Così Pisilli si è preso la Roma. E adesso lo studia anche Gattuso

Da riserva a certezza, il talento cresciuto in giallorosso è il nuovo motore del centrocampo di Gasperini ed è entrato nel mirino del ct azzurro: tutti i dettagli
Giorgio Marota
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ROMA - Come un’onda andava, tornava, s’infrangeva senza rompersi e di nuovo spumeggiava. Ogni cresta s’accendeva di una luce differente: proprio seguendo quel moto inarrestabile, il ciclo della partita romanista si alimentava di energia mareomotrice. Adesso il mare tumultuoso di Niccolò Pisilli non si può più arginare. «Tremendo, strepitoso, benissimo sotto tutti i punti di vista. Ha giocato una grande partita», è stato il commento entusiasta di Gasperini alla fine di Roma-Juve. A Gian Piero brillavano gli occhi nel ripercorrere a mente le azioni dell’incursore capace di coprire il campo, inserirsi, contrastare e pure organizzare il gioco. L’allenatore sapeva di poter contare su un talento raro, su uno di quelli che il calcio italiano pensa di non avere e dunque sottovaluta: lo ha capito dal primo giorno a Trigoria, ma questa idea ha messo radici nei suoi pensieri di gara in gara, tanto che più di una volta si è pubblicamente “scusato” per il poco spazio concesso al ragazzo di Casal Palocco. È stato ancora Gasp a toglierlo dal mercato: «Vorrei crescesse qui, è l’esempio del giovane che vogliamo».

Crescendo continuo: così Pisilli si è preso la Roma

Se fino a Natale Pisilli aveva collezionato solo 47’ in A, da fine dicembre non è più uscito dal campo: 11 gare su 11 in campionato, una presenza in Coppa Italia e altre due in Europa, per un totale di 14 consecutive di cui 9 da titolare. Quando non giocava mai, Niccolò si era guardato intorno trovando ancora in De Rossi l’allenatore disposto a valorizzarlo, il suo attaccamento alla causa giallorossa però gli ha permesso di restare incollato al progetto, attendendo con pazienza una chance. Domenica sfiderà proprio il Genoa che a gennaio poteva trasformarsi in un approdo sicuro. A conti fatti, ha preferito - e ha fatto bene - le acque agitate di Roma. «Mentre gli altri giocavano e io stavo fuori, ho sfruttato il tempo per cercare di migliorare», il suo discorso universale che inevitabilmente racchiude un messaggio educativo potente. Anziché lamentarsi, Pisilli ha tenuto il fiato per una corsa in più. E dai compagni che l’avevano inchiodato alla panchina ha provato a imparare qualcosa: da Koné la forza fisica, da Cristante l’intelligenza tattica, da El Aynaoui l’intensità nelle due fasi; così ha messo su dei muscoli, ha imparato a leggere le situazioni mutevoli del gioco e ha cominciato a far girare le gambe al doppio della velocità.

 

 

 

Dopo Gasperini vuole convincere anche Gattuso

Sembrava non ci fosse spazio per lui, adesso rinunciarci sarà un’impresa. Chi uscirà tra Koné e Cristante? Difficile dirlo. Il ventunenne potrebbe anche agire sulla trequarti, soprattutto se Dybala e Soulé continueranno a frequentare l’infermeria. Contro la Juve, la squadra tifata dal papà Francesco, ha avuto il pallone tra i piedi più di tutti (80), in quattro circostanze lo ha toccato all’interno dell’area (tra i 31 che hanno messo piede in campo solo il centravanti Malen ha fatto meglio, 7), ha ingaggiato 20 duelli e ha strappato 13 palloni agli avversari, aggiungendo altri 7 intercetti e 5 respinte difensive. L’uno a zero di Wesley è nato da una sua progressione: si è fiondato nel contrasto con Kalulu come se da quella palla dipendesse la sua vita. Precedentemente, aveva creato la prima occasione con un tiro respinto da Perin. Se Gasp se l’è goduto, Spalletti, che lo ha fatto debuttare in Nazionale, lo ha ammirato. Il terzo allenatore nei suoi pensieri si chiama Gattuso: da tempo Niccolò è nel radar di Rino, il ct glielo ha anche ribadito di persona nella cena romana con i convocabili di Roma e Lazio. Lo spiraglio azzurro c’è, è un altro corridoio in cui inserirsi.

 

 

 

 


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