Batistuta e Roma, una storia d’amore sottovalutata: i tour di notte e i retroscena poco conosciuti
ROMA - Batistuta e la Roma: quello che non si sa. Poco, molto poco. Ma una cosa è sempre stata sottovalutata: il rapporto con la città. Se spesso è stato raccontato come, la notte dello scudetto, Bati fosse in motorino con Delvecchio nascosti da una parrucca a far festa con i romanisti, in pochi sanno che era abitudine del campione argentino girare Roma di notte da turista. Andava a cena in un ristorante di fiducia sulla Colombo, “Il Fontanone”, rigorosamente allo stesso tavolo, e poi da lì via a scoprire gli angoli nascosti della città quando nessuno poteva vederlo. Da solo, con Irina o con i figli: era l'unico modo per conoscere un posto di cui sapeva ben poco e che durante il giorno non sarebbe mai riuscito a visitare. Non era Totti, costretto a nascondersi nei conventi, ma ci mancava poco.
E a lui i bagni di folla non facevano impazzire, anche se quando venne presentato, il 6 giugno del 2000, la Curva Sud traboccava d'amore e persone. Le gambe gli facevano già male, ma così riusciva a scaricare le tensioni di uno scudetto che era convinto sarebbe stato della Roma fin dal giorno zero. «Quando ho capito che avremmo vinto? Quando ho firmato, ma ci credevamo forse solo io e i tifosi». Queste parole Batistuta le pronunciò direttamente dallo spogliatoio dell’Olimpico il giorno in cui la Roma divenne campione d’Italia. Era il 17 giugno del 2001. La profezia non era stata solo sua, ma anche dei tifosi. Infatti quel giorno la Curva Sud fece stampare un volantino in cui si chiedeva alla gente un supporto speciale. Vennero indovinati tutti i marcatori, in rigoroso ordine: Totti, Montella e Batistuta. Non poteva che finire così.
