Stadio, trofei e sostenibilità: i Friedkin vogliono tutto, il piano per la Roma del futuro

La presidenza pronta ancora ad investire. Si parte dal progetto di Pietralata, l’impianto come priorità
Jacopo Aliprandi e Giorgio Marota
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« The sleeping giant», il gigante addormentato che Ryan Friedkin nel 2020 scelse come metafora per descrivere le potenzialità inespresse della Roma, è già in piedi e oggi cammina con le sue gambe. Se i primi cinque anni sono serviti a rimettere in sesto una società che tra urgenze di bilancio e risultati mancati faticava a tenere il passo delle big, questo lustro dovrà segnare il definitivo cambio di passo rispetto alla gestione Pallotta, il presidente che in qualche caso ha trasformato la Roma in un supermarket facendo continuamente ricorso alle plusvalenze e che in otto anni non ha alzato al cielo neppure un trofeo, riuscendo comunque a stabilizzare la società al vertice del calcio italiano ed europeo.

Il piano dei Friedkin per la Roma che verrà

Anche il proprietario texano, come il predecessore, vede nello stadio un punto di partenza irrinunciabile. Per far lievitare i ricavi, chiaramente, ma anche per continuare a patrimonializzare il club. Anche se i ritardi burocratici e i continui cavilli (anche politici) iniziano a spazientire il sempre pacato Dan. La conferma dell’interesse pubblico sarà in aula entro la fine del mese, la Conferenza dei servizi dovrebbe aprirsi entro l’estate e di sicuro Friedkin non accetterà ulteriori ritardi rispetto al piano di posare la prima pietra a marzo del 2027, rispettando il cronoprogramma dei “lavori in corso” nell’anno del centenario giallorosso. I 100 anni della Roma, dopotutto, sono dietro l’angolo e andranno festeggiati come si deve. Oltre all’impianto di Pietralata - avveniristico, ecologico, sostenibile, con un impatto per la città da 3,3 miliardi di euro - c’è la volontà di riabbracciare il mito Totti affinché il rapporto con la piazza sia sempre più saldo, ma anche la necessità di mettere a frutto il miliardo investito in questi primi anni per ripianare i debiti e migliorare squadra e centro sportivo. La Conference vinta nel 2022 ha dato modo alla proprietà di toccare con mano la passione di una tifoseria che sogna lo scudetto. Per gli americani è più un obiettivo, da conquistare dopo aver riportato il club in Champions. 

Il mercato della Roma e gli investimenti

Nonostante i paletti del fair play finanziario, Friedkin, che ha un patrimonio di quasi 10 miliardi, nell’ultimo anno e mezzo ha speso 200 milioni nel parco giocatori, acquistando quasi solo Under 24. Le norme Uefa, però, impongono anche la sostenibilità. «Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte stipendi», ha ricordato Ranieri ai microfoni di Sky Sport, rispondendo a una domanda sui big a scadenza di contratto, da Dybala a Pellegrini, fino a Celik ed El Shaarawy. Il dirigente ha colto l’occasione per precisare anche alcune questioni legate ai rapporti interni. «Gasp-Massara? Verrebbe qui Dio come ds, Gian Piero martellerebbe pure lui, è la sua forza. L’altro invece è molto riflessivo, molto calmo, incassa molto bene». Il riservato Friedkin senior non compare quasi mai, né parla. Le interviste per lui sono come la kryptonite. Eppure si fa sentire: a Trigoria non si muove foglia che lui non voglia. La presenza del figlio Ryan, il vicepresidente, è invece anche fisica. Ma quando sia il padre sia il figlio sono altrove per affari, dovendosi dividere tra il business delle Toyota, la casa di produzione cinematografica, gli alberghi di lusso e la Pursuit Sports, che con Everton, Cannes e l’interesse per i San Diego Padres di Baseball sta allargando sempre più il proprio bacino, al Fulvio Bernardini tutto passa sotto lo sguardo attento di Ed Shipley, amico d’infanzia e braccio destro di Dan. Con Ranieri hanno trovato il filo rosso che unisce le cose di campo alle dinamiche dirigenziali. Lo chiamano “Santa Claus” per la sua genuina capacità di portare serenità. Totti sarebbe l’ennesimo dono, probabilmente il più prezioso.  


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