Pellegrini è tornato magnifico: in gioco c'è la permanenza alla Roma

Il centrocampista giallorosso è uno dei punti di forza della squadra di Gasperini: ora può riscrivere il suo futuro
Giorgio Marota
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ROMA - È inutile girarci troppo attorno: la Roma resta una questione di Pelle. Qualcosa che pulsa come un battito e riscalda come un fuoco, che un capitano sente nel profondo delle viscere anche quando non indossa più la fascia. Provate a mettervi nei panni di questo ragazzo che alcuni - mentendo - avevano accusato di aver cospirato contro Mourinho e favorito l’allontanamento di De Rossi: un bel giorno a Trigoria spunta un allenatore nuovo che altrove ha raccolto successi e consensi, un maestro di tattica, un profondo conoscitore delle dinamiche umane che sceglie il capitano in base al numero di presenze (così ha sempre fatto); così perdi la fascia, vedi la squadra crescere e vincere senza di te che, nel frattempo, oltre a gestire i postumi di un intervento chirurgico, devi fare i conti con un contratto in scadenza e con una società che non ti propone il rinnovo. A tutto questo casino aggiungete pure le parole pubbliche di quello stesso allenatore: «Lorenzo deve tornare a essere un atleta». Sembrava una stangata. Con il senno del poi tutti avrebbero capito che era - semplicemente - un modo per motivare quel ragazzo un po’ scarico.  
Alla vigilia del derby nel quale stava pregustando in gran segreto la sorpresona, cioè Pellegrini dall’inizio, Gasperini ha infine sparigliato le carte: «Pellegrini lo devo recuperare io da solo? Se è ormai inviso alla piazza e alla società, non lo posso fare. Se lo recuperiamo perché ci serve, e a me serve, allora facciamolo tutti insieme». È stata una scintilla.

Pellegrini, qualità al servizio della squadra

Da quel giorno Lorenzo si è comportato da leader, brillando alla prima occasione utile (proprio il derby, deciso dal suo gol) e accettando senza batter ciglio anche le panchine. Non sono state molte, eppure sono arrivate, un paio anche consecutive. Il calciatore non si è dato per vinto e ha continuato a credere di poter scrivere una pagina diversa, finché Dybala si è fatto male e alla Roma è mancata quella dose di fantasia e personalità che soltanto il numero 7 poteva garantire. Qualcuno sostiene che lui e Paulo difficilmente giocheranno insieme: vogliono la palla addosso, dicono, e Gasp ha bisogno di gente che attacca lo spazio. Quando la Joya tornerà, avremo la prova del nove. Nel frattempo, le ultime due prestazioni eccellenti contro Rangers e Udinese, condite da due gol, e prima ancora l’ottimo impatto nel match contro il Milan a San Siro, dove una sua punizione aveva generato il rigore poi sbagliato da Dybala, hanno confermato la centralità di Pellegrini in questa Roma.

Roma, il grande contributo di Pellegrini

Nonostante sia stato titolare solo 6 volte, ha contribuito al 17% dei gol della squadra, quasi 1 su 5. I numeri però non raccontano tutto della sua crescita. L’atleta che il tecnico si aspettava di trovare per incasellarlo in un ruolo è sbocciato come un fiore, di giorno in giorno. Al punto che per Pellegrini la Nazionale non è più un sogno proibito. Il preparatore Domenico Borelli è stato chiaro nell’intervista di venerdì al nostro giornale: «È partito con un infortunio, si è messo subito a disposizione, si è allenato forte ed è giusto che riceva dei meriti dopo le critiche. Lorenzo ha grandi motivazioni: era solo questione di tempo»


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