Il silenzio di Gasperini è un allarme per la Roma: l'allenatore è insoddisfatto, oggi incontro con Friedkin
La vittoria pesantissima contro il Lecce e i mille punti conquistati in Serie A evidentemente non sono stati sufficienti a far cambiare umore a Gasperini. E a farlo parlare di calcio a fine partita senza pensare a nient’altro. Gasp ha scelto la via più facile, ma al tempo stesso quella che naturalmente ha fatto scattare l’allarme nel mondo Roma. Vittoria ma niente interviste, né in tv né in conferenza. E allora signore e signori, il caso è aperto e il confronto che il tecnico avrà quest’oggi con Ryan Friedkin sarà più importante che mai. Il silenzio diventa assordante proprio perché arriva dopo una vittoria importante. Gasperini ha vissuto i novanta minuti come una battaglia personale: sempre in piedi, a urlare, a guidare la squadra, fino a togliersi il giaccone negli ultimi venti minuti, simbolo di una tensione fisica e mentale portata all’estremo. Una partita estenuante, finita nel modo migliore, ma che lo ha consumato.
I motivi della tensione tra Gasperini e la Roma
Ridurre tutto allo stress sarebbe però comodo. La verità è che il malessere del tecnico affonda le radici nell’insoddisfazione per un mercato che non decolla. I rinforzi in attacco non sono arrivati, la situazione fatica a sbloccarsi e i prossimi impegni di campionato incombono. Gasperini ieri ha guardato i suoi soli 14 giocatori di movimento (Primavera esclusi), spremuti fino all’ultima goccia contro il Lecce. E sente il dovere, verso di loro e verso l’ambiente, di accelerare i tempi. Per inseguire la Champions, che a Roma manca da troppi anni, servono qualità e alternative. Ieri ha dovuto schierare giocatori sul mercato, come Ferguson, e soprattutto Dovbyk: ha segnato, sì, ma si è anche infortunato, compromettendo forse un addio a gennaio che avrebbe potuto aprire la strada a un investimento mirato in attacco. Avrebbe voluto Raspadori subito, all’inizio del mercato. Per non parlare poi di Zirkzee, obiettivo adesso sempre più complicato visto il cambio di allenatore nello United. In difesa l’emergenza chiama inevitabilmente altri rinforzi. Il silenzio, allora, diventa una scelta di prudenza. Meglio non parlare, evitare frasi interpretabili, scongiurare spaccature pubbliche. Ma il messaggio è arrivato forte e chiaro.
