Rivoluzione Gasperini: le tre mosse che hanno cambiato la stagione della Roma
ROMA - I gol dalle retrovie, l’allargamento dello zoccolo duro e una mentalità offensiva ormai talmente affinata da non farsi bastare neppure l’arrivo del marziano Malen: l’orchestra Roma inizia a suonare talmente bene da sentirsi pronta a interpretare il prossimo spartito, quello su cui è scritta la riconoscibilissima musichetta della Champions. Il signor Gasp già danza: al rientro negli spogliatoi, dopo il successo con la Cremonese, ha accennato un balletto che i celluari dei tifosi hanno immortalato e reso virale, mentre il preparatore Borelli, l’amico di una vita, lo prendeva sotto braccio partecipando anche lui alla festa. L’estasi è collettiva. Dopotutto, non ci sono primi violini in questo gruppo umile e responsabile. Lo dimostra il fatto che persino quando s’arrendono gli inamovibili non esiste calo di rendimento, né tecnico né mentale. A giro sono mancati tutti, per infortunio o per squalifica, persino Svilar una volta ha riposato (in Europa), ma la Roma non è mai mancata sul piano dell’atteggiamento. Il terzo posto, con velleità di rimonta sul Milan secondo, è una finestra sul futuro. E domenica all’Olimpico arriva la Juve: una vittoria significherebbe fuga.
Roma in crescita
L’altra Roma, quella lontana dai riflettori dell’attacco, continua a brillare di luce propria. Quasi il 40% dei gol di questa stagione sono arrivati dai reparti teoricamente più distanti dalla porta avversaria: sono 18 su 49 totali (48 senza considerare l’autogol di Scales del Celtic), e negli altri 30 c’è pure il contributo di Pellegrini, 4 reti, il trequartista più difensivo che Gasp considera un centrocampista più. Da Wesley e Pisilli (3 a testa), fino a N’Dicka, Hermoso, Cristante e Koné, a quota 2, nei tabellini c’è stato spazio per tutti. Se prima di Malen il contributo collettivo sotto porta era una necessità vista la scarsa vena degli attaccanti, adesso la giostra del gol è il simbolo di un’armonia che rende. Soulé (7 centri) continua a guidare il gruppo dei marcatori, subito dopo c’è l’olandese che in un mese ha già eguagliato il rendimento di Ferguson (5). Difensori, esterni e mediani hanno anche consegnato 15 assist, contro i 22 di trequartisti e attaccanti. Il conto quasi si pareggia. Celik, ad esempio, ha servito ai compagni gli stessi passaggi vincenti di Dybala (4), così come Mancini ha all’attivo due assist come Dovbyk ed El Shaarawy.
I titolari aggiunti
Nel contesto in cui è il gruppo a esaltare i singoli, aumentano pure i titolari. A inizio stagione Gasperini parlava di «zoccolo duro» formato da 7-8 calciatori, adesso a Svilar, N’Dicka, Mancini, Celik, Wesley, Cristante, Koné e Soulé vanno aggiunti con merito Ghilardi, El Aynaoui, Pisilli, Pellegrini, Malen e Zaragoza. La crescita di due giovani in particolare conferma la bontà del lavoro svolto dietro le quinte a Trigoria. Fino alla fine di dicembre, Ghilardi in campionato aveva giocato al massimo 17 minuti a Cagliari, tra l’altro in modo disastroso, con 4 spezzoni in A e una sola gara per intero in Europa, mentre dal 6 gennaio in poi ha disputato 10 partite da titolare su 11 sfruttando a rotazione le squalifiche di Mancini e gli infortuni a ripetizione di Hermoso. Pisilli, d’altra parte, è sbocciato come un girasole non appena le condizioni si sono rivelate favorevoli: con El Aynaoui in Africa e Koné in infermeria, Niccolò si è letteralmente mangiato il campo, inanellando una prestazione favorevole dietro l’altra. Quando terminerà l’emergenza offensiva - in 5 sono out - Gasperini avrà persino l’imbarazzo della scelta. Sarebbe il caso di dire che il meglio debba ancora arrivare.
