Roma, Bailey non ancora pronto: i tempi di recupero

Il suo rientro è slittato, tornerà a due mesi dallo sfortunato stop avvenuto al primo allenamento
Giorgio Marota
5 min

Che fine ha fatto Bailey? È l’interrogativo che si pongono i tifosi della Roma, soprattutto quelli che avevano riposto nel giamaicano le speranze di veder finalmente sfrecciare un attacco ancora troppo statico, certamente tecnico e in parte anche fisico, ma decisamente poco dinamico. Leon è stato preso per trasformarsi in dinamite, per scombinare i piani di partite bloccate e per rappresentare, a suo modo, l’elemento imprevedibilità della manovra. Il blitz di Massara a Birmingham il giorno dopo dell’amichevole di Walsall contro l’Aston Villa è servito proprio ad accelerare - concetto ricorrente - i termini di un’operazione non facilissima vista l’esigenza di acquistare un calciatore affidabile senza grosse disponibilità economiche. Così i due club si sono venuti incontro trovando la quadra con un prestito di 2 milioni e un riscatto a 22 finalizzato al verificarsi di condizioni non proprio impossibili da raggiungere. 

Il percorso di Bailey e quello stop per infortunio

Bailey, insomma, a Roma dovrà mettere radici. Forse anche per questa ragione, nonostante la rapidità che lo contraddistingue in campo, il suo percorso di riabilitazione sta andando piano. Molto piano. Meglio non rischiare, dicono a Trigoria. È il mantra di Gasp adattabile a tutti i calciatori che si fanno male: vale per Dybala, così come, nel caso specifico, per Bailey. L’attaccante si è infortunato durante il primo allenamento, un paio d’ore dopo aver firmato il contratto, riportando una lesione miotendinea al retto femorale destro per aver... calciato un pallone. Un gesto innocuo e naturale, emblema della sfortuna che ha colpito lui, la società che ha deciso di investirci e un allenatore al quale un rinforzo offensivo sarebbe servito subito e non dopo due mesi. Sì perché Bailey si è fermato il 20 agosto e rientrerà solamente dopo la sosta, il 18 ottobre contro l’Inter. Quasi sessanta giorni in infermeria, un tempo forse più lungo del previsto anche se il ragazzo non ha mai potuto correre il rischio di una ricaduta non essendosi mai allenato in gruppo: in qualsiasi caso, la prognosi più ottimistica parlava di 30-40 giorni di stop, mentre il giamaicano, oltre a Bologna, Pisa, Torino, Lazio, Nizza e Verona salterà pure i match con Lilla e Fiorentina, cioè le partite in cui molti speravano di poterlo rivedere anche solo tra i convocati. Nel mezzo, due soste (settembre e ottobre) e una preparazione da rifare quasi completamente per mettersi al pari con i compagni, un po’ come è avvenuto a Pellegrini. Così, se contro l’Inter dovesse essere andare in panchina, ipotizzare un debutto da titolare appare quanto meno fantasioso almeno fino alla fine del mese, cioè tra Sassuolo-Roma (il 26) e Roma-Parma (il 29). 

Bailey nello scacchiere di Gasperini

Gasperini dovrebbe utilizzare Bailey come attaccante sulla destra, in alternativa a Soulé che fin qui è stato impiegato nella stessa posizione (senza un ricambio) essendo anche lui, come il giamaicano, mancino di piede. Bailey però potrebbe agire anche sull’altro lato del campo, sempre dietro a un centravanti di riferimento (Ferguson o Dovbyk), oppure agendo lui stesso da terminale offensivo. Nel corso della sua carriera ha disputato 174 partite da ala destra, 138 da ala sinistra e 16 da punta centrale; in 8 circostanze, soprattutto in nazionale, ha fatto invece la seconda punta. La duttilità non gli manca, la volontà di mettersi in discussione neppure: ha lasciato l’Aston Villa perché non avrebbe avuto tanto spazio in questa stagione e ha scelto la Roma per avere viceversa un ruolo da protagonista. Dovrà giocarselo con gli argentini Dybala e Soulé, ma anche con Pellegrini ed El Shaarawy, le cui caratteristiche sono differenti ma altrettanto utili a Gasperini. 

 

 


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