Sparatorie, panini al tonno, dribbling e i consigli di Bolt: perché Leon Bailey ha una storia incredibile © Getty Images

Sparatorie, panini al tonno, dribbling e i consigli di Bolt: perché Leon Bailey ha una storia incredibile 

L'attaccante giamaicano dell'Aston Villa piace (tanto) alla Roma, ma ha fatto impazzire anche il principe William e Kate Middleton. E a 28 anni cerca il suo posto al sole: "Mi piacciono le sfide difficili"
Chiara Zucchelli
6 min

Di lui si dice che abbia fatto commuovere il principe William e Kate Middleton. Non in campo (l'erede al trono è un tifoso dichiarato dell'Aston Villa), ma fuori. O meglio: con il racconto della sua vita che facile davvero non è stata: "Ma le sfide difficili mi piacciono", ha detto qualche tempo fa al Guardian Leon Bailey. Ventonno anni appena compiuti, giamaicano, ex Gent e Bayer Leverkusen, un provino andato male a Salisburgo che lo fa piangere ancora oggi per la delusione cocente, una vita passata sempre a cercare di risalire. Tanti panini al tonno perché erano la cosa più sostanziosa ed economica, i consigli di Bolt sulla velocità (scontato) e sull'alimentazione da cambiare (un po' meno scontato), il pallone tra i piedi come simbolo di libertà, la fondazione per aiutare chi è stato meno fortunato di lui, la paternità come punto finale in cui tutto si calma. Perché lui, padre, lo è diventato, ma figlio, almeno nel senso più tradizionale del termine, non lo è mai stato. Ha bisogno di trovare un club che creda tanto in lui, l'attaccante mancino con la Giamaica in testa e sulla pelle, e la Roma pare pronta a dargli questa opportunità. Prestito oneroso con diritto che potrebbe diventare obbligo sulla base di presenze, gol e assist: questa la base su cui si lavora. Pista complicata sì, impossibile no. L'Arabia non è stata presa in considerazione: il giocatore vuole l'Europa e un posto al sole in un campionato di livello. Si lavora, si parla, si tratta.

Bailey, chi è: la rapina, il razzismo e la famiglia adottiva

E ci si informa, anche. E allora eccola, la vita complicata di Bailey, fatta di continue sfide. Nasce il 9 agosto 1997, trascorre i primi anni a Cassava Piece, il quartiere ghetto di Kingston: "La Giamaica è un paese bellissimo, ma ha i suoi lati positivi e negativi. Ci sono stati molti momenti in cui da ragazzino non c'erano soldi per mettere il cibo in tavola o per il pranzo per andare a scuola. Ci sono stati periodi difficili... ma sono abituato. Ecco perché non ho mai lasciato che nulla mi abbattesse. Mi sono semplicemente ricostruito e ho imparato da ciò che ho imparato. Mi rende più forte e mi fa venire voglia di andare avanti ancora di più". Cassava è dentro Leon, nella pelle e negli scarpini, dove ha inciso la scritta: "Cassava Piece Kingston Where It All Started". A 12 anni fa un biglietto di sola andata per l'Europa: vola in Austria con il padre adottivo, Craig Butler, ora suo agente, e i fratelli, Kyle e Kevaughn, nella speranza di ottenere provini e contratti. Le cose però non girano: non c'erano case ma ostelli e Butler, per consentire a tutti di campare, puliva i bagni. Il menù? Panini con il tonno. Per anni Bailey non vede il resto della famiglia, il calcio è passione e ossessione. Lo racconta spesso ed è questo a far emozionare William e Kate: il principe descrive Bailey e Sterling come i suoi eroi. Il calcio non c'entra. "Sterling per me è un fratello - l'ammissione di Leon al Guardian -. Ha forti radici giamaicane ed è una persona che ammiravo da piccolo, quando giocava al Liverpool". Bolt, invece, è un po' amico e un po' mentore: "Usain è una persona molto umile e lo ammiro e lo rispetto sempre per questo. Mi dà sempre consigli utili, su cosa fare per prendersi cura del proprio corpo. In pratica, non bisogna porsi limiti e c'è sempre un passo avanti che si può fare ogni giorno". Lui lo ha sempre saputo, fin da quando viveva nella Phoenix All Stars Academy di Butler. Ventitrè ragazzi adottati, Bailey era uno dei tanti e rimase traumatizzato quando, a sette anni, si trovò coinvolto suo malgrado in una sparatoria in strada da parte di un commando di 8 uomini. Impossibile da dimenticare. Possibile, invece, che il suo aiuto possa, con il tempo "rendere la Giamaica un paese migliore". 

Bailey, la svolta e la carriera: perché piace alla Roma e i numeri con l'Aston Villa

Oggi il ragazzino spaurito che mangiava panini al tonno si è fatto grande: indossa abiti griffati, vive in una villa alla moda, ha il suo chef ma sa anche cavarsela e bene da solo. Perché 15 anni fa- non 100 - passava le giornate a dribblare come Ronaldinho ma, al tempo stesso, doveva imparare a guidare, cucinare, stirare e persino cucire. In Austria non fu facile, ci furono episodi di razzismo e bullismo, il pallone era l'unica cosa che gli dava serenità. Il provino andato male a Salisburgo lo fece piangere così tanto che, secondo Butler, aveva le mani congelate dal freddo. Poi la svolta: in Slovacchia va nel settore giovanile dell’AS Trencin e lì viene notato, 10 anni fa, dal Genk. In Belgio esplode, va al Bayer Leverkusen e poi all'Aston Villa dove gioca 144 partite con 22 gol. I tifosi gli vogliono bene, ma per allenatore e società non è imprescindibile. Ed è proprio in questa fessura che si inserisce la corte della Roma. A cui può dare molto: corsa, fantasia, imprevedibilità e voglia di riscatto. Come si risale, d'altronde, Bailey lo sa molto bene.


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