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De Rossi contronatura contro la sua Roma

Leggi il commento sul ritorno dell’ex allenatore e centrocampista all’Olimpico
Mimmo Ferretti
Mimmo Ferretti

4 min

Pubblicato il 30.12.2025, 07:45

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Contro natura. Esattamente così, l’aveva definita: una cosa contro natura. Perché lavorare affinché la Roma perdesse la partita non appartiene, e mai apparterrà, alla sua natura. Lui, Daniele De Rossi, per una vita ha rappresentato la Roma e il romanismo. E usare il tempo del verbo al passato forse non è giusto, non certifica la realtà. Vedi quanto accaduto all’Olimpico, ieri sera, con un’ondata di amore assoluto nei suoi confronti. Per tanti e tanti tifosi (tantissimi…) della Lupa, DDR è ancora il simbolo senza tempo della squadra e pure della filosofia che la trascina e guida il suo popolo. Anche se oggi non veste più di giallo e rosso; anzi, ieri ha indossato addirittura i panni del nemico. O, più correttamente, dell’avversario. Un avversario che, per la prima volta in vita sua, ha cercato (non riuscendoci, però) di dare un dispiacere a se stesso. Questo è stato, inutile girarci intorno. Che detto così sembra un controsenso ma che in realtà è soltanto una verità. Contro natura, ma una verità. La Roma, reduce da tre sconfitte nelle ultime quattro partite, mettendo da parte ricordi e sentimenti doveva obbligatoriamente centrare la vittoria per restare nel “mischione”, lassù in cima alla classifica. Obiettivo centrato? Obiettivo centrato. Nulla da aggiungere. Gian Piero Gasperini, condizionato dalle assenze, ha dato spazio in avvio a una Roma inedita, con Dybala e Soulé trequartisti (seconda volta in campionato) e il super bocciato Ferguson al centro dell’attacco: l’ennesima mossa della “disperazione”, per via delle carenze strutturali della rosa. La conferma, inoltre, che in conferenza-stampa e spesso e volentieri non si dice la verità. Vedi Dovbyk, da non convocato a riserva in panchina (poi addirittura in campo). Pretattica, la chiamano. Tre gol nel primo tempo, roba quasi incredibile. Partita in discesa. Chiusa, praticamente. Con DDR disperato o quasi per gli errori della sua squadra in fase difensiva. Poi GPG ha via via cambiato qualcosa, ha provato altre soluzioni, ha stravolto la squadra ma il destino del confronto era già stato scritto, nonostante il gol nel finale degli ospiti. Con il successo contro il Genoa si è chiuso un 2025 che, a modo suo, resterà nella storia del club. La Roma, infatti, è stata la squadra che nell’anno solare ha conquistato il maggior numero di punti, 82 in 37 partite, frutto di 26 vittorie, 4 pareggi e 7 (6 in questa stagione…) sconfitte. Il dato che maggiormente sorprende è quello dei pareggi: la Roma, ieri come oggi, o vince o perde (recentemente troppo, a dire il vero). Numeri che, al di là di tutto, dovrebbero spingere la proprietà a operare, in fretta e al meglio, sul mercato per un 2026 migliore. Perché 33 punti in 17 gare (quarto posto davanti alla Juventus) con una squadra incompleta, figlia di un mercato a singhiozzo e qualità complessiva non paragonabile con quella delle big del torneo, sono davvero tanta roba. Il campionato sta ancora aspettando chiunque, Roma compresa. Perché non provare con tutte le forze a disposizione, presenti e future, a dare un senso vero alla stagione? Sembra facile, il mercato, ma non lo è. Impossibile, imperdonabile non tentare però di migliorare una squadra che sta facendo qualcosa di realmente importante. Ci stanno provando, raccontano. Sarebbe un comportamento contra natura non farlo, o no? 

 

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