Pisilli, un talento da trattenere

Leggi il commento sul centrocampista giallorosso, protagonista della sfida in Europa League contro lo Stoccarda
Mimmo Ferretti
Mimmo Ferretti

4 min

Pubblicato il 23.01.2026, 08:22

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Una Roma inedita, forse improvvisata, riesce a portare a casa altri tre punti pesantissimi nella sua corsa verso gli ottavi di Europa League. Stoccarda battuto grazie alla doppietta di Niccolò Pisilli e questa è una notizia - una bella notizia - che va oltre il successo contro i tedeschi. Due gol che mettono a tacere tante cose brutte, raccontate con troppa facilità sul conto del ragazzo, e che aprono orizzonti attesi da una vita. Per lui e anche, o forse soprattutto, per il club. Partita dai duelli infiniti, in ogni angolo del campo. Roma elettrica, Stoccarda apparentemente un tantino più organizzato ma non nella fase di costruzione bassa. E così la Roma, sfruttando questo difetto, ne ha approfittato per mettere paura alla difesa dei tedeschi con le sue armi abituali.

Il gol del vantaggio di Pisilli è stata l’esatta sintesi della praticità gasperiniana: palla profonda in verticale, inserimento e gol. Protagonisti prima Soulé e poi il giovane centrocampista romano. Già, Pisilli. Quello che gioca poco e che meriterebbe di giocare di più. Sono parole di GPG, quindi degne della massima attenzione. Perché il talento c’è; c’è pure il passo e, quindi, appare scelta quanto mai azzeccata quella di non mandarlo a farsi le ossa altrove. Al di là delle due reti ai tedeschi. Uno come Pisilli, del resto, può migliorare serenamente stando a contatto con chi adesso gli “ruba” il posto. Basta avere la pazienza di aspettare, e di aspettarlo, dandogli più occasioni possibili per valutare la sua crescita. Coccolando e affinando il suo innato senso del gol, che per un centrocampista non è esattamente una cosa da poco. Un pregio ribadito con forza a pochi minuti dalla fine quando Niccolò ha firmato la doppietta, sfruttando un assist di Dybala, proprio sotto la Sud, la sua curva. Focus su un mancato protagonista, poi: Ferguson. Non deve esser stato assolutamente facile, al di là d’ogni implicazione tecnica, andare in campo e giocare sapendo che l’allenatore non ti stima, che ha chiesto il tuo allontanamento e che sei lì, davanti a sessantacinquemila persone, soltanto perché sostanzialmente non ce ne erano altri a disposizione.

E che, quando il mercato sarà ancora aperto e gli impegni internazionali non ci saranno più, forse verrai accompagnato all’uscita. Perché il club ha trovato un altro, uno di cui (l’allenatore) si fida di più. E che, bene che dovessero andare le cose, tu diventerai la riserva (anche) di questo nuovo compagno. Non c’è certezza di questo, ovviamente, perché il mercato ti spinge a non avere mai garanzie di qualsiasi tipo, ma tutto lascia ritenere che le cose andranno in questa direzione. E, allora, dato che la vita va vissuta a colori, non obbligatoriamente soltanto di giallo e di rosso, non resta che dare sempre il massimo. Ferguson titolare in Europa League, sotto gli occhi di Francesco Totti, solo per mancanza di concorrenza.

Un ragazzone alla ricerca di se stesso prima che di una prestazione da Roma. O da conferma nella Roma. Una partita nella partita, la sua, Avversario più il futuro che lo Stoccarda. Gara complicata perché non c’è stato un solo osservatore che pensando a Ferguson non abbia confezionato un paragone con il Malen di Torino. Giusto, sbagliato? Logico, se mai. Come è stata, allora, la prestazione dell’irlandese? Una serata non scintillante che ha fatto rimpiangere chi non poteva esserci. Esattamente ciò che non avrebbe dovuto fare.

 

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