinto, a Trigoria gli hanno sentito dire «qualcuno andrà via prima di me». L’esonero di Mourinho era ampiamente programmato. Da mesi e per ragioni che esulano dall’aspetto tecnico. Bisognava soltanto aspettare il momento giusto. Che è arrivato a metà gennaio. L’ingratitudine è una mescolanza di egoismo, orgoglio e stupidità. Non l’ho detto io, ma Renato Cartesio, per tutti Cartesio. Che la sapeva lunga e non gioca mediano nel Rio Ave.


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