Quanto è preoccupante la pubalgia di Soulé? Il fisioterapista che curò Montella: "Si gestisce così..."
ROMA - Sindrome dolorosa cronica dell’area inguinale e pubica. Descritta così, la pubalgia appare come un mostro a tre teste. Matias Soulé sta dunque combattendo una lotta impari? Forse, eppure degli strumenti per contrastarla esistono. Prima dell’argentino, sempre nella Roma, c’è chi è riuscito a trasformare la cronicità di questo infortunio in qualcosa di gestibile e sopportabile: il campione d’Italia Vincenzo Montella. Fabio Conta è l’uomo che per tanti anni si è preso cura dell’aeroplanino e ha un’idea chiara: spesso è tutta una questione di controllo, di gestione dei movimenti, evitando di sovraccaricare certi muscoli. «Le linee guida ci dicono che bisogna rinforzare la muscolatura addominale e degli adduttori e sentiamo spesso dire che la pubalgia si cura in palestra - le sue parole - l’esercizio terapeutico resta il cardine del trattamento, certo, ma il dolore è causato soprattutto da un’incapacità di gestire il corpo». La potenza è nulla senza il controllo, recitava una vecchia pubblicità di pneumatici. Il fisioterapista e osteopata che ha trasformato l’incubo dell’attuale ct della Turchia in un fastidio da monitorare la pensa così.
Se la pubalgia si cura in palestra, perché tanti atleti continuano ad avere dolore nonostante gli esercizi?
«Perché spesso il problema non è la forza, ma il controllo neuromuscolare. Molti atleti non sono deboli, i calciatori di Serie A sicuramente non lo sono, però hanno perso precisione, il timing di contrazione tra addominali, adduttori e bacino non è più ottimale e il sistema diventa meno efficiente e più “disordinato”. Insomma, si altera la centralina. E il carico che si aggiunge a un sistema che non controlla bene il movimento può rinforzare l’errore».
Cosa causa, in genere, la pubalgia?
«Può succedere quando l’atleta non riesce a gestire bene i carichi di lavoro».
E il fisioterapista, a quel punto, come interviene?
«Io ho sempre utilizzato tecniche manuali, non solo manipolazioni o massaggi, ma stimolazioni che prevedono la partecipazione attiva del paziente mediante esercizi sul lettino che richiamano il sistema nervoso ad allenare la coordinazione. Una gamba spinge da una parte e una dall’altra, ad esempio, per simulare il tiro. Questi esercizi saranno sempre più complessi ma via via verranno svolti con maggiore qualità. È come se aprissimo una finestra terapeutica».
In quanto tempo guarisce una pubalgia?
«Dipende dalla gravità. Con un trattamento conservativo in 2-3 mesi si passa dal dolore alla gestione».
Giocare tanto può generare il problema? Soulé non si è mai fermato.
«Non conosco il caso, ma se hai una zona deficitaria e non hai modo di proteggerti facendo allenamenti specifici è normale essere più esposti».
Può diventare la causa di infortuni in altre zone?
«Non vedo la correlazione tra avere la pubalgia e stirarsi un flessore. Ma può succedere che allenandosi poco a causa della pubalgia, ci si possa far male».
Montella come è guarito?
«Quando l’ho conosciuto ai tempi del Genoa, la sera dopo la partita non riusciva nemmeno a sedersi. Con lui queste finestre terapeutiche diventavano sempre più ampie, quindi col passare del tempo non c’era più bisogno di essere così assidui nel lavoro di stimolazione neuromuscolare. Tenevamo la pubalgia sotto controllo e con due sedute a settimana mantenevamo l’abilità nel controllare bene la zona del pube mediante l’esercizio fisico».
